In tempo di spending review, per combattere la crisi e riuscire a risparmiare, gli italiani i loro acquisti preferiscono farli su internet. Parlando di cifre, sono 14 milioni le persone che comprano online. Questo è quanto emerge dall’undicesimo Osservatorio eCommerce B2c Netcomm presentato lo scorso 14 novembre a Milano. Una situazione certamente agevolata dalla capillare diffusione di smartphone e tablet avvenuta negli ultimi anni. È da questi dispositivi infatti che arriva la spinta maggiore all’acquisto, grazie al sempre maggiore utilizzo di portali online e app dedicate.
Ma di cosa parliamo quando facciamo riferimento all’eCommerce? La prima risposta che può essere data è quella di considerare questa tipologia di spesa come il lato “elettronico” del business, o molto più semplicemente tutta quella serie di acquisti che vengono effettuati in rete. Ma c’è di più, perché nell’alveo dell’ “eCommerce” possono essere anche accomunati modelli di riferimento tra di loro molto diversi, scelti in base alla natura dei soggetti coinvolti, alle finalità delle transazioni e agli impatti nelle organizzazioni.
Ecco perché in generale è possibile distinguere tre principali declinazioni del concetto di eCommerce:
– Business to Consumer (B2c) se la relazione è tra un’impresa fornitrice e un consumatore finale, che acquista beni o servizi attraverso un portale o un sito internet.
– Business to business (B2b) quando la relazione è tra un’impresa fornitrice e un un acquirente, che in genere interagiscono scambiando dati per supportare le proprie relazioni commerciali e i relativi processi transazionali che le accompagnano.
– Business to Government (B2g) nel caso in cui la relazione coinvolge come soggetto acquirente la Pubblica Amministrazione e come fornitori le imprese che vendono, dietro pagamento, beni e servizi richiesti.
Fatta questa precisazione di merito – utile a comprendere quali sono le branche che compongono il settore degli acquisti online – è necessario soffermarci sulla categoria che ci interessa di più in questa sede, ovvero quella del business to consumer. Per farlo, e per capire anche in termini di cifre come si sviluppa questo rapporto di vendita tra un’impresa fornitrice e un soggetto acquirente, dobbiamo tornare al rapporto dell’Osservatorio e ai dati che sono emersi su questo settore.
Basta guardare i valori riferiti alle vendite da siti italiani (clicca qui per guardare il report), per comprendere come si sviluppa il trend di crescita del commercio in rete. Infatti nel 2013 gli acquisti online sono cresciuti del 18% generando un fatturato di 11,3 miliardi di euro, un andamento che si mantiene costante ormai da diversi anni. Dai dati emerge poi come nel 2013, in generale, sia l’acquisto di prodotti – abbigliamento, grocery, informatica, arredamento – a subire il maggiore incremento (+25%) rispetto al 2013; mentre l’incremento dei servizi (assicurazioni, turismo, ricariche telefoniche), che tuttavia rappresentano ancora la porzione più grande di acquisti effettuati online, si attesta attorno al 13%.
Ma cosa comprano gli italiani su internet? È sempre il turismo a farla da padrone con un fatturato che sfiora i 5 miliardi e una crescita del 13% rispetto al 2012. Il settore in maggiore crescita è quello dell’abbigliamento con un aumento di 30 punti percentuali sul 2012. Bene anche informatica ed elettronica (+20%), assicurazioni (+14%) e grocery (+11%). Una crescita lenta invece caratterizza il settore dell’editoria che aumenta solo del 6% rispetto all’anno passato. Incrementi di questo sono giustificati dallo sviluppo di alcune Dot Com specializzate nei settori di riferimento. Va detto però che la vera spinta propulsiva arriva dall’universo mobile, dove gli acquisti da smartphone hanno fatto registrare un incremento del 255%, e anche se rappresentano ancora meno del 15% delle vendite online, è un dato di crescita che può essere considerato rilevante anche in ottica futura.
Per quanto riguarda invece i metodi di pagamento, è sempre la carta di credito la modalità preferita dagli italiani per effettuare le transazioni online. Nettamente in vantaggio (un valore che non è sceso mai sotto il 70% negli ultimi anni) rispetto ad altre forme di pagamento come paypal, contrassegno o bonifico.
Detto ciò, pare quindi che il futuro delle aziende commerciali debba convergere verso una condizione di multicanalità. Con questo termine si intende specificare tutte quelle aziende che riescono a integrare tra di loro differenti canali di vendita: dal negozio offline a quello online, passando per il mobile fino ad arrivare ai social. Tutto nell’ottica della creazione di un meccanismo virtuoso che metta l’utente/acquirente nelle condizioni di realizzare un effettivo risparmio.