Portineria MilanoAltro che Marina, l’erede di Berlusconi è Barbara

Cavaliere e decadenza

Qualcuno su twitter gliel’ha pure scritto, di sicuro per prenderla in giro: «Aspettiamo la tua discesa in campo!». Barbara Berlusconi, classe 1984, figlia di Silvio nata dal secondo matrimonio con Veronica Lario, al momento, non ci ha ancora davvero pensato. Eppure, in quel grande e variegato mondo che è l’inner circle del Cavaliere – sempre più simile al lungo finale di una festa del Grande Gatsby di Scott Fitzgerald – qualcuno sta iniziando a fare un ragionamento «politico» su questa giovane ragazza che nel 2014 compierà 30 anni, laureata in filosofia e fan del rottamatore di Firenze Matteo Renzi. E a leggere tra le righe le interviste concesse in questi anni si trova molta più politica che in quelle della sorella Marina.

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Del resto – è il ragionamento di alcuni che in questi giorni stanno seguendo il caos che regna ad Arcore – «è stata soprattutto Barbara, a sorpresa, a esporsi in difesa del padre, a partecipare al Forum di Cernobbio, ad attaccare i magistrati nelle interviste, insomma a metterci la faccia…». È lei, quella che ha sempre cercato di tenere testa a Silvio e in queste ore sta provando a convincerlo a firmare la richiesta di grazia. Già, perché Marina, la primogenita, la prediletta, quella che tiene la cassa «Fininvest», quella che tutti stanno cercando di convincere a scendere in politica, ha evitato di partecipare a eventi mondani nelle ultime settimane. È rimasta nel dietro le quinte. «Sennò», spiega uno che la conosce bene «l’avrebbero tempestata di domande sul suo futuro politico, che al momento continua a escludere». Ma se il futuro politico fosse in realtà di Barbara che come padrino di battesimo ebbe l’ex leader del Psi Bettino Craxi?

Ora un passo indietro. Lo scontro tra le due figlie di casa Berlusconi si perde ormai nella notte dei tempi. In quel periodo drammatico che varia dal dal 2007 al 2010, quando scoppiò poi lo scandalo Ruby, tra le lettere di Veronica Lario a Repubblica e il divorzio, le due donne iniziarono a guerreggiare per la gestione di Mondadori. Barbara avrebbe voluto occuparsi della casa editrice, ma Marina ha sempre rispedito al mittente le richieste. Per questo motivo è finita nel consiglio di amministrazione del Milan, al fianco di un Adriano Galliani con cui ha litigato non poco per la sua relazione con il calciatore brasiliano Pato. 

In questi sette anni a villa San Martino ne sono successe di ogni, in famiglia. C’è stata una prima spartizione dell’eredità, con la madre Veronica che ha chiesto che a Luigi, Eleonora e Barbara spettassero le stesse quote di Marina e Piersilvio, i figli del primo matrimonio. E poi ci sono state le polemiche sulle «veline», sul «ciarpame senza pudore», sulle «vergini che si offrono al drago». In questo Barbara è sempre stata dalla parte della madre, con un occhio all’eredità. I maligni sostengono che anche in questa fase così drammatica dopo la condanna Mediaset in Cassazione, in attesa della decadenza e dell’interdizione dai pubblici uffici, si stia ragionando ancora sulla «cassa».

D’altra parte, a distanza di un paio d’anni la situazione sembra essere decisamente cambiata. Da qualche mese B.B. continua a difendere il padre senza se e senza ma. «Mio padre non è un delinquente» diceva ieri. «La sua è invece una storia imprenditoriale e politica. Si possono usare tanti aggettivi per descrivere Silvio Berlusconi, ma non quello di delinquente». Nel fine settimana aveva concesso al Messaggero un’intervista dove parlava espressamente di una lobby contro il Cavaliere. «C’è chi vuole cacciare mio padre dalla politica per fare i propri interessi. C’è la volontà di eliminare il leader di una coalizione. È questa lobby, non mio padre, a bloccare l’Italia».

Ma in quell’intervista al Messaggero di Maria Latella c’è molto di più. Ci sono tante parti legate alla politica, lei che in un modo o nell’altro l’ha masticata più di Marina, frequentando figli di politici come i La Russa o i Tremonti. «Mio padre non rappresenta solo se stesso, rappresenta una parte del Paese», al sistema Italia («Non è mio padre a tenere in scacco il Paese – ripete a chi ogni tanto le parla – È un certo sistema di potere che lo sta facendo»). Se la prende con i magistrati: «Lotterò per restare in Italia, ma ho paura perché sento che non c’è certezza del diritto». E poi: «Abbiamo fatto tanto per uscire dal totalitarismo e adesso? Anche nelle dittature si cerca di distruggere l’avversario per via giudiziaria». Insomma quasi un manifesto politico.

E alla fine c’è pure un passaggio sulla sorella e la sua discesa in campo. «Marina è una manager, lei è molto legata alle aziende e le aziende hanno molto bisogno di lei. Nelle riunioni di famiglia non mi pare si sia mai parlato di un suo progetto politico. E poi, vogliamo che facciano a mia sorella quello che hanno fatto a mio padre?». E c’è chi in queste ore liquida con una battuta la situazione: «La Cavaliera è Barbara, non Marina». Forse bisognerà aspettare del tempo, ma la strada sembra segnata.  

Twitter: @ARoldering

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