Il risultato di Merkel ha deciso il futuro dell’Europa

Cosa succederà dopo il voto in Germania

Con la vittoria di Angela Merkel nelle elezioni tedesche, l’eurozona può ricominciare a pensare al suo futuro. Un percorso che sarà lungo, pieno di ostacoli, ma che sembra essere l’unico possibile. L’alternativa è il graduale smantellamento della zona euro, proprio in un momento in cui il rischio di convertibilità della moneta unica si è ridotto ai minimi dal 2011. L’esatto opposto di ciò che vuole la Germania.

Ieri sera, quando era chiaro che Merkel sarebbe stata rieletta come cancelliere tedesco, in tanti hanno tirato un sospiro di sollievo. Lo hanno tirato a Bruxelles, dove gli eurocrati hanno applaudito al mantenimento della stabilità e della continuità. Lo hanno tirato anche a Francoforte, sede della Banca centrale europea (Bce), che hanno osservato come i mercati finanziari hanno premiato il voto tedesco. E lo hanno tirato pure gli investitori, che hanno avuto ciò che si attendevano dalle urne tedesche.

Le riforme strutturali sono la priorità. Lo ha ripetuto la Merkel, lo ha ribadito il commissario Ue agli Affari economici e monetari Olli Rehn. Durante un evento organizzato da Reuters, Rehn ha sottolineato che l’Europa deve continuare con le riforme, con il consolidamento fiscale, con quanto fatto finora. Nessuna deriva dall’attuale percorso. Ora questo è possibile, dal momento che le divergenze fra Commissione Ue e Berlino sono sempre minori.

I pilastri della nuova eurozona sono principalmente due. È sul lato finanziario che ci sono, e ci saranno, le maggiori novità. Il mantra di Bruxelles è ultimare l’unione bancaria, ovvero quell’assetto di vigilanza macroprudenziale che dovrà essere la più importante rete di protezione contro gli squilibri finanziari. Sarà il primo cardine su cui si muoverà l’intero meccanismo. Poi, ma solo in un secondo tempo, si cercherà di arrivare all’unione politica, croce e delizia di qualsiasi europeista convinto. Ora le priorità sono altre. Mettere in sicurezza il sistema bancario della zona euro e prepararlo per l’introduzione degli standard contabili di Basilea III, per esempio. Ripristinare i canali del credito interbancario e garantire il ritorno della fiducia negli investitori stranieri. Ridurre la divisione fra economie di serie A e di serie B. E ancora, superare la dialettica attuale, troppo bizantina, fra Commissione Ue e Parlamento Ue.

Ci sono poi alcune innovazioni di cui si potrebbe discutere in modo più approfondito, anche grazie alla Merkel. Una volta nato il Single supervisory mechanism (Ssm), ovvero l’unità centrale di sorveglianza bancaria, si è passati al Single resolution mechanism (Srm), che sarà lo strumento attraverso cui le banche in difficoltà saranno ristrutturate. Poi, lentamente, si andrà verso la piena unione bancaria. Ma difficilmente saranno adottati strumenti come lo European redemption fund (Erf), in modo d unificare i bilanci e i debiti. Proprio la Merkel, nelle ultime giornate di campagna elettorale, ha escluso che sia gli eurobond sia l’Erf possano mai diventare realtà. Sarebbe un rischio troppo grande per i Paesi virtuosi, che rischierebbero di sovvenzionare quelli viziosi. E saranno proprio questi che potrebbero portare alla prossima innovazione.

La Grecia è stata uno dei temi caldi della campagna elettorale in Germania. E lo sarà d’ora in poi. Rispetto alle stime iniziali, il programma di salvataggio ellenico è a corto di circa 11 miliardi di euro, da qui al 2016. Sia Merkel sia il suo ministro delle Finanze, Wolfgang Schaeuble, hanno escluso che si possa aprire un tavolo di discussione su una seconda ristrutturazione del debito greco, dopo quella avvenuta nel 2012. Eppure, i soldi servono. Come spiegano a Linkiesta fonti della Commissione Ue la linea su Atene non cambierà: rilascio delle tranche di aiuto solo all’ultimo, per evitare sprechi e ritardi nell’adozione delle riforme necessarie per rendere sostenibile il debito pubblico nel lungo periodo.

In un recente paper della National bank of Poland, sono state passate al vaglio le istituzioni dell’area euro. Da una nuova Banca centrale europea, con più poteri, passando per un’eurozona più piccola e flessibile, e finendo con una rinnovata struttura delle istituzioni di vigilanza. Il problema è evitare che gli squilibri fra nazioni possano minare al futuro dell’eurozona stessa, come invece avvenuto a cavallo di 2011 e 2012. Sebbene con tanti dubbi, quella della banca centrale polacca è una proposta che non è del tutto campata per aria. È possibile quindi che si arrivi a una sorta di Srm per gli Stati meno virtuosi? Nel lungo percorso che porterà alla nuova eurozona è facile che ci sia posto anche per questo. Ma, come fanno notare fonti della Commissione europea, la discussione verterà probabilmente su un meccanismo di penalizzazione più spinto per i Paesi sotto tutela di un programma di salvataggio. In altre parole, più bastone e meno carota.

Le urne tedesche hanno restituito all’eurozona la sua zarina de facto. Il suo compito dovrà essere quello di continuare con la strada intrapresa. Un anno fa Merkel disse che per uscire dalla crisi, l’eurozona avrebbe dovuto impiegare anche diversi anni. Almeno cinque. Ora che il cantiere è stato aperto, e la via è chiara, occorre ultimare i lavori. Da una cessione della sovranità sempre maggiore a un controllo più significativo delle asimmetrie fra i singoli Paesi dell’eurozona, passando per un consolidamento fiscale che non si può rallentare, il sentiero è definito.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

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