Al turismo serve capitale umano e crescita

Al turismo serve capitale umano e crescita

Una delle critiche spesso portate alle politiche del turismo del nostro paese è quella di essere appena all’altezza di paesi con minori assets culturali, cosa sconfortante se si pensa alla quantità di bellezze artistiche, interessi storici e culturali presenti sul nostro territorio. Ma qual è la relazione empirica fra economia del turismo e Pil pro-capite? È abbastanza contro-intuitivo, ma la relazione sembra negativa, ovvero la quota di turismo nel prodotto di un paese sembra decrescere al crescere del prodotto pro-capite. C’è comunque da notare come effettivamente l’Italia sia leggermente al di sotto di questa relazione media, ma non di molto. Certo guardando Francia e Spagna, nostri concorrenti diretti nel mercato del turismo, la situazione relativa del nostro paese sembra essere decisamente scoraggiante. Con un 3,7% di Pil prodotto nel settore, contro il 7% francese e il 10,8% spagnolo, noi siamo a distanza siderale.

Però, preme sottolineare che il turismo di per sé non sembra essere quell’incredibile volano di crescita scollegato dalla potenzialità economica effettiva di un paese, come spesso si legge sui nostri giornali. Le spese culturali nelle cosiddette “ameneties” nelle grandi conurbazioni sono anzi positivamente e fortemente correlate con la percentuale di lavoratori con alti titoli di studio. Si pensi a Parigi, New York, Londra: il turismo è un prodotto non solo degli asset materiali, dei paesaggi, della bontà del cibo, alcune delle quali – a ben pensare – replicabili, ma anche del capitale umano e dei network lavorativi ad alta intensità di conoscenza. La ricetta è dunque quella di innescare un circolo virtuoso di crescita, non di sperare di vendere, sic et simpliciter, le struggenti bellezze del nostro paesaggio, e i gusti dei nostri cibi fantastici.

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