Ecco perché siamo dipendenti dagli smartphone

Device addiction

Gli smartphone hanno cambiato la nostra vita. Li utilizziamo mentre mangiamo, quando andiamo in bagno, al cinema, per strada, a letto e perfino quando guidiamo. Se tutto ciò ha migliorato le nostre giornate non è facile dirlo. Di sicuro le ha stravolte e anche parecchio. Tutto quello che fino a qualche anno fa ci saremmo solo lontanamente immaginati di fare con un telefonino, oggi è divenuto realtà. Secondo una ricerca condotta da Tomi Ahonen – esperto di tecnologia mobile – commissionata da Nokia, in media le persone controllano il loro smartphone circa 150 volte ogni sedici ore durante una giornata lavorativa, in pratica una volta ogni 6,5 minuti. In più, sempre secondo questa ricerca, in media facciamo, riceviamo o rifiutiamo ventidue chiamate e mandiamo ventitre messaggi in un giorno.

Per molti di noi lo smartphone è l’ultima cosa che teniamo in mano prima di andare a dormire e la prima appena alzati la mattina. Senza contare coloro, e non sono pochi, che si svegliano durante la notte per controllare una mail di lavoro o, perché no, twittare qualcosa prima degli altri. Viene da chiedersi in quanti sarebbero in grado di fare a meno, anche solo per qualche ora, non solo di uno smartphone, ma anche di un tablet, di un pc e di una connessione a internet. Un vero e proprio black out informatico: in una società perennemente connessa e alla ricerca ossessiva di stimoli multimediali, la vera scommessa è staccare, da tutto, da tutti. Più semplicemente restare offline.

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Come racconta il sito Open Forum c’è qualcuno che ha provato ad affrontare questa sfida, restando per 24 ore completamente sconnesso. Senza cioè avere alcun dispositivo a disposizione che gli permettesse di connettersi ad internet, chiamare o mandare messaggi. Tutte azioni che in genere si possono fare con un smartphone, un tablet o un pc. Brian Moran, consulente manageriale americano, ci è riuscito e alla fine ha deciso di descrivere in cinque punti gli insegnamenti tratti da quest’esperienza.

1. Siamo dipendenti dai nostri smartphone
I telefonini in particolar modo, più che i tablet e i pc, sono i veri responsabili del nostro insaziabile bisogno di restare al passo con tutto ciò che sta succedendo nel mondo intorno a noi. Come già menzionato sopra, in media le persone controllano il cellulare 150 volte ogni 16 ore all’interno di una giornata lavorativa.

2. Gli smartphone sono una parte necessaria e integrante della nostra vita
Durante il mio esperimento – afferma Moran – ho imparato che il mio smartphone gioca un ruolo importante nel mantenermi collegato, in qualunque parte del mondo io mi trovi. Lo uso come sveglia, scrivo alla mia famiglia e agli amici grazie ai messaggi. Ma non solo, perché grazie allo smartphone controllo i miei affari, ho sempre a disposizione il Gps, ascolto la musica mentre lavoro e faccio foto che immortalano i momenti della mia vita quotidiana.

3. Passiamo la maggior parte della nostra giornata a fare cose che non sono urgenti
Giochiamo, verifichiamo costantemente gli aggiornamenti sui social media e inviamo messaggini a persone cui potremmo dire la stessa cosa di persona qualche minuto dopo. Durante la sua esperienza, Moran, si chiedeva quale messaggio avesse ricevuto, chi lo avesse chiamato e cosa stessero facendo le persone in quel momento. Al momento di controllare poi il telefono il giorno dopo, si accorse che tutto quello che non aveva fatto 24 ore prima lo avrebbe potuto fare dopo, senza che nessuna delle sue attività, personali o professionali, ne avrebbe risentito.

4. Il futuro renderà la nostra vita professionale e personale ancora più interconnessa
Come società, ci stiamo muovendo verso un tempo e un luogo in cui non ci saranno più confini lasciati tra il nostro business e la vita personale. Il pensiero di lavorare dalle 9 alle 17 è finito del dimenticatoio, così come quelli di avere due settimane di vacanza ogni anno e ricevere un orologio d’oro al momento del pensionamento, da parte della società per cui si è lavorato per 30 anni. Questa fusione nella nostra vita è in realtà ciò che sta avvenendo oggi e se non innalzeremo dei limiti, l’accettazione sociale di lavorare 24 ore al giorno diventerà realtà. 

5. È fondamentale staccare periodicamente
Durante il suo esperimento, Brian Moran, ha riscoperto il piacere di giocare a basket con suo figlio. Un’esperienza che gli ha fatto capire due cose: la prima, che non era più un adolescente e non riusciva a tenere il passo del figlio mentre giocava a basket; la seconda è che ha anche avvertito il sollievo e il senso di libertà di stare lontano dal suo smartphone. Niente suonerie, niente aggiornamenti di stato né pressioni compulsive sulla tastiera touchscreen. Grazie all’esercizio fisico, al mangiare sano e al dormire a sufficienza, si è ricordato quanto sia bello vivere così. 

Twitter: @FabrizioMarino_

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