E alla fine Arisa vince il Sanremo più noioso di Fazio

Il Festival della canzone italiana

Si è chiuso il 64esimo Festival della canzone italiana. Ha vinto Arisa, una delle grandi favorite della vigilia. Hanno perso lo spettacolo e la musica in generale, complice la formula ormai stantia. Per fortuna che almeno il premio della critica Mia Martini sia andato a Cristiano De André, interprete di una delle più belle canzoni del Festival degli ultimi anni, ovvero “Invisibili”. Ironia della sorte, una canzone che non ha passato la prima sera. Forse il sintomo che il doppio meccanismo di voto, comprendente il televoto, deve essere rivisto. Totalmente. 

Il Festival di Fabio Fazio e Luciana Littizzetto ha chiuso i battenti e sarà forse lultimo di questo genere. Serate troppo lente, poca innovazione, poca armonia fra i singoli blocchi, ospiti molto spesso incapaci di avere mordente sul pubblico (tranne nel caso di Renzo Arbore) e messaggi lanciati davvero poco pregnanti. Insomma, un passo indietro rispetto al Festival dellanno scorso. E lo dimostrano anche gli ascolti, in netto calo per tutte le serate. Lo testimoniano anche i responsi dei classici turisti del Festival, sempre meno che nel recente passato. L’unico appeal lo hanno avuto Ligabue e Raffaella Carrà. Lo specchio di un Paese.

Le canzoni, il cuore di Sanremo, che saranno ricordate sono poche. Sicuramente quella di Renzo Rubino, così come quella di Giuliano Palma e dei Perturbazione (vincitori del premio della critica della sala stampa Lucio Dalla), tutte abbastanza radiofoniche. Molto apprezzato anche Raphael Gualazzi, più per l’impassibilità durante l’ultima sera, quando il suo microfono non dava segni di vita. Eppure, per entrambe le sala stampa, Roof e Palafiori, il livello medio di questa edizione è stato inferiore alle aspettative. Forse anche per colpa di iTunes, Spotify e dei vari talent-show, che hanno disabituato il pubblico alla musica di un certo livello qualitativo in virtù di sonorità e testi più easy? Possibile. Anzi, quasi sicuro. Ed è proprio da questo che deve ripartire Sanremo per rinnovarsi e innovare. 

Cosa rimane di questo Festival? Quattro cose su tutte. La prima è la spasmodica attesa di Giuseppe Piero Grillo, per gli amici Beppe. Istrionico, cattivo, controcorrente, molto ignorante, tanto paraculo: Grillo ha bloccato per due giorni unintera città con la sola ombra. E quando gli hanno dato la parola, il risultato è stato quello di sempre. Tutti a sentirlo, tutti a parlare di lui. Poteva essere un buon deal, un rilevante ritorno dimmagine per la Rai, invece gli ascolti sono stati perfino sotto le attese. Forse, la prossima volta ci penseranno due o tre volte, i vertici Rai, prima di creare tutto questo tam-tam mediatico.

La seconda è la (falsa?) protesta dei due disoccupati durante la prima sera. Si mormora, a Sanremo e non solo, che fosse tutta costruita, ma poco importa. Limportante poteva essere quello di sensibilizzare lopinione pubblica su un tema, quello del disagio sociale e della disoccupazione dilagante. Invece, si è persa loccasione. Un altro peccato. E dire che durante la prima sera, ma anche per le successive, cera tutto lo spazio per aprire una discussione seria, specie nei giorni convulsi della fondazione del nuovo governo. 

La terza sono alcuni giovani. Uno di questi è Zibba, vincitore del premio della critica riservato alle Nuove proposte. Di fronte a sé ha un futuro significativo, nel caso non venga bruciato dalle case discografiche. E che dire di The Niro, salito sul palco dell’Ariston febbricitante? Anche per lui, sebbene non abbia vinto, quello che ci sarà dopo Sanremo potrebbe essere positivo. 

La quarta cosa che resta è che la versione rivierasca di “Che tempo che fa” ha forse finito la sua storia. Non ce ne vogliano né Fabio Fazio né Luciana Littizzetto, ma dopo un po’, il troppo stroppia. Manca la frizzantezza e il giovanilismo che dovrebbe essere ormai la consuetudine per i programmi musicali presenti sulla televisione italiana, ormai inflazionata dai talent-show sullo stile di X-Factor. Le ironie sullo stile della conduzione che hanno viaggiato sui social network sono state fra le più acide mai lette negli ultimi tre anni. Un monito per il prossimo anno.

Ci sarebbe poi lultima certezza. Ovvero che Maurizio Crozza probabilmente non solcherà più il palco di Sanremo. Ce ne faremo una ragione. Per tutto il resto cè Sanremo 2015.