Portineria MilanoLo Zar torna nell’amata Milano, per Silvio e gli affari

Lo Zar torna nell’amata Milano, per Silvio e gli affari

Vladimir Putin torna a Milano. E come succede da almeno quattordici anni la visita del presidente della Russia non passerà inosservata. Sia per i cittadini milanesi che si vedranno nelle giornate di giovedì 16 e venerdì 17 la città paralizzata dal traffico, sia per il gotha politico economico del capoluogo lombardo e nazionale, da sempre attento ai desideri dello Zar, come qualcuno l’ha ribattezzato a Mosca. Per chi conosce bene l’asse italo-russo la visita di Putin non è certo casuale, dopo la crisi in Ucraina e le sanzioni dell’Unione Europea. Non lo è mai stata sin dalla prima volta.

Correva l’anno 1992. L’attuale presidente russo arrivò da oscuro assessore alle Relazioni Internazionali di San Pietroburgo. Anche allora era affiancato da Aleksej Miller, attuale amministratore delegato di Gazprom. E anche all’epoca aveva una passione per il lavoro di lobbying, in particolare nel settore energetico, ben rappresentato in Italia dai colossi Eni e Snam. In questi anni i rapporti si sono sempre più intensificati.

Non è un caso che nel 2000, anno dell’incoronazione a presidente della nuova Russia post sovietica, l’ex agente del Kgb scelse come sua prima missione all’estero proprio Milano. Era il 6 giugno del 2000, a Palazzo Marino il sindaco era Gabriele Albertini, che Silvio Berlusconi aveva fatto vincere con Forza Italia in piazza della Scala. A distanza di anni, nei palazzi del potere romano, si racconta che quel viaggio fu fatto apposta per “dare fastidio” al presidente del Consiglio Giuliano Amato e in particolare a Massimo D’Alema, che allora tenevano le distanze e guardavano di sbieco le nuove politiche di Mosca, così lontane dall’epoca in cui il Pci di Palmiro Togliatti entrava dalla porta principale del Cremlino.

Quella visita a Milano all’inizio del nuovo millennio servì per la prima volta allo Zar per fare l’occhiolino agli ambienti dell’opposizione di Forza Italia. E alle aziende. Il gotha della finanza e dell’ industria milanese lo accolse tra tutti gli onori del caso. C’era Giovanni Agnelli per la Fiat, c’era Vittorio Mincato per Eni, persino Marco Tronchetti Provera per Pirelli. All’epoca furono messe le basi per un asse che negli anni si è andato rafforzando, anche con Banca Intesa San Paolo e soprattutto con l’Eni di Paolo Scaroni, da poco deposto dalla poltrona più importante del cane a sei zampe.

Si dice che Putin ami molto l’hinterland di Milano, in particolare Arcore e San Donato. Dopo il 2000 fece ancora un paio di visite nel capoluogo lombardo, fino al controverso 25 aprile 2010, quando Berlusconi, secondo le inchieste sul caso Ruby, avrebbe offerto serate a base di bunga bunga all’amico Vladimir. Le cronache di allora raccontarono la vicenda spiegando che quell’invito fu una restituzione di ospitalità per una visita dell’ex Cavaliere nell’ottobre 2007 nella dacia fuori Mosca che a detta dell’ex leader di centrodestra era piena di favolose fanciulle. Ma erano altri tempi.

Wild parties per Berlusconi e Alpha dog per Putin – questi i soprannomi che la Cia aveva dato ai due in quegli anni secondo Wikileaks – hanno ormai messo la testa a posto. Complici gli acciacchi e la vecchiaia. In questi giorni Putin incontrerà il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, poi terrà un incontro bilaterale con il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Quindi, probabilmente venerdì sera, dovrebbe incontrare Berlusconi proprio in quel di Arcore. Del resto, l’ex Cavaliere ha saltato l’ultimo compleanno dello Zar Vladimir per questioni giudiziarie.

Per chi bazzica il mondo della diplomazia, Putin, proprio come fece nel 2000 con Amato, vorrebbe con questo viaggio dare un po’ di fastidio a Renzi e alla sua politica internazionale di riposizionamento dell’Italia, soprattutto in chiave di amicizia con gli Stati Uniti. Ricordando soprattutto, in prossimità dell’autunno, come funziona la nostra bilancia energetica. E quali rischi l’embargo a Mosca potrebbe comportare per le nostre esportazioni, a partire dal calo degli investimenti dei magnati russi in Italia. Ci sarà molto da parlare in questi giorni a Milano. E l’evento sarà molto importante per l’incontro con il presidente ucraino Petro Poroshenko. Si parlerà anche di Eni, dopo la decisione del nuovo amministratore Claudio Descalzi di spostare le strategie del colosso di San Donato sull’Asia e l’Africa, lasciando la Russia. Altri tempi quando c’erano Scaroni e Berlusconi, ma a Putin poche cose spaventano. E in questi giorni nel capoluogo lombardo lo farà presente.

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