Mogwai, tra la televisione e il nuovo album

In partenza per il tour

Mogwai sono dei giganti. Otto lavori maggiori, una discografia praticamente perfetta e un sound con una cifra inequivocabile hanno fatto di questa band scozzese una garanzia di immensa qualità artistica dal 1995. Negli anni si sono aperti anche al lavoro con il cinema e la televisione: un matrimonio non solo d’interesse che è anche un match perfetto per i suoni aggressivi, malinconici e misteriosi del gruppo. 

Prima di dare alle stampe il loro nuovo album, Rave Tapes, i Mogwai hanno anche musicato una delle serie tv più interessanti degli ultimi anni: Les Revenants. Lo show francese che tanto ricorda Twin Peaks (anche nel sound) è stato il primo argomento che ho voluto affrontare con Stuart Braithwaite, chitarrista tra i membri fondatori della band. Mentre leggete l’intervista qui sotto immaginatevi un ragazzo calvo e davvero simpatico che ride continuamente, in maniera per lo più sguaiata e semplicemente affabile. Poi andate a vedere almeno un concerto dei Mogwai, perché è un’esperienza da fare prima o poi nella vita. Unica raccomandazione: evitate di mettervi sotto le casse o tornerete a casa completamente sordi. 

Ho guardato Les Revenants e credo che la musica contribuisca all’atmosfera in maniera enorme. Mi spingo a dire che fa il 70% della bellezza della serie. Mi racconti com’è andata la collaborazione tra Mogwai e Fabrice Gobert, il creatore dello show?

In maniera piuttosto semplice, in realtà. Credo che Gobert abbia apprezzato molto il nostro lavoro per il film di Zidane e ci ha chiesto se volevamo partecipare al suo progetto. Gli abbiamo presentato alcune canzoni che già avevamo e a volte le abbiamo adattate alle esigenze dello show. Abbiamo anche registrato dei brevi pezzi ad hoc, guardando delle immagini. Ore di musica ridotte poi a 30 secondi, oppure un minuto. Ma era quel che serviva. 

Avevate già visto qualche puntata?

No, perché ai tempi ne esistevano solo frammenti e non capivamo il francese! Avevamo un’idea generale della trama e basta. 

Guardi molte serie tv?

Assolutamente. Le mie preferite sono The WireBreaking Bad e Homeland. Ovviamente anche Twin Peaks. Adesso ne guarderò molte di più, perché a gennaio partiamo in tour. Un sacco di tempi morti. 

Proprio qui volevo arrivare. È da quando ho guardato Les Revenants che mi chiedo quanto siate stati influenzati dal lavoro di Angelo Badalamenti per David Lynch. 

Abbastanza. Les Revenants ha qualche forte punto di contatto con Twin Peaks (la piccola città misteriosa, l’idea dei segreti non rivelati… ) e credo che nella colonna sonora siano scivolati dei suoni decisamente anni Ottanta. Oltre che Badalamenti, aggiungerei John Carpenter. 

Lavorerete anche alla seconda stagione dello show?

Lo spero. Al momento ne siamo parlando con la produzione. È quasi sicuro. Oddio, forse non devo dire nulla di questa cosa… 

Ma alla fine la prima stagione l’avete vista, no?

Sì, in televisione. In Inghilterra è andata in onda in lingua originale con sottotitoli. 

La televisione inglese spacca. Io sono una grande fan di Doctor Who, ad esempio. 

Ah, la vecchia sigla di quella serie ha dei suoni incredibili [la “canta”, NdR]. 

Lavorerete ancora con la tv e il cinema?

Il regista del video di The Lord is Out of Control, Antony Crook, sta girando un film a New York. Un suo amico costruirà una nave e attraverserà l’Hudson. Lo musicheremo. Se invece dovessimo lavorare ancora con la TV ci piacerebbe suonare per American Horror Story, che adoro e… Hai visto uno show che si chiama Hannibal?

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Ovviamente sì!

Ah, sarebbe fantastico. Lo faremmo benissimo. Sto davvero aspettando la seconda stagione. 

Mi hai detto che per Les Revenants e per Zidane: A 21st Century Portrait siete stati chiamati. Ma è mai capitato che foste voi a proporvi per creare delle musiche?

Sì, è capitato con The Fountain – L’albero della vita di Darren Aronofsky. Sono un grandissimo fan e il film è drammaticissimo, ma eccezionale. Sono anche amico di Clint Mansell; ha scritto le musiche che abbiamo eseguito per la pellicola. 

Vi vedrei bene anche a musicare un film di Lars Von Trier. 

Per lui snoccioleremmo della musica immediatamente. Pare sia un tipo difficile con cui lavorare, ma siamo abituati ai tipi difficili. Forse perché lo siamo anche noi. 

In che senso siete difficili? 

Be’, tutte le persone che hanno una visione molto chiara lo sono, credo. Ma non arriveremmo mai a chiedere venti gattini bianchi nel camerino, come Mariah Carey. 

Ok, passando al vostro nuovo album, Rave Tapes. Come lo descriveresti?

È piuttosto cupo, direi. E poi… No, non ce la faccio. È come la musica classica. Parlarne è impossibile. 

Ascolti tanta musica classica?

Accidenti, sì. Sono un amante del minimalismo. Arvo Part, Erik Satie, Phillip Glass. Comunque, ora che ci penso, ti posso dire che penso a Rave Tapes come a un disco sci-fi, un album fantascientifico. Sarà per via della copertina. È che adoro i dipinti fantascientifici, il tipo di estetica delle copertine dei vecchi libri di genere. 

In effetti, il vostro studio di registrazione si chiama Castle of Doom (castello del fato)…

Ti posso assicurare, però, che è tutto fuorché un castello. Era una banca, poi è stato altre dieci cose diverse. 

E invece ascolti musica da classifica?

Sì, sì. Mi piace Lady Gaga. È intelligente e non capita spesso di avere popstar intelligenti. 

Cosa pensi di Miley Cyrus?

La sua lingua mi fa tantissima impressione. 

Come credi sia cambiata la musica negli ultimi anni? 

I Mogwai sono un po’ in una bolla. Ho la sensazione che viviamo all’esterno del “mondo della musica”, in un piccolo universo nostro. Questo è un bene, perché ci ha reso impermeabili alle mode; ma è un male nella misura in cui perdiamo di vista un sacco di cose. 

Però avete vissuto degli anni importanti da protagonisti. Quelli della storica etichetta Chemikal Underground, per intenderci. Delgados, Arab Strap, Belle & Sebastian… Tutto il “movimento” di Glasgow. 

Il batterista dei Delgados, Paul Savage, ha registrato Rave Tapes! Non ci siamo persi di vista. Così come non ho perso di vista Aidan Moffat degli Arab Strap. Sì, ai tempi eravamo piuttosto uniti. Parlavamo un sacco di calcio, in pub molto brutti. Anche il calcio italiano mi piace da matti. Ecco, ho scoperto Zidane quando davano le vostre partite da noi in chiaro, alla domenica. Giocava per la Juventus. E poi c’è stata la testata a Materazzi…

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