
Milano-Roma solo andata. A tre giorni dal voto per le elezioni europee Beppe Grillo e Matteo Renzi si confrontano a distanza. È la battaglia delle piazze, tra chi la riempie di più e chi di meno. Partito Democratico contro Movimento Cinque Stelle. «Loro sono l’insulto, noi siamo la proposta. Loro sono la paura, noi siamo la speranza», scandisce le differenze il premier Renzi che però non risparmia stoccate al comico genovese. Marca le distanze tra il Pd e quelli che definisce i suoi «competitor». In realtà ce l’ha con Beppe Grillo, il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi non lo nomina mai. Del resto, complici i sondaggi, è lo scontro con il M5s a scandire la campagna elettorale. E di conseguenza il comizio romano del presidente del Consiglio.
Davanti alla folla di Piazza del Popolo a Roma, il confronto con Grillo prosegue serrato. «Ieri in una città alla quale sono particolarmente legato – continua Renzi riferendosi al comizio fiorentino dell’avversario – un signore si è fatto prendere in collo da un altro signore e ha immaginato di evocare il nome di Enrico Berlinguer. Giù le mani! Sciacquatevi la bocca!». È il momento in cui la folla lo applaude di più. Conseguenza diretta della contrapposizione anche violenta di questa campagna elettorale. Intanto le critiche all’ex comico genovese proseguono. Renzi attacca la sparate del leader Cinque Stelle, che ha trasformato il confronto in una rissa. Se la prende più volte con il «fanatismo pentastellato».
Grillo invece in piazza Duomo parte piano. Piove, la piazza non è strapiena. Anche lui rivendica l’eredità di Berlinguer: «Me l’ha detto uno dei fratelli Cervi, mi sono commosso». Dice: «La nostra è una rabbia buona, abbiamo fatto la rivoluzione della felicità, li accompagneremo con una carezza fuori da qui». Ma poi prende il via ai vaffa di storica memoria. «Andatevene affanculo». Beppe incensa i suoi: «Sono i più preparati di tutti i parlamentari». Ma poi se la prende con tutti. Con l’Ebetino (Renzi ndr) che non «ha riempito la piazza». Con Berlusconi: «Che pensa alle sue aziende». Con Schulz che apostrofa in ogni modo: «Apriremo l’europarlamento con una scatola di wurstel»: Poi chiede a gran voce: «Dove sono i soldi!». E’ un fiume in piena Grillo. ««Noi dobbiamo diventare lo Stato. I cittadini entrano nello Stato, senza intermediazione. Questo è il grande progetto del Movimento».
Grillo è anche ottimista: «Vinciamo noi» e la gente lo applaude. Renzi pure: «Le elezioni le vinciamo noi» conferma conquistando altri applausi. «E non lo dico per fare training autogeno, ma perché è la realtà dei fatti» spiega il presidente del Consiglio. I militanti ne sono convinti. In attesa del comizio – iniziato con quasi un’ora di ritardo – in piazza si parla dei sondaggi. L’umore dei tanti presenti è quasi sempre positivo: a detta di tutti l’asticella del 30 per cento sembra davvero a portata di mano. Forse per esorcizzare la paura, nessuno ammette di temere il sorpasso dei grillini.
Piazza del Duomo
Intanto Matteo Renzi rivendica la sua piazza. Conferma la volontà di costruire un rapporto diretto con i suoi elettori, quasi fisico. Grillo su questo ci lavora da anni. Per il premier non è una novità. «Se qualcuno pensava che questo partito potesse avere paura di andare in piazza, oggi gli dimostriamo il contrario» ricorda l’ex sindaco di Firenze. La gente lo segue. Il contatto con i militanti non prescinde da qualche battuta di spirito. Più avanti, commentando la possibilità di vittoria elettorale, il premier scandisce un augurio in romanesco. «Je la famo», ripete conquistando le risate della gente. Quando al termine del comizio il presidente del Consiglio scende tra la folla, gli applausi e i flash dei telefonini trasformano la piazza in uno stadio, il leader democrat in un cantante rock a fine concerto.
Eppure la piazza di Roma regala anche qualche delusione. Le contestazioni, anzitutto. Poco prima che Renzi prenda la parola, vengono fermati alcuni giovani davanti al palco. Provocatori, secondo le forze dell’ordine che li fermano con qualche difficoltà dalle parti di via del Corso. Appena iniziato il comizio, tra la folla partono altri fischi. Si alzano alcune bandiere No Tav. È lo stesso Renzi che prova a calmare la situazione. «Non rispondete alle provocazioni – arringa la folla – Vi garantisco che succede la stessa cosa dovunque andiamo». Non è tutto. La piazza non è piena. Gli spazi vuoti dietro all’obelisco sono diversi e ben visibili.
Certo, non è necessariamente un male. La storia insegna che a comizi affollati non corrispondono automaticamente successi elettorali. E poi le giustificazioni non mancano: a partire dal giorno feriale e dall’orario tardo pomeridiano dell’appuntamento. Ma il paragone con gli avversari rischia di vedere il presidente del Consiglio in difficoltà. Del resto Beppe Grillo parlerà ai suoi elettori proprio a Roma, domani sera. Nella storica piazza di San Giovanni simbolo della sinistra. Enorme, in grado di contenere oltre un milione di persone. Allo stesso modo in piazza del Duomo a Milano, colpa anche la pioggia e i lavori in corso non c’è moltissima gente. Alla fine Dario Fo viene acclamato presidente della Repubblica: la campagna elettorale è (quasi) finita.