L’India e Brics ora hanno paura della super liquidità

Il ribilanciamento degli Emergenti

Continua l’aggiustamento della politica monetaria della Reserve Bank of India. Dopo le azioni di settembre, la RBI ha nuovamente innalzato il tasso d’interesse di riferimento e abbassato il tasso per le operazioni di rifinanziamento delle banche. Non è stata una sorpresa. Il governatore della RBI, Raghuram Rajan, lo aveva detto nei mesi scorsi, una volta ricevuto il mandato per guidare la banca centrale indiana. «È possibile che ci siano altre mosse, perché la situazione rimane poco fluida», spiegò a settembre. La situazione non è certamente di emergenza, ma è seria. Per troppo tempo l’India, come del resto tutti i Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) e i Mikt (Messico, Indonesia, Corea del Sud, Turchia, ha presentato squilibri macroeconomici. Ora è arrivato il momento di agire.

«La liquidità è a livelli accettabili, ma bisogna mitigare l’inflazione». Il discorso di Rajan, uno dei più brillanti economisti degli ultimi decenni, è iniziato così. Rajan ha ribadito che l’India ha vissuto un periodo troppo lungo di vacche grasse, all’interno del quale si è fatto poco sul fronte della vigilanza macroprudenziale. Le banche hanno ricevuto molta liquidità e si sono assunte rischi oltre il dovuto (e lo stimato). La conseguenza è che ora bisogna ripristinare un certo equilibrio, per evitare shock. «Esistono rischi al ribasso che non possono e non devono essere sottovalutati – ha continuato Rajan – perché per molti anni si sono ignorate diverse cose, come il leverage della banche indiane». È quindi doveroso rafforzare i coefficienti patrimoniali degli istituti di credito del Paese, e migliorare i cuscinetti di protezione in caso di improvvisi sussulti sui mercati secondari, come quello interbancario.

Il compito di Rajan non è facile. Nonostante l’economia globale sia ancora molto fragile, l’India crescerà del 5,6% nell’anno in corso e del 6,3% nel 2014, secondo le stime del Fondo monetario internazionale (Fmi). Le stime d’inflazione, sottolineano Fmi e RBI, sono destinate a essere riviste al ribasso entro il primo trimestre 2014, ma dovrebbero restare sotto quota 7 per cento. Attualmente, il tasso d’inflazione indiano è di 6,46 punti percentuali, molto più che in giugno, quando era al 4,58 per cento. Facile quindi capire come mai Rajan stia tirando il freno sul denaro a basso costo. Allo stesso tempo, però, le banche indiane hanno bisogno di linee di credito particolari per affrontare le sfide che si potranno presentare. Ecco il motivo dell’abbassamento del tasso d’interesse di rifinanziamento bancario. Le tre principali banche del Paese – State Bank of India, ICICI Bank e HDFC Bank – hanno bisogno di un monitoraggio più netto. Soprattutto sul fronte degli swap in valute estere, come il dollaro, occorre evitare che ci siano problemi per il futuro.

La Federal Reserve americana rischia di essere un pesante problema per l’India. La liquidità erogata sui mercati finanziari tramite il Quantitative Easing (QE), che prevede acquisti mensili di Treasury e Mortgage-backed security per 85 miliardi di dollari, prima o poi dovrà essere ritirata. Difficile che sarà Ben Bernanke a farlo. Più facile che sia Janet Yellen nel primo trimestre 2014. Ma una volta che saranno chiusi i canali di liquidità in dollari, per le banche degli Emergenti ci sarà l’urgenza di trovare nuove fonti per il funding. Con l’abbassamento dei tassi di rifinanziamento, Rajan ha voluto dare una stampella in più alle banche del proprio sistema. Basterà? Si spera.

Se la banca centrale indiana sta osservando con attenzione i movimenti dei mercati monetari, le altre banche centrali del Brics e dei Mikt non stanno a guardare. In particolare, il Brasile ha iniziato da molto un percorso per contrastare, da un lato l’inflazione, dall’altro gli effetti del tapering del QE da parte della Fed. Il banchiere centrale, Alexandre Tombini, ha ricordato a inizio del mese che la Federal Reserve deve stare «molto attenta a non urtare gli equilibri odierni». Ciò significa che, una volta che saranno ritirati gli stimoli monetari del QE, le conseguenze sui mercati emergenti potrebbero essere talmente elevati da provocare un rallentamento economico ben oltre le previsioni.

Chi si sta preoccupando, oltre all’India, è la Cina. Le turbolenze osservate sul mercato interbancario cinese fra giugno e luglio, quando diverse banche medio-piccole finirono corte di liquidità (sia in dollari sia in renminbi), non sono solo un ricordo. Sono un monito per tutto il sistema bancario cinese, che ha avuto e continua ad avere distorsioni così evidenti da rischiare di mettere a repentaglio la solidità del sistema stesso. Ancora una volta, l’origine dei problemi è da ricercarsi nel mercato immobiliare, dove una finanziarizzazione troppo spinta ha provocato quella che già si può definire una bolla, quella dei mutui residenziali. E non è detto che la People’s Bank of China (Pboc) sia in grado di controllare la situazione. 

Brasile e India sono i due Paesi che più si sono attrezzati per prepararsi al mondo post-QE. Come ha ricordato oggi Rajan, l’obiettivo di breve periodo della Reserve Bank of India è uno solo: stabilizzare l’economia. Per farlo, bisogna ridurre gli squilibri esistenti. La liquidità non è un problema, per ora. Semmai, è proprio il contrario. C’è troppo denaro in circolo ed è distrubuito in modo disomogeneo. Purtroppo, solo quando sarà attivato il ritiro dal QE si capirà se questo tentativo di ribilanciamento era sufficiente. 

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