Tutto fermo: per la Consulta si deve votare ancora

Tutto fermo: per la Consulta si deve votare ancora

Quando sono partite le votazioni del Parlamento in seduta comune per eleggere due membri della Corte Costituzionale era il giorno di inizio dei Mondiali. Il 12 giugno. Nel frattempo l’Italia è uscita dalla Coppa, è arrivato luglio, la Germania ha vinto la finale. Era il 13 luglio. E intanto continuavano a votare, senza trovare una soluzione. Le cose sono andate avanti così.

All’inizio i nomi che spiccavano erano quelli dei Cinque Stelle, che cercavano di sostenere i loro candidati. Poi anche Pd e Fi hanno cominciato a trovare un’intesa. Alla quinta votazione, il dieci luglio (non era ancora finito il Mondiale) spunta per la prima volta il nome di Violante. È un tentativo, prende sei voti. Ma l’ipotesi comincia a girare. Alla sesta votazione appare anche il nome di Donato Bruno per il centrodestra. Anche lui prende solo sei voti. Le preferenze però andranno ad Antonio Catricalà: dalla settima alla nona sarà proprio l’accoppiata Catricalà-Violante a tentare la scalata alla Consulta. Non funzionerà.

Nel frattempo è passata l’estate. Un aereo della Malaysia Airlines è stato abbattuto su territorio ucraino, senza che fosse chiaro il responsabile. Israele ha compiuto una nuova offensiva su Gaza. In Iraq e in Siria l’ISIS ha installato un califfato islamico. Due giornalisti americani sono stati decapitati e il filmato dell’esecuzione è stato diffuso in tutto il mondo. Gli Usa hanno preparato un’offensiva contro lo Stato islamico. Chi non guardava alla guerra, faceva la doccia fredda con l’Ice Bucket Challenge. Robin Williams è morto, suicida, nella sua casa. In seguito, la Scozia ha deciso di non diventare indipendente, votando “no” al referendum. Tutto il mondo è andato avanti. La Consulta è ancora ferma.

Il piano di affiancare Donato Bruno a Luciano Violante non funziona. I due sfiorano il risultato, ma nessuno riesce a superare il quorum. Si arriva alla metà di settembre: è la decima votazione. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chiede (per l’ennesima volta) di risolvere il pasticcio. Verrà accontentato a metà, con le nomine dei membri laici del Consiglio Superiore della Magistratura (ma anche in quel caso non senza difficoltà). Berlusconi e Renzi si incontrano per decidere il da farsi. Si ritorna a votare, si ritorna a non trovare il quorum.

Dopo altre quattro votazioni di stallo il Cavaliere decide di giocarsi la carta del “tecnico”. Toglie Bruno, che nel frattempo era finito nell’occhio del ciclone per un’indagine, e mette al suo posto Ignazio Caramazza. Il Pd mantiene, invece, la sua nomina politica. La mossa non piace ai dissidenti di Forza Italia, che non seguono le indicazioni e non votano compatti. E così, anche alla votazione numero sedici, e poi diciassette, è un nulla di fatto. Sono ancora lì, tutto da rifare. Intanto, sono passati quasi tre mesi da quando la Germania ha vinto il Mondiale.

Tutta la storia delle votazioni per i due giudici della Corte Costituzionale è raccontata, passo dopo passo, nella nostra timeline