Gli insospettabili remake di film italiani

Gli insospettabili remake di film italiani

È di qualche giorno fa la notizia del remake Disney di Dumbo, il lungometraggio a cartoni animati che diventerà un film con “attori” in carne e ossa. Questo ci ha fatto pensare, non tanto a come faranno a far volare un vero elefante — cosa che succederà, sicuro — ma alla nobile arte del remake, che negli ultimi anni ha punteggiato il cinema statunitense — e internazionale, ma soprattutto statunitense — di chicche nascoste e fallimenti manifesti. La lista lunghissima di horror giapponesi, quello strano esperimento che è stato Oldboy , ma anche la vicenda attorno alla pellicola francese Giù al Nord, trasformato in Benvenuti al Sud e poi recuperato da Hollywood per una produzione che non ha mai visto la luce (doveva esserci Will Smith, stando a quanto se ne è detto). Alcuni remake sono evidenti, è il caso di Tortilla Soup, rifacimento del film cantonese Mangiare bere uomo donna, altri più difficili da individuare. The Departed, ad esempio, è tratto da un’altra pellicola cinese: Internal Affairs, del 2009.

Ecco un po’ di rifacimenti americani che magari non conoscete, di film italiani.

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1. Piume di struzzo: con Robin Williams, Nathan Lane e Gene Hackman, diretto da Mike Nichols nel 1996. È il rifacimento di La cage aux folles, conosciuto in Italia come Il vizietto, di produzione italo-francese, con Ugo Tognazzi e Michel Serrault, diretto da Éduard Molinaro nel 1978 e tratto dall’omonimo spettacolo en-travesti. È la storia della vita di una coppia di omosessuali che viene messa sottosopra dal matrimonio del figlio di uno dei due. Molto divertenti, entrambe le versioni.

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2. Crackers e Welcome to Collinwood: il primo è del 1980, con Donald Sutherland e Sean Penn, diretto da Louis Malle, il secondo è dei fratelli Russo, vede protagonisti George Clooney e William H. Macy ed è stato girato nel 2002. Entrambi sono remake de I soliti ignoti di Mario Monicelli, con Vittorio Gassman, Totò, Marcello Mastroianni, Mimmo Carotenuto e Claudia Cardinale. Entrambe le pellicole americane sono piuttosto divertenti, ma il capolavoro italiano del 1958 è inarrivabile.

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3. Scent of a Woman: distribuito in Italia con lo stesso titolo del film da cui è tratto: Profumo di donna, del 1974. La versione americana, del 1992, è diretta da Martin Brest e vede protagonisti Al Pacino, Chirs O’Donnel e Philip Seymour Hoffman. La versione italiana è del 1974, di Dino Risi, con Vittorio Gassman e Agostina Belli. Scient of a Woman ha lasciato negli annali la risata secca di Pacino e il suo continuo tirare aria in bocca e inumidirsi le labbra (che gli sono valse un Oscar), mentre la versione italiana vanta la rotondità autoriale del maestro Gassman.

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4. The Last Kiss: del 2006, con Zach Braff a coprire la parte che è stata di Stefano Accorsi, per la regia di Tony Goldwyn e ve lo diciamo: non è un granché. La versione italiana, L’ultimo bacio, è di Gabriele Muccino e del 2001. Nel cast ci sono il già citato Accorsi e Giovanna Mezzogiorno. Era un Muccino in stato di grazia e questo è uno dei film che ha contribuito a portarlo sul piano internazionale.

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5. Everybody’s Fine: quando è uscito, nel 2009, il trailer cinematografico in italiano, uscito sotto Natale, era montato in modo da farlo sembrare una commedia familiare con Robert De Niro, Drew Barrymore e Sam Rockwell. Chi conosce il film da cui è tratto, sa che si tratta dell’opposto. Stanno tutti bene è un drammatico — molto, molto, drammatico — del 1990, diretto da Giuseppe Tornatore e con un immenso Marcello Mastroianni alla fine della carriera. Non c’è assolutamente niente da ridere.

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