Gioie e dolori del mercato di riparazione

Gioie e dolori del mercato di riparazione

Marito e moglie pensionati, seduti al tavolo della cucina, ore 9.30. Il marito è perfettamente vestito per uscire, ha anche il cappotto. Il cappello è sul tavolo, tenuto in gioco da due dita nodose. La moglie è in pigiama, non ha dormito bene e si prepara ad un lavoro molto delicato tenendo ferma tra le mani una matita, puntata su un piccolo foglio bianco strappato da qualche vecchia agenda di una banca. La moglie sta mandando il marito a fare la spesa. L’operazione si presta a risvegliare antiche ruggini, ruoli di potere mai del tutto accettati, su una linea di tolleranza sottile. Nessuna tecnologia potrebbe stabilire se il pallone è tutto dentro o tocca quella linea.

Di fatto, la moglie pensa e decide, poi scrive e declama a voce alta cercando di usare meno parole possibili per non confondere il marito. Questi, dal canto suo, accetta suo malgrado la funzione meramente operativa che gli è stata affidata e si limita a chiedere chiarimenti sul numero di patate (quando la moglie sceglie di essere approssimativa) o a ricordare con grande trionfo che in frigorifero ci sono ancora i finocchi e non è necessario comprarli. Tutto con il tono di voce di chi lascia intendere che quel ruolo decisionale potrebbe tranquillamente svolgerlo lui, ma lo lascia fare, per un antico tacito accordo, alla moglie distratta e non così competente come vorrebbe far credere. Il foglio, dopo ondate di malumore e nervosismo, viene compilato. Il cappello ben calzato sulla testa bianca del marito, le mani soddisfatte di ritrovare ancora una volta le proprie chiavi di casa in tasca. È tutto pronto per il mercato.

La moglie attende e, in solitudine, si lascia andare a ricette inconfessabili, condimenti esotici, fragranze uniche. Il marito è trafelato tra le bancarelle, studia i prezzi, valuta, considera, riflette. Cerca di ricordare, di tracciare un paragone tra i prezzi del giorno prima e quelli scritti adesso sui cartelli davanti ai suoi occhi, stringe forte il biglietto della moglie ma non lo tira fuori mai, perché sa che questo è il suo territorio, è qui che si valuta la sua capacità (d’altra parte mai messa in dubbio) di cacciatore. I venditori, urlando, declamano il binomio eccezionale dei propri prodotti, qualità e prezzo basso. I soldi in tasca non sono pochi, ma la moglie va soddisfatta anche in questo senso: la convenienza è il segno della lucidità del marito-operatore di mercato. È fin troppo ovvio che una zucca realmente mantovana abbia una qualità enorme, ma a quel prezzo forse si può ripiegare su altri generi di verdura meno griffati ed ugualmente appetitosi.

Attraverso la soddisfazione della moglie ci si gioca anche la propria carriera di marito, pensionato ma non rintronato, ancora capace di discernere tra un mazzo di scarola lucida e fresca ed una lattuga sospetta, magari proprio perché quasi regalata da un venditore ambiguo e senza scrupoli. Attimi di smarrimento perché uno dei prodotti richiesti dalla moglie, un pezzo fortemente desiderato peraltro, sul mercato non c’è. Il marito deve trovare soluzioni alternative. A questo punto si crea il paradosso per il quale l’operatore, quando scopre di poter avere autonomia, va in confusione: tutto gli sembra appetibile e contemporaneamente una fregatura. L’errore è dietro l’angolo, nei panni di una melanzana troppo gonfia, di una rete di patate di cui non si riesce a vedere, a distanza, le condizioni di quelle che stanno sotto. Improvvisare, cercare nella memoria le proprie esperienze passate, collegandole alle reazioni della moglie, che minuto dopo minuto, appare sempre un po’ più nervosa, con lo sguardo che tende automaticamente ad incrociare le lancette implacabili dell’orologio della cucina.
 

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