Squilibri europeiBerlino: «Cosa avete contro il nostro boom di export?»

L’export supera di 20,4 mld l’import

BERLINO . – «Cos’ha il mondo contro il nostro Boom delle esportazioni?», il quotidiano sensazionalista Bild non gode di prestigio per il rigore giornalistico delle sue informazioni, ma è infallibile quando si tratta di interpretare in un titolo lo stomaco di buona parte dei cittadini. Mentre l’Europa apre un fascicolo per il surplus delle esportazioni tedesche, in Germania sono in molti a scuotere, increduli, il capo. Mentre politici del Governo e l’Industria difendono il modello tedesco e insistono che non si possa certo pretendere di «indebolire la Germania», le opinioni tra gli economisti sono divise.

I numeri pubblicati lo scorso venerdì dall’Ufficio Federale di Statistica (Destatis) non hanno fatto altro che ingigantire la polemica: nel mese di settembre le esportazioni tedesche superavano le importazioni per un valore di 20,4 miliardi di euro. Il dato batteva di 600 milioni il record registrato nel 2008. Come conseguenza dell’aumento della domanda da altri paesi europei, le esportazioni tedesche sono aumentate a settembre del 3,6 per cento rispetto allo stesso dato del 2012, per un totale di 94,7 miliardi di Euro. Allo stesso tempo, come se non bastasse, sono diminuite le importazioni dello 0,3 per cento, per 74,3 miliardi. Mentre la Germania marca nuovi record, paesi con che esportano meno si devono indebitare ulteriormente per finanziare le importazioni, in un circolo vizioso considerato pericoloso.

Nemmeno il Consiglio dei Saggi Economici, i cinque esperti che offrono consulenza al governo tedesco, è riuscito a produrre oggi una posizione unanime riguardo al discusso surplus esportatore della Germania. La maggioranza dei saggi ritiene che le critiche siano inconsistenti, ma Peter Bofinger si è smarcato chiaramente da questa visione. «Le critiche americane (e europee, ndr) sono fondate», ha detto, «è un evidente problema per l’economia mondiale». Bofinger ha aggiunto che è necessario stimolare la domanda interna in Germania con investimenti pubblici mirati: attualmente, secondo l’economista, il paese investe meno della media europea.

Volker Wieland, un altro dei cinque saggi, ha riassunto invece la posizione della maggioranza. Il surplus delle esportazioni è per lui «un risultato dei mercati», e per tanto non vede la necessità di «attaccare in modo diretto». Nella sua visione, l’industria tedesca mette in commercio prodotti che sono mondialmente richiesti.

LaBundesverband der Deutschen Industrie (Bdi), la Confindustria tedesca, era già intervenuta sul tema negli scorsi giorni, rifiutando le critiche: «Anche gli altri paesi europei traggono beneficio dalla forza esportatrice della Germania», infatti nei primi nove mesi dell’anno le importazioni dai paesi Eu sono leggermente aumentate. Anton Börner, presidente della Associazione del Commercio Estero (Bga), ha assicurato a Reuters che «un indebolimento artificiale della forza delle esportazioni tedesche non sarebbe altro che un intervento cosmetico utile solo a breve termine».

Markus Ferber eurodeputato della conservatrice Csu bavarese, ha cercato di spiegare lo stesso concetto con un paragone calcistico infallibile: «È un po come se l’Fc Bayern e il Borussia Dortmund venissero obbligate a giocare male a calcio in modo da poter permettere ai club più piccoli di raggiungere le posizioni più alte della classifica».

Un approccio più scientifico arriva dalla Associazione delle Camere di Commercio e Industria (Dihk), secondo cui il surplus si correggerà da solo a breve termine: «Le aziende tedesche vogliono investire di più e per questo motivo avranno bisogno di importare di più dagli altri paesi. Come conseguenza, l’eccedente delle esportazioni tornerà a diminuire».

Secondo il centro di Ricerche Economiche Europee (Zew), infine, la situazione si correggerà per cause naturali nei prossimi 15 anni. «Nei prossimi anni avremo meno persone attive sul mercato del lavoro per ragioni demografiche, come conseguenza la Germania esporterà meno», ha spiegato alla stampa tedesca l’economista di questo istituto, Marcus Kappler. «Generazioni tra le più numerose andranno in pensione e i loro consumi si copriranno con maggiori importazioni».