Giovanni Boldini, grande pittore dimenticato

Giovanni Boldini, grande pittore dimenticato

Il quadro che raffigura il volto di Giuseppe Verdi più famoso è suo, anzi i quadri (ne esistono diverse versioni): Giovanni Boldini (Ferrara, 1842-Parigi, 1931) fu uno dei pittori più apprezzati del tempo nel campo della ritrattistica, soprattutto era il pittore più richiesto per rappresentare a figura intera le signore nobili dell’epoca. Lui le chiamava «Fragili icone» intendendo, con questa definizione, donne dalla grazia e la delicatezza infinite, e così in effetti appaiono sotto il suo tratto: indossano ricchi e sofisticati abiti che racchiudono forme sinuose, espressione sempre anche di un carattere preciso, non solo modelle in posa. Eppure, per quanto amato in vita come artista, con l’arrivo della Grande Guerra e nei decenni successivi fino ad oggi, lo stesso Boldini fu dimenticato: il suo gusto risultava, già allora, eccessivamente classico davanti allo scoppiare dei movimenti avanguardisti (Futurismo, Dadaismo, Surealismo) e alla novità estetica, simbolica e di concetto dei loro linguaggi. Boldini fu quindi archiviato, dimenticato, perché “non poteva e non può stare nello stesso calderone degli Impressionisti. Solo Ghertrud Stein (1874-1946, scrittrice e poetessa americana che visse in Europa, perdipù a Parigi, e fu appassionata d’arte, n.d.r.) continuò a considerarlo, dicendo che ‘sarà ritenuto il miglior pittore del secolo scorso’” spiega Fernando Mazzocca, che con Francesca Dini ha curato la mostra dal titolo “Boldini, lo spettacolo della modernità”, che ha aperto lo scorso 31 gennaio fino al 14 giugno a Forlì ai Musei San Domenico (ed è già stata richiesta a Madrid e a Lisbona).

La modernità di Boldini sta nella potenza e la forza delle sue immagini, potenza ancor più sottolineata dal fatto che apparentemente il suo tratto è, appunto, a legato ai classici: oltre ai quadri a figura intera delle nobildonne, anche nei paesaggi naturali o nelle ambientazioni cittadine che il pittore rappresenta c’è un’energia, una potenza espressiva alquanto rara. A differenza degli artisti d’avanguardia, provocatori nel loro spezzare l’immagine o renderla surreale, Boldini è chiaro nella descrizione dei soggetti che ritrae, che siano una “Bimba su divano con cane” (1886-1890), o il “Nudo coricato di giovane donna bionda” (1889-1893), o il già citato Giuseppe Verdi, come la contessa Gabrielle de Rasty, che Boldini rappresenta numerose volte. In tutti i dipinti c’è un nuovo e originale senso di movimento e poesia, ma mai una percezione di completo distacco e rottura con il passato.

Entrando nel Museo appare subito chiaro l’alto livello di attenzione d’interesse che la visita avrà: nella prima sala la “Scena di festa Moulin Rouge” (1889) di Boldini è paragonata ai “Ritratti alla Borsa” di Edgar Degas (1878-1879), il cui tratto risulta subito più essenziale, meno discorsivo e meno esplicito dell’energia tuttavia straordinaria e affatto antiquata della pittura di Boldini. La mostra “vuole sfatare una volta per tutte il pregiudizio che Boldini fosse bravo, sì, ma banale” dice la Dini, e il confronto con opere di altri grandi pittori dell’epoca lo dimostra. Il percorso espositivo infatti si propone come “un canto a più voci per tracciare il percorso dell’arte del pittore ferrarese”: significa che le opere di Boldini non sono le uniche esposte. Tra i numerosi autoritratti che il ferrarese fece di se stesso e quelli che realizzarono per lui altri pittori importanti dell’epoca come Edgar Degas o Paolo Troubetzkoy, arrivando poi ai disegni, agli acquerelli, alle acqueforti, e alla grafica, tutte tecniche che fecero parte del linguaggio di Boldini, è salendo al primo piano che ogni tipo di giustificazione sul fatto che in passato questo pittore fosse stato poco capito, svanisce. Oltre ai ritratti di Giuseppe Verdi, le dame e i paesaggi dall’influenza macchiaiola, dopo la sala dei ritratti a figura intera delle nobildonne, la mostra non ha finito di riservare sorprese: quando finalmente la specificità di Boldini è chiara e si è catturati dal suo linguaggio delicato eppure coinvolgente, ecco la sala in cui lui sparisce. Si vedono opere di pittori sempre dell’epoca di Boldini come Giuseppe De Nittis, Vittorio Matteo Corcos, Serafino De Tivoli, fino a Amedeo Modigliani. A parte quest’ultimo, che emerge per la sua autonomia di linguaggio come del resto Boldini, gli altri appaiono più deboli, meno violenti nell’espressione di un’emozione, anche se forse sono più estremi nella concezione dell’immagine.

La mostra offre l’occasione per visitare Forlì, città che sta recentemente investendo sul suo patrimonio artistico per meritare il riconoscimento che le spetta. La città, pur essendo un piccolo complesso di meno di 200mila abitanti, colpisce per la presenza di epoche diverse, dal Medio Evo al Novecento: lo stesso complesso dei Musei San Domenico un tempo era un convento domenicano risalente al XIII secolo. Camminando per il centro, poi, è di straordinaria efficacia l’impronta che ha lasciato qui l’architettura fascista (Mussolini era della vicina Predappio), ad esempio nel Palazzo delle Poste nella bellissima Piazza Aurelio Saffi. Anche il Duomo, nella vicina omonima piazza, è un’interessante chiesa il cui aspetto attuale si deve alla ricostruzione prima del 1841, ad opera di Giulio Zambianchi, e poi del 1970, in seguito ai danni provocati dai tedeschi nel ’44. La cattedrale, però, che ha origini anteriori al XII secolo, aveva subito ampi rifacimenti anche nel ‘500 con la rimozione di strutture romaniche e gotiche per darle una fisionomia rinascimentale. Nella vicina Forlinpopoli, poi, si trova Casa Artusi (via Andrea Costa 31), l’abitazione ottocentesca di Pellegrino Artusi, cuoco e letterato di grande importanza per la stessa cucina italiana: la sua ricca biblioteca e le sue scoperte culinarie sono ancora studiate, e in Casa Artusi esiste tutt’oggi una delle migliori scuole di cucina italiane. Se non si partecipa ad uno dei corsi che la Scuola organizza, la Casa si può comunque visitare e contiene un ottimo ristorante.

Info: Musei San Domenico, piazza Guido da Montefeltro 12, Forlì
1 febbraio-14 giugno 2015
www.mostraboldini.com, www.mostrefondazioneforli.it www.casartusi.it

Immagini, dall’alto verso il basso: 
Giovanni Boldini, Scène de fête au Moulin-Rouge, 1889 ca., olio su tela. Parigi, Musée d’Orsay
Giovanni Boldini, Il caricaturista Sem, 1901, olio su tela. Collezione privata
Giovanni Boldini, Conversazione al caffè, 1879 ca., olio su tavola. Collezione privata