La ricchezza è cresciuta solo nella mente di Renzi

La ricchezza è cresciuta solo nella mente di Renzi

Ieri, in occasione del suo discorso di chiusura del semestre di presidenza italiana dell’Unione Europea, il premier Renzi si è lasciato andare a dichiarazioni piuttosto controverse sull’ammontare e sulla dinamica della ricchezza netta delle famiglie italiane.

Citando Renzi: «Nessuno segnala che l’Italia ha il più alto risparmio privato, quattro triliardi di euro. Quando l’M5s dice che le famiglie italiane si stanno impoverendo, cozza con la realtà: le famiglie italiane hanno visto crescere il loro risparmio da 3,5 triliardi (3.500 miliardi) nel 2012 a 3,9 triliardi di euro. È difficile, ma la realtà si impone».

Renzi fa confusione tra ricchezza e risparmio, e non è il solo: anche in questo il premier è in media con il Paese

Ebbene, la realtà è lontana da quello che il premier vuole far credere. Le statistiche ufficiali più attendibili sulla ricchezza delle famiglie provengono dalla Banca d’Italia, che ogni anno dedica una pubblicazione specifica sullo stato dei bilanci delle famiglie. L’ultima è stata pubblicata nel dicembre scorso. Prima di mostrare e commentare i dati, preme però sottolineare la confusione con cui Renzi, ma non solo lui, parla di ricchezza e risparmio, spesso confondendo i due termini. Non è il solo, nel panorama della politica e della stampa – anche economica – italiana. Spiace essere ipercritici, ma è un’ulteriore prova della scarsa dimestichezza degli italiani con i concetti economici più basilari. Ricordiamolo: le statistiche internazionali mostrano una scarsissima conoscenza delle materie finanziarie ed economiche. In questo, dunque, Il premier è in piena media col paese. Male: speriamo che la Buona Scuola ci metta una  pezza.

Il concetto di risparmio, cui Renzi si riferisce, è invece la ricchezza netta delle famiglie. Con risparmio s’intende il flusso (annuale, o in entro due periodi di tempo a scelta t e t+1) derivante dalla differenza fra redditi e consumi. È perciò un flusso, che ogni anno si somma ai flussi passati, e alle loro variazioni in valore, per formare lo stock di ricchezza, cui poi vanno sottratti i debiti, in modo tale da ottenere la di ricchezza delle famiglie. Flusso sta a stock  come il fiume sta a un lago, è abbastanza intuitivo, ma evidentemente l’intuito non basta se non si accompagna a minime conoscenze economiche-finanziarie.

Veniamo ora ai dati citati dal nostro premier, e quelli della Banca d’Italia. Secondo quest’ultima (figura 1), la ricchezza netta delle famiglie italiane si situa nel primo semestre 2014 attorno ai 9mila miliardi di euro, tre volte la cifra citata dal premier. Anche a occhio si nota, in realtà, come Renzi si sia in effetti riferito alla sola ricchezza finanziaria netta, che è attorno ai 4 miliardi di euro. Evidentemente le case non sono ricchezza ma lo sono soli i titoli di stato posseduti dalle famiglie. Abbastanza bizzarro. Secondo punto importante: la ricchezza netta è ferma dal 2007, ultimo anno precedente alla crisi che stiamo ancora vivendo. Nulla di magico, semplice buon senso, a meno di non voler far credere a un arricchimento della famiglie che – magicamente – scaturisce da una delle recessioni più profonde che il nostro Paese ha dovuto affrontare.

fonte: Banca d’Italia

La figura 2 mostra le variazioni della ricchezza netta da un anno all’altro. Sono perciò i flussi, sia di risparmio, sia di rivalutazione/svalutazione delle attività detenute dalle famiglie, in seguito ai cambiamenti di prezzo delle attività stesse. Come si può bene notare, i flussi netti sono negativi dal 2007, in gran parte causati dalla caduta dei prezzi delle abitazioni e delle attività finanziarie. Queste ultime dopo la crisi del debito sovrano italiano del 2010-2011, si sono in seguito rivalutate ma non abbastanza per far sì che la ricchezza netta tornasse a crescere.

fonte: Banca d’Italia

Le dichiarazioni di Renzi non rispecchiano per nulla la situazione dei bilanci delle famiglie, gravate da una recessione senza fine

Le dichiarazioni di Renzi perciò non rispecchiano per nulla la situazione dei bilanci delle famiglie, gravate da una recessione senza fine. Se la rivalutazione delle attività finanziarie (principalmente debito pubblico) sono l’unica fonte di arricchimento, ebbene vi è poco da gioire. Il mercato immobiliare è in panne, le case degli italiani valgono di meno (Figura 3), il risparmio è stagnante, a causa dei redditi fermi e dell’alta disoccupazione.

fonte: Banca d’Italia

Di cosa si dovrebbe gioire? Mistero. Un ultimo punto. Se i dati fossero presentati, come nella figura 4,  in valori pro-capite o per famiglia la situazione sarebbe ancora più imbarazzante. Il calo è sensibile dal 2006 in avanti, soprattutto se considerati a prezzi costanti. Dal picco di 400mila euro per famiglia nel 2006 si è passati a una ricchezza netta di 350mila. Una perdita secca di 50mila euro per ogni famiglia italiana. Lasciamo, perciò, ai lettori il giudizio sulle dichiarazioni di giubilo sentite a Bruxelles.

fonte: Banca d’Italia

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