Il futuro di Ansaldo a Genova: destinazione Oriente?

Ricerca di partner industriali stranieri

Marco Doria, l’attuale sindaco di Genova, durante la sua campagna elettorale aveva definito “beni comuni” le aziende del gruppo Finmeccanica presenti nel capoluogo ligure e tutti gli altri asset industriali, confermando una volta di più la sua linea keynesiana già espressa durante la campagna elettorale, sul sostegno alle aziende in difficoltà. Ma anche lui, eletto anche con il sostegno dell’estrema sinistra, ha proposto di recente un piano di privatizzazione delle municipalizzate poi ritirato. Questo perchè nella strategia del nuovo management di Finmeccanica, con Alessandro Pansa amministratore delegato e Gianni De Gennaro presidente, c’è la dismissione delle aziende del gruppo meno profittevoli, quindi in sostanza quelle che non operano nel settore della difesa. Vediamo perché: sul totale dei ricavi di Finmeccanica, 17,218 miliardi, solo 2,42 sono i ricavi proveniente da trasporti ed energia (Per la precisione, 1,71 proveniente dalla divisione trasporti e 0,71 dalla divisione difesa). Ecco nel dettaglio quali sono le criticità del gruppo in questi settori.

Ansaldo Energia
Azienda nata nel 1991, ha sede a Genova, dove lavora la gran parte dei suoi 2.937 dipendenti. Tra i servizi che offre, ci sono la costruzioni di centrali elettriche, di turbine sia a vapore che a gas e, attraverso la sua controllata Ansaldo Nucleare, costruisce centrali nucleari complete all’estero. Finmeccanica ne detiene una quota del 55%. La vendita di queste quote (il restante 45% è del fondo statunitense First reserve corporation) dovrebbe servire, anche, a trovare un compratore o un partner per Ansaldobreda, considerata il vero malato del gruppo, con 67 milioni di perdite nel 2012, in modo da renderla più appetibile. Oppure, semplicemente, potrebbe essere un modo per non cedere né Ansaldobreda, né Sts, di cui parleremo dopo.

Negli ultimi mesi si è parlato, tra i possibili compratori, dei tedeschi di Siemens o dei coreani di Samsung. Ma sembra che entrambi abbiano perso interesse nell’acquisto. Negli ultimi giorni si è fortemente delineato l’interesse dei coreani di Doosan, conglomerato molto simile a Finmeccanica in quanto ad aree di interesse strategico. Sul Secolo XIX si è parlato anche di un accordo per la cessione già definito, con una valutazione di Ansaldo Energia di 1,2-1,4 miliardi. La presenza italiana comunque dovrebbe rimanere, con una quota del 30% circa. Non si sa se sarà sempre Finmeccanica a detenerla oppure il Fondo Strategico Italiano, a maggioranza Cassa Depositi e Prestiti (Cdp), dunque. Per questa operazione mancherebbe il lasciapassare del governo, tutt’altro che scontato, visto quanto dichiarato dal ministro dello sviluppo economico Flavio Zanonato lo scorso giugno: «Non esiste solo la possibilità di dismissioni, ma anche la possibilità di trovare partner per sviluppare prodotti e mercati. Si sta discutendo, non solo a livello del mio ministero, ma dell’intero governo, sull’obiettivo di mantenere una forte presenza industriale in Italia. Il problema resta far in modo che, quando entrano capitali stranieri, non si spostino le produzioni, ma restino in Italia». Quindi non si può ancora escludere una cordata a guida Cdp.

Ansaldo Sts
Il settore dei trasporti, per la vecchia Ansaldo, fu la vera ragione dietro la sua fondazione nel 1853, perché Cavour non voleva salassare le già esangui casse pubbliche piemontesi con ordinativi di locomotive e materiale rotabile all’estero. È così anche per Ansaldo Sts, anche se principalmente si occupa di sistemi di segnalamento e controllo ferroviari e non più di locomotive (quello lo fa Ansaldo Breda, di cui parleremo dopo). L’azienda è sostanzialmente in salute, con 75 milioni di utili nell’ultimo bilancio e la produzione del 56% dei sistemi di segnalamento nelle linee ad Alta Velocità nel mondo, Giappone escluso. E con all’attivo anche la conquista, lo scorso luglio, di una commessa da 6 miliardi per la costruzione della sesta linea della metropolitana di Riyad, in Arabia Saudita, alla guida di un consorzio di imprese tra le quali ci sono anche Bombardier e Salini-Impregilo.

La quota che spetterebbe ad Ansaldo Sts sarebbe di 680 milioni di euro, con un’opzione per altri 249 milioni di lavori. Per questa azienda c’è stato l’interessamento di General Electric per voce del suo amministratore delegato del ramo italiano Sandro De Poli il quale ha detto al Forum di Cernobbio: “Fanno le nostre stesse cose. E gli investimenti bisogna farli in un’ottica di espansione”. Ma per il momento non c’è niente di certo anche perché il destino di Ansaldo Sts dipende dalla prossima azienda di questa analisi.

Ansaldobreda
Vero malato del gruppo Finmeccanica. L’azienda con sede a Pistoia ha avuto un passivo netto di 181 milioni di euro nel 2012, in calo rispetto ai quasi 700 del 2011, una difficile appetibilità per eventuali partnership e la tegola di una controversia legale: la rescissione della commessa di 19 treni V-250 da parte dei due gestori, l’olandese Ns e il belga Sncb, destinati al servizio Alta Velocità tra Amsterdam e Bruxelles, a causa di problemi avvenuti negli unici due mesi in cui questo elettrotreno, del quale ne sono stati prodotti finora 9 esemplari, è stato in servizio. Problemi legati alla circolazione con neve e ghiaccio, ovviamente. 

L’azienda dice che si tratta di una mossa non motivata da ragioni tecniche, dato che non è stato rispettato il disciplinare dell’azienda per la circolazione in caso di neve e ghiaccio. Comunque sia, l’azienda ha anche qualche positività, tra cui la conquista, insieme a Bombardier, della commessa di Trenitalia per la produzione di 50 nuovi Etr 1000 che opereranno sulla rete italiana ad Alta Velocità. Ma nonostante questo, a inizio anno c’era stato un interessamento di Hitachi per una partnership, poi sfumato. E di quello di General Electric, che la comprerebbe insieme a Ansaldo Sts, ne abbiamo parlato prima.

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E quindi, in tutto questo, qual è la volontà politica? La politica genovese vede come il fumo negli occhi qualsiasi ipotesi di alienazione. Il sindaco ha ribadito la sua preferenza per una maggioranza detenuta dal Fondo Strategico Italiano, così come il presidente Burlando e l’arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco. Il segretario regionale del Partito Democratico, il deputato Lorenzo Basso, molto vicino al presidente del consiglio Enrico Letta, in un intervento sul Secolo, ha manifestato la sua volontà di fare una nuova holding Ansaldo, a guida Fondo Strategico Italiano, per rilanciare l’industria genovese e tutto il settore civile. E Ansaldobreda? Per quello, il risanamento spetterebbe alla vecchia Finmeccanica. Come dire, nessuna zavorra. E nemmeno nessuna dismissione. Sempre che prevalgano le ragioni della politica su quelle del mercato.

Twitter: @MatteoMuzio

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