Barcellona, dove l’amore si fa per soldi

Intervista a Madame Rius

«Signore che si concedono a signori». È così che Lydia Artigas, 74 anni, parla del suo mestiere. La señora Rius – in Spagna tutti la conoscono con questo nome – lo ripete più volte. E aggiunge col tono di chi la sa lunga: «Mia cara, il sesso si fa solo per amore o per soldi. Il resto è una pericolosa sciocchezza. Ma di questo oggigiorno i giovani non se ne curano».

La leggendaria maîtresse catalana, che ha cominciato il mestiere a 22 anni, gestisce da trent’anni una casa d’appuntamenti nel quartiere dell’Eixample, in pieno centro a Barcellona. «Cinquant’anni fa la vita non era per niente facile. Mio padre ci aveva abbandonate. Mia madre andava con gli uomini, ma non le piaceva. Io lavoravo in fabbrica, ma guadagnavo poco. A 22 anni le dissi che sarei andata io a “far signori”, e nel miglior posto della città».

A San Mario, all’epoca la casa d’elite più rinomata. «Era un luogo molto competitivo e le altre donne erano splendide. La prima volta piansi a dirotto e lui, che era un uomo elegante ed educato, mi tranquillizzò. Pensai di essere come Rosella O’Hara in Via col vento quando mi disse che non avrei più sofferto la fame». Tant’è che in strada lei non c’è mai finita. Smitizza da sempre il sesso: «Date alle ragazze una casa e regaleremo un colpo basso alle mafie», anche se poi è convinta che ci sono troppi interessi, per una futura regolarizzazione del mestiere.

Madame Rius è una donna bionda dalla voce dolce, ironica. La battuta sempre pronta, mai volgare. Elegante come una diva di Hollywood, si confonde con le foto di Marilyn Monroe, Audrey Hepburn o Grace Kelly affastellate alle pareti di casa sua. D’altronde, confessa, il cinema è stato sempre la sua grande passione.
parlar di sé rifugge la parola prostituzione. Non le è gradita. Meglio raccontarsi come chi, per anni, «si è concessa ai signori, con dolcezza». Una devozione alla professione che ha trasmesso alle sue ragazze. Le stesse che lavorano nei suoi tre appartamenti – un totale di 12 camere – dalle otto di mattina alle otto di sera. Niente schiamazzi notturni. Solo tranquillità e riserbo. Il prezzo è di 120 euro l’ora. Le donne sono una cinquantina, tra i 26 e i 50 anni perché, come dice sempre a quei signori che cercano delle ragazzine, «¡Las mías andan, no gatean!» (le mie camminano, non vanno gattoni).

È una regola della casa?
«Non apro la porta a giovani in cerca di soldi facili solo per comprarsi qualche vestito. Le ragazzine dovrebbero giocare con le bambole, piuttosto che farsi rubare così l’innocenza. Sono troppo giovani per sapere come intrattenersi con un uomo».
Chi sono allora le chicas della Sr. Rius? «Sono donne, molte con una famiglia da mantenere, una marito disoccupato o malato, bambini piccoli o familiari di cui prendersi cura. C’è chi è riuscita perfino a far studiare medicina al proprio figlio. Ma a tutte piace quello che fanno. Qui nessuno è costretto. Durante gli incontri c’è un campanello che possono suonare in qualsiasi momento. Perché ogni lavoro, soprattutto questo, deve essere esercitato con la testa, ma anche col cuore».

Le sue signore in questi anni sono cambiate?
«Ne ho sposate tre, sa? È per questo che non voglio che le mie ragazze abbiano dei signori fissi. Bisogna stare attente: l’amore non possiamo controllarlo nemmeno noi».

Ne saranno arrivate di nuove.
«Negli ultimi anni la crisi economica ha reso la situazione più complicata. Molto donne bussano alla mia porta: ogni giorno ne conto almeno cinque. Ma quando faccio una colloquio alle signore, tutte spagnole, pongo sempre loro una condizione: devono essere dolci, avere il dono di saper distrarre con tenerezza. Se ti offri solo dalla vita in giù non funziona».

Solo spagnole?
«La maggior parte delle straniere non ha i documenti in regola. Poi meglio se catalane, perché così preferiscono i signori».

Lei è in regola?
«Certo, io dichiaro i miei redditi e pago le tasse. È tutto alla luce del sole, siamo autorizzate anche se non siamo legalizzate». Cioè? «Dichiaro che ho un centro per massaggi terapeutici. Il problema sono le fatture dei preservativi, ma c’è sempre qualche escamotage
. L’onestà e la trasparenza sono due valori che mi hanno sempre accompagnata in questo lavoro».

In casa Rius dunque il mestiere si fa per vocazione, oltre che per necessità?
«Non posso far lavorare donne disperate. Se lo fai solo per disperazione, perché costretta a portar a casa dei soldi, non funziona. Qui chi ha i problemi è il signore».

E lei ne ha avuto certo di interessanti: Salvador Dalì, il premio Nobel alla letteratura Camilo José Cela, Orson Welles, Jean Paul Belmondo. Ai tempi d’oro perfino il re Faisal dell’Arabia Saudita. Di loro ha raccontato tutto, desideri e perversioni, in un libro qualche anno fa: La sr Rius, de moral distraída. E adesso? Ci sono personaggi famosi?
« I famosi hanno paura di farsi vedere in giro, di farsi fotografare. Adesso vengono imprenditori, uomini d’affari. Ma a casa non entra chiunque. Se dalla voce un cliente non mi piace, dico che ha sbagliato numero, che ha chiamato l’aeroporto. I clienti devono essere seri ed educati. Qui vigono delle regole».

Quali?
«Il rispetto e la discrezione. Abbiamo una saletta dove ogni cliente spiega i sui desideri e io li realizzo, questa è la mia piccola vanità. Ho varie opzioni, ma sarà sempre un appuntamento al buio. Le ragazze non stanno in casa. Il cliente non sceglie. Sono io che decido chi chiamare, per questo la fiducia è alla base del rapporto. Come dico sempre: è importante che gli uomini se vengan, ma più importante che se vengan un’altra volta».

Lei ha un meraviglioso senso dell’umorismo. E una visione del mestiere quasi d’altri tempi. Come la mettiamo con l’infedeltà?
«Andare in una casa d’appuntamenti non è un’infedeltà. Anzi, grazie a noi le famiglie durano nel tempo. L’evasione mantiene l’armonia e l’equilibrio della coppia. Il sesso in una casa come la nostra per molte persone può essere una necessità, per altre un buon luogo di formazione per conoscere meglio il corpo di una donna e imparare a trattarlo con la delicatezza e l’affetto che merita. Qualche cliente ha portato qui i figli con questo scopo. In ogni caso, per me, non sarà mai infedeltà.

Cos’è allora l’infedeltà?
«L’infedeltà è quando una donna si vede con un uomo sposato o quando un uomo ha una relazione alle spalle della moglie. Nel nostro caso non c’è tradimento. Se un uomo ha necessità di dar sfogo alle sue fantasie o di avere un po’ d’attenzione che non ha a casa sua viene da noi, piuttosto che avere una relazione con una collega di lavoro o un’amica. Molti uomini non capiscono che andare a letto con una donna implica sempre delle responsabilità».

E l’istituzione del matrimonio?
«I matrimoni non durano più come prima. L’importanza che si dà al sesso e la mancanza di valori come la lealtà, l’onestà, la fiducia… credo che hanno rovinato l’istituzione del matrimonio. Prima duravano anni, ma oggi, appena l’attrazione fisica si consuma, si divorzia. Per gli uomini il sesso è una necessità e qui diamo loro quello di cui hanno bisogno, ma senza trucchi, senza cercare di sedurli».

Nella sezione degli annunci del quotidiano La Vanguardia lei scrive: «Per qualsiasi domanda chiamami». Che significa?
«Una volta un signore mi ha chiamata per sapere dov’era una montagna. È un modo per essere cortese quando un cliente ha bisogno di una signora dalla morale aperta. Non accetto parole volgari o domande stupide sul prezzo per il servizio o per una fellatio, con Iva inclusa. I signori che vengono a casa mia lo fanno non solo perché realizzano le loro fantasie erotiche, ma perché la parola, l’affetto e la buona cucina sono inclusi».

La cucina?
«Per me la relazione tra lo stomaco e il sesso è molto forte. Credo che mangiar bene ed essere soddisfatti predispone al sesso. Noi spesso facciamo mangiare i nostri signori. Tanto più che a me piace cucinare, mi rilassa».

Cos’è proibito in casa Rius?
«Andare in giro troppo svestite. Le ragazze devono essere eleganti, ma mai volgari. Non permetto la violenza né il griego (sesso anale ndr). Preferiamo dare la faccia. È proibito anche lavorare controvoglia. Se una signorina non è in vena, non è costretta a venire».

Quanto guadagnano le sue signore?
«Dipende. Alcune hanno altri lavori. C’è chi, ad esempio, viene solo due volte a settimana e chi ha più tempo disponibile. Diciamo che in media riescono a tirar su 700/800 euro a settimana».

Chi sono i signori?
«Giovani, meno giovani, anziani. Ho signori che durano più di un vestito di panno! Non hanno molte voglie, ma vengono a trovarmi con dei bellissimi mazzi di fiori per fare quattro chiacchiere».

E a chi viene per la prima volta cosa dice?
«Dico sempre: “Si senta come a casa”. Ricordo che una volta un signore mi rispose: “No, come a casa no… che a casa sto male”. Pover’uomo! Per questo credo che sia importante essere graziose, creare intimità, trattarli come se li conoscessi da sempre».

Sono uomini soli, dunque?
«Spesso sì. Un giorno un signore reggeva una borsa da cui si sentiva un forte suono, come un tic-tac. Scherzando, gli dissi se non si trattava di una bomba. Lui mi rispose che era un orologio che si portava sempre dietro per non sentirsi solo. Aveva 35 anni, genitori separati e una sorella malata».

A sentirla parlare sembra tutto facile.
«Niente è facile. Il sesso per un signore è diverso. Noi diamo un po’ di spago all’immaginazione per renderlo più piacevole. Dopo la mia prima volta è andata così: pensavo sempre che fosse un mio fidanzato o un attore che mi affascinava».

E oggi? Chi è madame Rius?
«Una signora che si è concessa ai signori in un momento determinato della sua vita, del quale sono contenta e soddisfatta».