Portineria MilanoBoia chi molla! Il cerchio magico di Erich Priebke

Riproponiamo la nostra analisi

«Ora Priebke riposa in pace e sarà Dio a giudicarlo. Per noi è solo un soldato tedesco che ha ubbidito agli ordini». I nostalgici del ventennio, del Duce Benito Mussolini, tra anziani e giovani componenti dell’Unione Patriottica, vecchi combattenti della Repubblica Sociale Italiana o assidui frequentatori della tomba di Predappio, stanno vivendo una nuova primavera politica dopo la scomparsa dell’ex capitano delle Ss, responsabile della strage delle Fosse Ardeatine, grazie alle polemiche di questi giorni sulla sepoltura del militare tedesco. Lo raccontano loro stessi sui siti di riferimento, come R.S.I. Milano, dove giustificano Priebke e attaccano gli antifascisti italiani. «Senza l’infame e vigliacco attentato terroristico dei partigiani comunisti in Via Rasella, non ci sarebbe stata alcuna rappresaglia e nessuna decimazione». Si tratta di una rivisitazione storica per far infuriare l’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani) o magari un progetto politico di lungo periodo per rinsaldare una destra ormai scomparsa in Italia?

«È una questione di identità, i nostalgici di fascismo e nazismo usano Priebke per risvegliare quel senso di appartenenza ormai scomparso, come per rinsaldare le truppe e riaccendere un focolare ormai spento» spiega Saverio Ferrari, esperto in materia e direttore del sito osservatoriodemocratico.
«Non mi pare però che si possa parlare di un progetto politico» aggiunge a chi gli fa notare che in un’Europa in crisi economica e politica, da Marine Le Pen fino ad Alba Dorata ci sia un risveglio nazionalista e antieuropeista a pochi mesi proprio dalle elezioni europee. «In Italia il fenomeno è minoritario e non credo sia nemmeno paragonabile a quello della Le Pen, che non a caso non vuole farsi definire di “destra”». Eppure quell’area di destra estremista continua a farsi viva a più riprese nel nostro Paese, dopo alcune manifestazioni che hanno destato clamore a Milano e Varese (dove è stato festeggiato il compleanno di Hitler, ndr), in quel cuore di Lombardia dove a settembre ha aperto la nuova sede di Avanguardia studentesca  con l’obiettivo di cercare “nuovi camerati” nelle scuole.

Erich Priebke con la divisa delle Ss

Priebke, “il morto che parla” come ha scritto il manifesto, ha risvegliato e rimesso in contatto un nutrito gruppo di nostalgici, frazionato in questi anni tra la fine del Msi, la nascita di An e le diatribe tra Forza Nuova e La Destra di Francesco Storace.
Del resto, il cerchio magico che in questi anni lo ha accompagnato nella prigionia sembra essere più attivo che mai. E quasi al grido di “Boia chi molla”, l’avvocato dell’ufficiale delle Ss, l’ormai famoso Paolo Giachini, marchigiano – il cui nome viene citato da Delfo Zorzi nel processo di un’altra strage, quella di piazza della Loggia a Brescia nel 1974 – ha iniziato a regalare pillole «naziste» ai giornali. Dapprima l’intervista, poi il video messaggio. Ma cosa vuole esattamente Giachini? Perché continua ad alzare la posta con le autorità italiane? La questione ruota tutta intorno alla battaglia di legittimazione storica e politica di quel periodo che va dall’attentato di via Rasella all’eccidio delle Fosse Ardeatine. Perché – come sostengono i “fedelissimi” – «i martiri delle Fosse Ardeatine sono vittime dei comunisti: questa è la pura e semplice verità storica!».

Giachini altro non è che uno dei tanti avvocati che orbitano nel panorama della destra fascista italiana.«Èuno dei nostri» per dirla come un camerata milanese. Ma  in questi anni il legale ha rappresentato qualcosa di più per i nostalgici del ventennio. L’avvocato marchigiano ormai sessantenne, commerciante di pellame, non ha offerto soltanto casa a Priebke, quando fu trasferito in Italia, ma ha anche difeso l’ex caporale delle Ss, Michael “Misha” Seifert, meglio conosciuto come il “boia di Bolzano”. Insomma: un punto di riferimento per gli ex nazisti in Italia, ma pure un riferimento per le storiche frange di estrema destra in Italia.

Amico di Paolo Signorelli, ispiratore di Ordine Nuovo, dove presidente era il leader missino Pino Rauti, Giachini è saltato fuori in alcuni processi per le stragi di piazza Fontana e piazza della Loggia. Fu Delfo Zorzi, da tempo residente in Giappone, poi assolto per l’attentato di Brescia, a citarlo in un memoriale di difesa che poi secondo i magistrati non corrispondeva a verità. Zorzi disse che nel giorno della strage di Brescia, 28 maggio del 1974, si ritrovava da un’altra parte. «Le persone che incontrai a Napoli» scriveva Zorzi nel memoriale «furono sicuramente il mio vecchio amico Paolo Giachini che abitava proprio all’interno del distretto militare negli alloggi di servizio ufficiale». Ora Zorzi e Giachini sono soci in affari e buoni amici.

Il cerchio magico di Priebke, o almeno quelle persone a cui il capitano Ss ha inviato lettere in questi anni comprende poi il priore dell’abazia di Albano Laziale, tale Don Pierpaolo Maria Petrucci, detto anche il sacerdote paracadutista, perché con un passato da parà: è il padre lefebvriano ha accolto la salma per i funerali scatenando proteste e polemiche tra prefetto e sindaco di Albano Laziale.  E non solo. Nel giro stretto c’è pure Silvia Comneno D’Otranto Bisanzio, figlia di un volontario delle Ss in Italia. Nei prossimi mesi, prima delle elezioni, la galassia “destrorsa” organizzerà diverse manifestazioni. Tra gli ispiratori e i partecipanti, il Fronte nazionale di Adriano Tilgher o Avanguardia nazionale di Stefano Delle Chiaie, detto Er Caccola, finito pure lui tra le carte di Piazza Fontana.

D’altra parte, come scriveva Priebke in una lettera del 2007 a uno di loro, «purtroppo devo sopportare tutte le false accuse dei miei persecutori, che non hanno imparato niente, o meglio detto non vogliono sapere la verità». E su questa presunta verità la destra ora si sta risvegliando.

Twitter: @ARoldering