Alitalia: gli emiratini trattano, le incognite restano

Il futuro dell’ex compagnia di bandiera

«Etihad Airways sta discutendo con Alitalia». Dopo mesi di rumor, fonti ufficiali della compagnia emiratina ammettono i contatti per entrare nel capitale del vettore, ma per una formalizzazione dell’offerta bisognerà attendere la fine di gennaio, quando la due diligence sarà completata. Se Intesa Sanpaolo – istituto che post ricapitalizzazione e post conversione del prestito da 95 milioni complessivi emesso lo scorso febbraio sarà il primo azionista della compagnia con circa il 20% del capitale – ha raggiunto l’obiettivo di chiudere l’anno quantomeno con un annuncio d’interessamento fino a oggi mai confermato, l’argomento non sarà sul tavolo del consiglio d’amministrazione convocato per domani.

La riunione, secondo quanto rivelano fonti autorevoli a Linkiesta, servirà infatti a modificare lo Statuto in virtù dei cambiamenti nell’azionariato seguiti alla ricapitalizzazione da 300 milioni. Il nodo principale riguarda Air France: oggi le poltrone riservate alla compagnia transalpina all’interno del cda sono 4, ma il suo peso è sceso dal 25 al 10% del capitale. Al contrario, Poste Italiane, dopo il disco verde ricevuto ieri notte al termine del consiglio d’amministrazione, sottoscriverà l’operazione straordinaria con una quota che si aggira intorno al 20 per cento. Secondo indiscrezioni, ai piani alti della società guidata da Massimo Sarmi qualcuno sarebbe rimasto deluso dal deciso «niet» di Aeroflot, già membro dell’alleanza Sky Team e senza un hub europeo ad esclusione della parte cargo, basata a Francoforte-Hahn.

Domani con ogni probabilità il numero complessivo dei consiglieri scenderà dagli attuali 19 a 11: ad Air France andrà un consigliere, mentre a Poste due. Nuovi equilibri che necessitano di un aggiornamento dello Statuto che sarà sottoposto alla votazione di un’assemblea ad hoc, che sarà convocata entro i primi dieci giorni di gennaio. L’assise dovrà poi nominare i nuovi amministratori, essendo l’intero consiglio d’amministrazione dimissionario. Non è chiaro quale sarà il futuro di Gabriele Del Torchio, attuale amministratore delegato che sembra godere dell’appoggio di Intesa e Unicredit, garanti dell’inoptato tramite un anticipo di 50 milioni di euro a testa. Ca de’ Sass è anche azionista diretta per 30 milioni, oltre ad avere un’esposizione che sfiora i 300 milioni, in termini di finanziamenti erogati negli anni, allungati al 2015. Il piano industriale dell’ex ducatista prevede risparmi per 300 milioni con 1.900 esuberi e la messa a terra di 11 aeromobili. Una sorta di bad company de facto.

Se i 225 milioni sono già finiti dopo aver saldato gli arretrati, la domanda è quando finiranno i 75 milioni appena iniettati da Poste. Andrea Boitani, docente di Economia politica all’Università Cattolica di Milano ed ex consulente del ministero dei Trasporti, lo ha scritto a chiare lettere su Lavoce.infoc’è da aspettarsi che, nonostante la ricapitalizzazione, «Alitalia si trovi nuovamente in crisi di liquidità alla fine di febbraio, vista anche la fisiologica riduzione dei ricavi nel periodo invernale». Etihad, insomma, ha il coltello dalla parte del manico per spuntare le migliori condizioni possibili in cambio del 49% di capitale, soglia oltre la quale l’operatore non può salire pena la perdita – da parte di Alitalia – dello status di vettore comunitario.

I prossimi mesi serviranno a capire se le considerazioni di Christoph Franz, numero uno di Lufthansa, riferite in un’intervista a CorrierEconomia – con Etihad «diventerebbe una navetta verso gli Emirati Arabi. La sua strada è diventare una low cost di qualità come AerLingus» – si riveleranno azzeccate. Qualcuno nota se che l’acquisto di aerei a lungo raggio da parte del potenziale nuovo azionista del Golfo avrebbe un impatto riequilibratore sui conti di Alitalia. I costi per l’apertura di nuove rotte, al contrario, continuerebbero comunque a ricadere per il 51% sulle esili spalle dei soci italiani.

L’altra incognita riguarda Fiumicino, che potrebbe diventare l’hub europeo di riferimento. In questo disegno che potrebbe inserirsi Gemina, gruppo della famiglia Benetton che controlla gli scali di Fiumicino e Ciampino tramite la controllata Adr. Qualcuno fa notare come, a differenza di Heathrow e Francoforte, Fiumicino potenzialmente potrebbe ospitare due ulteriori piste. E giustifica così l’intervento di Unicredit – il cui vicepresidente, Fabrizio Palenzona, è il numero uno di Gemina – come finanziatore di Alitalia e garante dell’aumento di capitale.

Di sicuro Etihad dovrà intervenire con decisione nella struttura dei costi di Alitalia, (come evidenzia il grafico di LinkTank qui sopra) equiparabile ai grandi carrier, mentre il mercato è simile alle compagnie low cost. Secondo quanto riferisce Repubblica, gli emiratini appoggerebbero eventuali misure dell’esecutivo Letta volte a limitare gli incentivi concessi dagli aeroporti locali a favore di Ryanair, Easyjet & company.