Sotto sotto. Quando il Nautilus attraversò il Polo

Link Young

C’è chi sta sopra e chi sta sotto e, sotto sotto, chi sta sotto a volte è come se stesse sopra. Sopra e in cima al mondo, per esempio, lassù dalle parti del Polo Nord. Accadde qualcosa di simile il tre di agosto del 1958, quando il sottomarino nucleare Uss Nautilus, immerso nelle gelide acque artiche, passò da qua a là attraversando, per la prima volta nella storia delle immersioni, il punto preciso del Polo Nord Geografico. Sopra la calotta, con il sole di mezzanotte, gli orsi polari e qualche igloo, fu un giorno come un altro, mentre sotto sotto, ma molto sotto…

il racconto

UN POLO TIRA L’ALTRO
C’era una volta un Polo, anzi no. I poli son due, quello Nord e quello Sud e se non c’è l’uno non c’è nemmeno l’altro, nessun dubbio. Quindi, c’era una volta un Polo Nord, anzi no, di Poli Nord ce n’erano quattro, altroché.
Com’è questa storia, che pare una storia di quelle da c’era una volta, invece no, sono quattro davvero, i Poli Nord tutti quattro sotto la stessa Stella Polare, che anche lei proprio al Nord non è, ma quasi, e non è il caso di andar troppo per il sottile.
Prendi un cocomero e un ferro da calza. Tieni il cocomero nel palmo della mano sinistra, e non dirmi che pesa, perché è vero che non è un mirtillo, ma ce la puoi fare, lo so. Con i polpastrelli delle dita della mano destra afferra il ferro da calza. Prendi bene la mira e poggia la punta del ferro nel punto opposto al picciolone, dove le striature verde chiaro e verde scuro, partono come raggi. Fatto? Non credi che con il mirtillo avresti avuto qualche problema in più?
Con un ghigno un po’ sadico, fai forza con il braccio destro e infilza il cocomero senza pietà, lasciando che il succo sgoccioli un po’. Spingi e spingi, fino a uscirne al punto opposto. Ecco ottenuto uno splendido spiedino di anguria, poco adatto al barbecue, ma perfetto per questo esperimento astronomico-cocomerico. In pratica il cocomero è la Terra e il ferro da calza l’asse terrestre, con la piccola differenza che nel mondo astronomicamente reale la Terra esiste davvero, mentre il suo asse è immaginario, altrimenti chi ce la fa a infilzare il pianeta da un Polo all’altro? Già, perché il punto in cui lo spiedo entra e quello in cui esce, sono i poli del cocomero: uno a Nord, l’altro a Sud. Per farla semplice, il Polo Nord Geografico terrestre è il punto esatto in cui lo spiedo immaginario esce dal pianeta; è il punto attorno al quale tutto ruota. In pratica, se fossimo esattamente lì, in ventiquattro ore gireremmo semplicemente intorno a noi, senza spostarci di un millimetro. Quando stiamo sull’equatore, invece, corriamo per quarantamila chilometri, per farci un giro al giorno: più di milleseicento all’ora. Bella differenza, non credi?
C’è, però, anche il Polo Nord Magnetico, non troppo distante da quello geografico, comunque da un’altra parte: più o meno si trova dalle parti dell’isola di Ellef Ringnes, in Canada, ma ogni anno si sposta di un po’. È quella la zona dove punta l’ago della tua bussola e, se ci finisci sopra, impazzisce. Nessun rischio, lì, di essere infilzati da uno spiedo! Più probabile venire sbranati da un orso bianco, ma speriamo di no.
Poi c’è il Polo Nord Geomagnetico, che è parente di quello magnetico, con un geo in più, che è facile da ricordare, ma ti fa correre il serio rischio di confonderti. Anche questo polo, più che un punto, come quello geografico, è una zona, come quello magnetico. Ed ha grande importanza per scienziati e fotografi, perché è lì che si possono osservare le più fantasmagoriche aurore boreali, fenomeno straordinario e affascinante, che ti fa dimenticare il freddo tutto intorno e, se resti a bocca aperta per troppo tempo, finisce che ti prendi il mal di gola. Ma ne vale la pena, credimi.
E il quarto polo? Quale altra scusa avrà trovato chissà chi per inventarsi un polo in più? Beh, sappiamo che sotto il ghiaccio del Polo Nord non c’è terra: non c’è un’isola, né un continente, come invece accade al Polo Sud. Là sotto c’è acqua, altrimenti il sottomarino Nautilus avrebbe avuto i suoi problemi a passare, non credi? Ecco, immaginando che tutti i ghiacci si sciogliessero, avremmo un bel mare con le coste in Canada e Alaska, in Groenlandia e Scandinavia, in Russia e Siberia. Il punto in mezzo al mare, più lontano da qualsiasi terra emersa, più o meno a millecento chilometri da questa o quella costa. È stato calcolato con righello e goniometro ed è stato chiamato Polo Nord Inaccessibile, proprio perché più in mezzo al mare che mai e raggiungerlo a nuoto causerebbe un certo disagio.
Tutto chiaro? Davvero? Allora prendi il tuo cocomero geografico, togli il ferro da calza, acchiappa un coltello e taglia tante grosse fette, fresche e gustose, che è piena estate e uno spuntino all’anguria ci sta davvero bene.

la fotografia

Era il lontano 1926 quando l’esploratore norvegese Roald Amundsen e l’avventuroso ingegnere italiano Umberto Nobile sorvolarono per primi il Polo Nord a bordo di un dirigibile, il Norge, progettato dallo stesso Nobile. Inutile dire che i due divennero eroi nazionali e internazionali.
Due anni più tardi Nobile ripeté l’impresa, questa volta a bordo del dirigibile Italia, in compagnia di altri quindici membri dell’equipaggio. Peccato che, sulla via di ritorno verso la base, una tempesta artica si mise di mezzo e il dirigibile cadde sul ghiaccio. Chi sopravvisse si ritrovò disperso in quel deserto bianco e fortuna volle che tra i rottami si poté recuperare una radio e una tenda dipinta di rosso. Il marconista Giuseppe Biagi aggiustò il marchingegno Ondina 33 e passò giorni e giorni a inviare esse o esse e il colore della tenda aiutò i soccorsi, che completarono il lavoro quasi cinquanta giorni più tardi. Tra gli intrepidi soccorritori, purtroppo, proprio Roald Amundsen perse la vita.

il video

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Le aurore boreali sono tra i più straordinari spettacoli della natura, che si possano osservare lassù al Polo Nord. O anche laggiù al Polo Sud, ma in questo caso si chiamano aurore australi, perché l’emisfero è quello lì.
Per dirla quasi scientificamente, si tratta di vento solare, composto da elettroni e protoni, che interagisce con la ionosfera, a più di cento chilometri dal suolo. Questo eccitante incontro emette delle luci a varie lunghezze d’onda, che svolazzano a dipingere il cielo, come nessun artista è mai riuscito a fare.
Se soffri il freddo e andare al Polo non ti garba troppo, ma non vuoi perderti questo spettacolo, puoi sempre fare l’astronauta e guardare tutto dall’alto, perché si vedono molto bene anche da lassù, mentre guardi la Terra quaggiù galleggiando nello spazio.

la pagina web

Se un giorno avrai voglia di farti una passeggiata, ma non sai dove andare, prova a farti consigliare da Michele Pontrandolfo che, quanto a passeggiate, ne sa più di noi tutti messi insieme. Ogni tanto lui prende e va, solo soletto, con tutto il materiale necessario – tenda, vestiti, cibo, questo e quello – imballato su una slittona che traina da solo, senza cani né altro, per chilometri e chilometri sul ghiaccio dell’Artide. Fatti un giro sul suo sito per trovare qualche amena destinazione.
Il problema è che, andando lui da solo, difficilmente porterà dietro anche te, ma potrà senz’altro esserti d’aiuto per programmare le prossime vacanze estive o invernali.

i nostri eroi

Esistono delle navi che ai Caraibi o in Polinesia non andranno mai. Meglio le barche a vela e i catamarani, da quelle parti, ma se si è in zone un po’ meno spiaggiose e più ghiacciate, ecco che le navi di classe Arktika sono quanto di meglio si possa chiedere alla tecnica e alla tecnologia. Il fatto che tutte queste navi vengano costruite nei cantieri della fredda San Pietroburgo già spiega molte cose.
Sono le navi rompighiaccio, le Arktika, a propulsione nucleare proprio come il Nautilus, che se trovano il mare duro e bianco non si fanno tanti problemi e infrangono la banchina ricavandone anche dei cubetti di ghiaccio per la limonata. La primissima Arktika varata fu anche la prima, il diciassette di agosto del 1977, ad aprirsi la strada fino a raggiungere l’irraggiungibile Polo Nord, fare una manovra un po’ indietro e un po’ avanti e tornarsene a casa con un sorriso da qua a là.

L’insediamento umano, abitato da persone in carne e ossa, sito più a Nord del pianeta, si trova dalle parti di Ny-Ålesund, nelle isole Svalbard, che fanno parte della Norvegia, ma in fondo in fondo anche un po’ dell’Italia. Non lontano dal settantanovesimo parallelo, infatti, sorge una base scientifica del C.n.r. Consiglio nazionale delle ricerche, inaugurata nel 1979, accanto alle basi simili di altri undici paesi. È lì che si studiano gli effetti dei cambiamenti climatici, gli ecosistemi marini e terrestri, ma anche il cielo sotto la Stella Polare e l’oceano Artico sotto i ghiacci. Una bellezza, tanto che viene voglia di studiare biologia, astrofisica o oceanologia. Quasi quasi vado a iscrivermi all’università…

Pare che, con il freddo che fa, starsene fermi al Polo Nord non sia un’idea consigliabile. Perché, allora, non mettersi a correre? Ma correre davvero, intendo, e chi non corre sta fresco. Anzi, congelato. Correre per quarantadue chilometri e centonovantacinque metri, centimetro più, centimetro meno. È quella la distanza della temeraria Maratona del Polo Nord e di tutte le maratone che si corrono al mondo, solo che le altre non hanno il ghiaccio e la neve come pista… Si corre ogni anno dal 2006, questa maratona per uomini e donne senza paura del termometro, ma il primo, primissimo maratoneta dei ghiacci fu l’irlandese Richard Donovan il cinque di aprile del 2002, che arrivò al traguardo in poco più di tre ore e tre quarti. La caratteristica di quella maratona fu che l’unico partecipante era lui… che oltretutto, nel gennaio dello stesso anno, aveva corso la medesima distanza tra i ghiacci del Polo Sud e si guadagnò lo strano titolo di corridore dei poli.

quattro domande a…

… Paul McCartney

Caro Paul, perché mai il suo sottomarino – suo e del suo compare John – si chiama Sottomarino Giallo e non Nautilus, come quello della letteratura e quello della marina?
Potrei dire che si chiama Giallo perché è giallo, ma in realtà le mentirei. Il nostro sottomarino, infatti, è giallo proprio perché si chiama Sottomarino Giallo. Se lo avessimo chiamato Sottomarino rosa – mi creda – sarebbe rosa, come la Pantera Rosa, che è rosa per quello. E a pensarci anche Pink Submarine non sarebbe stato malaccio.
E vero, ma ormai ci siamo affezionati al giallo e non vorremmo che fosse di un altro colore. Però potevate chiamarlo Nautilus Giallo e avreste ottenuto due piccioni con una fava.
Non capisco cosa c’entrino i piccioni con i sottomarini. E anche i piccioni gialli non hanno senso: quelli sono i canarini, ma sono più piccoli e cantano, anziché tubare. Della fava non so. Però so che Nautilus Giallo avrebbe causato qualche problema di metrica, incespicando il ritmo della canzone.
Capito. E mi dica: di voi quattro Beatles, quale è quello geografico, quale il magnetico, quale il geomagnetico e quale l’inaccessibile come i Poli Nord?
Qua ci devo pensare bene. Secondo me l’inaccessibile era George, anche se non so perché. Forse perché ogni volta che lo chiamavo lui non c’era. Quello geografico era Ringo, con i suoi tamburi che paiono un arcipelago. Magnetico sono ovviamente io, con il mio fascino irresistibile e quello geomagnetico, quindi, era John, per esclusione.
E non avete mai pensato di fare un concerto tra i ghiacci del Polo?
Che ne sa lei? Magari l’abbiamo fatto, solo che lassù in inverno è sempre notte e non si capisce mai che ore siano, perché è buio anche di mattina. D’estate invece c’è sempre luce e non è così atmosferico, per un concerto. E poi al Polo non c’è mai nessuno, quindi nessuno saprà se anche al concerto non c’era nessuno…

ti consiglio un libro
Jules Verne – VENTIMILA LEGHE SOTTO I MARI
Tra i sottomarini della realtà e della fantasia, il nonno di tutti è sicuramente il Nautilus dell’avventuroso capitano Nemo, nato dalla fantascientifica e fantasmagorica penna di Jules Verne nel lontano 1870, quando il Polo Nord non era nei pensieri di nessuno, a parte qualche tribù Inuit che ci abitava nei suoi igloo.
Fu quello l’inizio dell’esplorazione degli abissi, nel romanzo alla ricerca di un fantomatico mostro marino, nella realtà con lo studio di tecniche e tecnologie che permettessero la sopravvivenza là sotto. È in suo onore che il sottomarino del Cinquantotto si chiamò proprio Nautilus, mentre il comandante non fu né Verne, né Nemo, bensì tale William Anderson, della Marina degli Stati Uniti.

Twitter: @andreavalente