La lunga notte di Alfano alla ricerca del quid

Sarà parricidio?

«Nuovi concetti si affacciano alla mente, ma non è ancora il tempo giusto per realizzare. Sera con amici». A dare retta al suo oroscopo di oggi, Angelino Alfano farebbe bene a evitare ogni strappo. Lo zodiaco non mente. «L’ambiente in cui svolgete la vostra attività – rivelava stamattina Branko ai nati sotto il segno dello Scorpione – è certamente agitato». Difficilmente saranno le stelle a salvare il Popolo della libertà dalla scissione. Eppure sembra che al mattino Alfano non esca di casa se prima non ha consultato il responso degli astri. Una piccola e innocua mania, come quella per i giochini sul telefono cellulare. Così almeno ha raccontato Luigi Bisignani nel suo libro “L’uomo che sussurra ai potenti”.

Astrologia a parte, Angelino Alfano è l’uomo del giorno. Giovane segretario del Pdl, dimissionario vicepremier del governo Letta. In queste ore il destino della legislatura e del centrodestra italiano passano (anche) dalle sue decisioni. «Ha l’occasione di entrare nella storia di questo Paese – annunciava forse con un po’ troppa enfasi l’ex pidiellino Giuliano Cazzola – Deve solo dare prova di coraggio e abbandonare il Cavaliere al suo destino». In tasca le immancabili mentine, l’Alfàn-prodige ha in mano le sorti del governo. Lo chiamano così i suoi colleghi di partito. Un soprannome ironico, che pure evidenzia un excursus raro nel Pdl. Il segretario Angelino è uno che ha fatto la gavetta. I gradini della politica li ha percorsi tutti, da quando era giovanissimo. Merito del padre Angelo, probabilmente, vicesindaco democristiano di Agrigento. E proprio lo Scudo Crociato è stato il primo approdo di Alfano. Nel 1994 la discesa in campo del Cavaliere lo folgora mentre è segretario del movimento giovanile Dc nella sua città.

Inizia allora la lunga carriera all’ombra del berlusconismo. Consigliere provinciale, deputato regionale, poi il grande salto a Montecitorio. Nell’isola il suo sponsor politico è Gianfranco Miccichè. Così almeno spiegherà il sottosegretario in una recente intervista al Corriere della Sera. Alfano? «L’ho inventato io. Quando l’ho conosciuto non era nessuno. Io l’ho scelto, io l’ho candidato alle Regionali, io gli ho messo in mano Forza Italia all’Ars… Stava sempre con me. Poi, quando Berlusconi mi chiese un ragazzo che gli facesse da assistente glielo portai». Chissà se è vero. Di sicuro ora i rapporti tra i due sono pessimi. E tra i diretti interessati nessuno ne fa mistero.

Giovane, dunque. Perché Alfano è del 1970. Sposato, padre di due figli, a fine mese festeggerà i 43 anni. E come ogni giovane di belle speranze dalla carriera spianata, destinato ad essere invidiato. L’ascesa di Angelino è stata spesso accompagnata dai commenti maligni di chi si è visto passare avanti. Come questi giorni, quando alla Camera qualcuno si è divertito a riportare un presunto virgolettato del Cavaliere. Dicono che domenica, discutendo a pranzo di un rischio di scissione dei gruppi parlamentari, Berlusconi si sia quasi stupito. «Ma dove vanno senza di me? Alfano al massimo sarà il terzo dei non eletti nelle liste di Scelta Civica». Cattiverie, forse. Al pari di quell’accusa di essersi circondato da troppi collaboratori. Un piccolo esercito di segretari e addetti stampa, spargono veleno i suo detrattori, che finirebbe per pesare oltremodo sui bilanci del partito. Difficile verificare. E forse anche inutile. Del resto anche in politica le malelingue lasciano il tempo che trovano.

Tra un’invidia e l’altra, la carriera di Alfano prosegue senza soste. Nel 2008 diventa il più giovane ministro della Giustizia della Repubblica (da Guardasigilli passerà alla storia per il discusso omonimo Lodo). La scorsa primavera è titolare del Viminale. E proprio da vicepremier del governo di larghe intese il segretario si trova a gestire la difficile crisi di questi giorni. Per la prima volta pronto a dissentire pubblicamente dal Cavaliere. Disposto al braccio di ferro per salvare la permanenza a Palazzo Chigi di Enrico Letta, a cui è legato da amicizia bipartisan. È presto per sapere come andrà a finire. La trattativa con il Cavaliere è in corso ma già così è uno strappo inatteso per  chi ha sempre messo nel conto che mai Alfano – «Angelino è bravo ma gli manca il quid», disse una volta il Cavaliere – avrebbe osato sfidare il suo mentore. Un confronto a tratti anche duro, raccontano (alla faccia della presunta mancanza di “quid” cui l’aveva accusato tempo fa il suo mentore). Intanto Alfano si scopre “diversamente berlusconiano”, stando alla sfortunata locuzione con cui ha recentemente marcato la distanza dal cerchio magico di Verdini e Santanchè.

Forse non è il caso di scomodare Freud, ma certo per il vicepresidente del Consiglio potrebbe essere giunto il momento di emanciparsi dall’ingombrante genitore. Politico, s’intende. Di Berlusconi doveva rappresentare la continuazione senza strappi. Il delfino designato per raccoglierne il testimone al momento giusto (e a Palazzo Grazioli probabilmente speravano che il momento arrivasse il più tardi possibile). Anche per questo l’estate di due anni fa il Cavaliere lo aveva imposto al partito come nuovo segretario del Pdl. Chi era presente alla grande assemblea di via della Conciliazione ricorda bene quella giornata. La nomina non era stata nemmeno votata. Di quella incoronazione restano le immagini di repertorio. I due sul palco, Alfano acclamato dalla platea come aveva chiesto l’anziano leader. Alle cronache resta un solo dissidente. Un consigliere regionale del Friuli che tra le ovazioni festanti si era permesso di alzare la mano in segno di dissenso. Unica voce fuori dal coro. Allora. E domani…?

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