Altro che crisi, al Consiglio Ue domina l’NSA-gate

Lo scontro fra Merkel e Obama

BRUXELLES – Altro che crisi dell’eurozona. Sono lontani i tempi in cui si parlava di disgregazione dell’euro. Ora il problema è un altro, ben più grave nel breve periodo. Le (presunte) intercettazioni telefoniche della National Security Agency (NSA) statunitense verso il cancelliere tedesco Angela Merkel tengono banco e fanno fibrillare i corpi diplomatici di mezza Europa. E come dice un funzionario della Commissione europea «il percorso dell’Unione bancaria è segnato e c’è la Bce che controlla. Ora abbiamo altre priorità». L’NSA-gate per l’appunto.

L’agenda di questo Consiglio europeo era chiara. Una parziale ripresa delle attività economiche deve essere agganciata al più presto, per evitare una stagnazione tanto lunga quanto potenzialmente pericolosa. Si doveva parlare di agenda digitale. O almeno questo doveva essere il tema principale, insieme all’Unione bancaria. Ma a farla da padrone è stato l’NSA-gate. Dopo le rivelazioni della stampa tedesca, tutto è cambiato. Il ministro tedesco degli Esteri, Guido Westerwelle, ha convocato con urgenza l’ambasciatore americano a Berlino, John Emerson, per avere ulteriori spiegazioni sull’accaduto. Nonostante i dinieghi del presidente statunitense Barack Obama, infatti, la Germania vuole vederci più chiaro. Come spiegano a Linkiesta fonti diplomatiche tedesche, ci sono due priorità. Da un lato capire «per quanto sono durate realmente le intercettazioni». Dall’altro verificare «quali informazioni sono state ricavate e se ci sono stati utilizzi al di fuori dell’ambito puramente diplomatico». Berlino vuole capire infatti se in qualche maniera le imprese americane hanno tratto vantaggio da queste operazioni condotte dalla NSA.

Uno dei più duri è stato José Manuel Barroso. Il presidente della Commissione europea non si è risparmiato e ha parlato di pratiche che ricordano «un totalitarismo simile a quello dell’ex Germania dell’Est dove la polizia politica spiava le vite degli altri quotidianamente». Un paragone che non è sicuramente piaciuto a Washington. Anche perché Barroso, ma non solo lui, ha poi parlato di privacy violata. «Gli Stati Uniti mettono a repentaglio la privacy europea, che noi consideriamo come un diritto fondamentale», ha detto. Dello stesso tenore il pensiero del commissario Ue al Mercato interno, Michel Barnier: «Quello che è troppo è troppo. Tra amici deve esserci fiducia, ma adesso questa fiducia si è incrinata». E pure il presidente del Consiglio Enrico Letta è intervenuto, chiedendo al suo arrivo che il tema datagate entri ufficialmente nell’agenda dei lavori di questa prima giornata del Consiglio Ue. Tanto è divisa sui temi economici, quanto è unita su questo capitolo, l’Europa sta mostrando i denti verso gli Stati Uniti. Eppure qualcosa non torna.

Un concetto che sta serpeggiando, informalmente, fra le cancellerie europee è che sul datagate si sta forse esagerando. Come spiega una fonte diplomatica francese a Linkiesta «è tutto più o meno noto». In altre parole, tutti sapevano tutto. O meglio, non potevano non sapere che cosa stava accadendo. Ciò significa che la Germania sapeva che la NSA controllava alcuni telefoni, e viceversa. Ma fino a che punto questo è tollerabile? Merkel ha apertamente detto che «è inaccettabile spiare gli amici» e ha riferito che ha rimarcato questo concetto, in modo deciso, a Obama. In base alle informazioni in possesso dei servizi segreti tedeschi, riportate da Die Welt, il telefono della Merkel, un Nokia sotto contratto con Vodafone, potrebbe (non ve n’è la certezza, ndr) essere stato sotto controllo dall’ottobre 2009 al luglio 2013, quando il cancelliere tedesco ha deciso di dotarsi di un BlackBerry Z10. I servizi tedeschi parlano di «considerevoli indizi e ragionevoli sospetti», e sarà solo un’ulteriore verifica, attualmente in corso, ad accertare con precisione matematica che le intercettazioni sono avvenute. «Non ci sono dubbi, secondo quanto sappiamo noi», affermano i funzionari tedeschi presenti al Consiglio Ue. Ma non sono queste pratiche considerate la prassi nelle relazioni diplomatiche? I servizi di intelligence non hanno mai utilizzato questi metodi per preservare la sicurezza nazionale? Tutte domande che, sotto sotto, diversi policymaker europei si stanno ponendo.

Il dossier delle intercettazioni della NSA è finito quindi per essere il più discusso di questa prima parte del vertice. Angela Merkel, spiegano fonti diplomatiche tedesche, ha voluto incontrare il presidente francese François Hollande al fine di organizzare una linea comune. Se dietro le quinte i francesi, la cui arte diplomatica non ha eguali, sono molto pacati, di fronte alle telecamere si sono detti vicini alla linea dettata da Merkel. «Serve unità, non è possibile mostrarsi divisi in questo momento», dicono. L’importante è però non tirare troppo la corda, proprio per via del delicato intreccio di rapporti diplomatici fra i due lati dell’Atlantico. Bruxelles ha più bisogno di Washington quanto quest’ultima ha bisogno della prima.

Ciò che sta succedendo da un lato mette in pericolo i rapporti diplomatici fra Stati Uniti ed Europa. Tuttavia, dall’altro rischia di frenare un processo iniziato quest’anno, l’avvio delle trattative per l’accordo di libero scambio fra Ue e Usa, che dovrebbe essere ultimato nel 2014 e, sulla carta, sarebbe il più grande esempio di free trade agreement della storia, capace di coprire il 46% del Pil mondiale. Su questo versante i francesi minimizzano e affermano che non ci saranno ripercussioni, ma i tedeschi sono caustici. «Lo scandalo dell’Nsa è un segnale d’allarme – ha denunciato Martin Schulz – dopo la scoperta di elementi che indicano che gli Stati Uniti hanno organizzato lo spionaggio su grande scala degli ambasciatori dell’Unione, del Parlamento europeo, dei capi di governo europei e dei cittadini. Noi esigiamo che i trattati e gli scambi dei dati bancari con gli Stati Uniti siano per ora sospesi». Parole pesanti che però testimoniano quanto profonda può essere la rottura. Una frattura che però può costare più all’Europa che agli Stati Uniti.  

fabrizio.goria@linkiesta.it

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