Le sanzioni contro Putin puniscono l’amico Silvio

Gli affari con lo zar russo

Le sanzioni imposte da Usa e Unione europea alla Russia seguite all’annessione della Crimea potrebbero colpire Silvio Berlusconi. Non a caso in questi giorni l’ex premier non ha proferito verbo sull’argomento. Una cautela che deriva dalla consolidata discrezione sugli affari condotti assieme all’amico Vladimir Putin. Due sono le figure chiave per capire i collegamenti tra Berlusconi e il Cremlino: Yuri Kovalchuk e Angelo Codignoni. Il primo, amico personale di Putin ed ex vicesindaco di San Pietroburgo, è un ex membro della cooperativa Ozero Dacha Condominium, società di sviluppo immobiliare di lusso – soprannominata la “Versailles sul Mar Nero” – fondata nel 1996 dall’ex Kgb assieme a un gruppo di oligarchi nella Regione di Leningrado. In seguito all’ascesa di Putin, gli Ozero boys, tra cui il boss delle ferrovie Vladimir Yakunin, sono diventati azionisti forti della Rossyia Bank. L’istituto di San Pietroburgo, di cui Kovalchuk detiene il 30%, è stato preso di mira da Obama nel nuovo round di provvedimenti contro il cerchio magico del presidente russo, in seguito alle quali i circuiti internazionali Visa e Mastercard hanno interrotto senza preavviso i servizi forniti ai clienti della banca.

La fortuna di Kovalchuk, stimata da Forbes in 1,4 miliardi di dollari, non è legata soltanto a banche, assicurazioni (Sogas e SK Transneft) e fondi pensione (Leader, quello dei dipendenti Gazprom). Lo paragonano infatti a Rupert Murdoch: non solo è tra gli azionisti rilevanti di sei canali televisivi federali, ma possiede il 50% di Tele2 Russia, quarto operatore mobile del Paese. Il rimanente 50% è in mano al boss dell’acciaieria Severstal, Alexei Mordashov. La pietra angolare dell’impero mediatico di Kovalchuk, scrive il quotidiano Novaya Gazeta, viene posata nel 2005, quando rileva la rete locale Trk per 30 milioni di dollari salvo poi vincere un’asta per l’assegnazione delle frequenze in 43 regioni e ottenere così lo status di “tv panarussa” da Putin, con un conseguente finanziamento pubblico da 40 milioni di dollari annui. Nel 2006 è stata la volta di REN Tv, del gruppo editoriale Izvestia e due anni dopo di NTV, simbolo della rinascita televisiva del Paese dopo lo scioglimento dell’Urss.

È qui che entra in gioco l’ex presidente del Consiglio. I cablo di Wikileaks svelano che i servizi segreti russi ritenevano probabile, nel 2008, un’offerta da parte di Kovalchuck a Berlusconi per entrare al 20% di Ntv. Un affare che non andò mai in porto. Ciò nonostante, i legami tra la famiglia Berlusconi e Kovalchuk sono rimasti forti. A dimostrarlo, nel 2011, l’ingresso di Angelo Codignoni nel consiglio d’amministrazione di CTC Media, altro circuito di proprietà dell’oligarca. Curiosità: all’interno del cda di CTC da un anno siede un altro italiano, il banchiere di Goldman Sachs Lorenzo Grabau. Nel frattempo, Codignoni è diventato co-presidente di CTC e, scrive il quotidiano Kommersant, è considerato l’ufficiale di collegamento tra Berlusconi e il Cremlino.

Ma è una storia intricata e complessa, dove fili e nodi insoluti si stagliano su un tappeto dalle mille incognite. I rapporti di Berlusconi con la Russia sono un enigma tutto da scoprire. Nel 2010, dopo l’uscita dei primi file di Wikileaks, se ne iniziò a parlare. Perché sul rapporto tra Putin e Berlusconi si gioca una partita più grande di quanto traspare in Italia, tanto che la riconferma di Paolo Scaroni come amministratore delegato di Eni sarebbe secondo molti legata proprio agli interessi economici del Cavaliere a Mosca. Sono tre i «cosacchi di Arcore», Valentino Valentini, Antonio Fallico e appunto Codignoni. Tre personaggi poco conosciuti, ma pesanti nel sistema dei rapporti tra i russi e l’Italia. Il primo è lo storico accompagnatore di Berlusconi in Russia. Laureato in lingue, con un master in business a Publitalia e un’esperienza da interprete al Parlamento europeo, Valentini fu quello che accompagnò nel 2010 l’ex presidente del Consiglio a Mosca, secondo voci di corridoio proprio per trattare una possibile entrata dei russi in Mediaset. 

Il secondo è Fallico, un siciliano nato a Bronte in provincia di Catania, detto «l’uomo del gas», compagno di scuola di Marcello Dell’Utri, dal 2003 direttore di Zao Intesa Sanpaolo, la filiale russa della banca più importante in Italia. Ma Fallico è molto di più. E’ pure uno scrittore, che sotto pseudononimo, Anton Antonov, ha pubblicato in Italia il romanzo Prospettiva Lenin. Ma è soprattutto l’artefice degli accordi tra l’Italia, l’Eni, Saipem con Gazprom per il gasdotto Southstream, pochi giorni fa criticato proprio da Scaroni. E’ stato consulente di Fininvest negli anni ’80 e Putin lo ha premiato con la massima onorificenza riservata ai cittadini stranieri per lo sviluppo delle relazioni economiche: l’Ordine dell’Amicizia. Infine c’è Codignoni, l’esperto delle televisioni, trent’anni di esperienza, con una parentesi da presidente di Eurosport dal 1996 al 2006. 

Laureato in economia alla Cattolica di Milano, Codignoni non è solo tv, ma è anche gas. Perché la sorella Luana è stata per molto tempo responsabile relazioni esterne di Eni, fu fatta fuori sotto la reggenza di Vittorio Mincato, ma nel corso del tempo ha saputo far valere la sua rete di conoscenze. Del resto, in quel ruolo chiave di relazioni con i grandi capi di stato ha intessuto rapporti, dalla Libia alla Russia, dal Gabon all’Angola. Fu assunta nel 2007 tramite la Promos di Bruno Ermolli, consulente economico di Berlusconi, al comune di Milano. E se l’Expo 2015 è arrivato a Milano al posto di Smirne lo si deve anche a lei: Letizia Moratti la nominò responsabile delle relazioni internazionali di palazzo Marino. Luana Codignoni veniva chiamata «la ballerina di «Haifa», ora insieme con il fratello gestisce la “Acceleration Management Solutions”, società di consulenza internazionale che vanta rapporti con Edf, Edison, Italtel, Mondadori France e Rosatom, colosso dell’energia nucleare in Russia. Come scriveva Ian Fleming «From Russia with love». Con il rischio concreto di veder colpito dalle sanzioni imposte da Obama più di un affare italo-russo, sull’asse d’acciaio Arcore-Cremlino.

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Linkiesta Paper Estate 2020