Lo Stato spende, l’Istat ci mette una pezza

Lo Stato spende, l’Istat ci mette una pezza

Secondo la definizione per cassa, usata da Banca d’Italia (vedi qui), nel 2014 il fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche è stato pari a 65,8 miliardi, circa il 4% del PIL. Se scomputiamo i 4,7 miliardi di sostegno erogato a favore dei paesi UE, scendiamo un pochino sotto il 4%. Non molto distanti quindi dalle cifre su cui viaggiano Francia e Spagna.

C’è da preoccuparsi per l’esame di marzo a cui saranno sottoposti i nostri conti pubblici? La risposta è no perché il dato Banca d’Italia differisce da quello utile ai fini europei e che verrà pubblicato da ISTAT. La differenza tra il dato di ISTAT e quello di Banca d’Italia sta nel fatto che ISTAT ragiona per competenza e Banca d’Italia ragione invece per cassa. In situazioni “normali” il dato per cassa e quello per competenza non dovrebbero differire di molto (e quindi ci sarebbe da preoccuparsi), ma quest’anno, come nel 2013, dovremmo godere di una “anomalia” contabile che riguarda il pagamento dei debiti commerciali della PA.

Banca d’Italia registra il pagamento dei debiti commerciali nel deficit dell’anno in cui vengono liquidati. ISTAT invece li attribuisce all’anno di competenza (quando e se ne viene a conoscenza). In situazioni “normali”, i due dati non dovrebbero differire se non per una minima percentuale fisiologica di scostamenti. Però, grazie ad una gentile concessione della Commissione Europea, ISTAT può evitare il ricalcolo del deficit passato e può scomputare dal deficit presente le somme liquidate che si riferiscono al pagamento (in ritardo) dei debiti della PA accumulati fino al 31/12/2012. Uno stock, stimato in 45 miliardi di euro e oramai in via di esaurimento.

Al 30 ottobre, stando ai dati presenti sul sito del MEF (vedi qui) risultavano stanziati 40 miliardi e pagati 32,5 mld. Di questi circa 21,6 sono stati pagati nel 2013. Quindi, fino al 30/10/2014 sono stati liquidati altri 11 mld. Ipotizzando che tutto lo stanziato residuo sia stato speso negli ultimi tre mesi, si arriva ad una liquidazione 2014 molto vicina a quella del 2013, ovvero 18,5 mld di euro. Il deficit ISTAT, valido ai fini europei, dovrebbe pertanto attestarsi attorno ai 42,5 miliardi di euro, praticamente lo stesso dato del 2013.

Visto che il PIL è stato rivisto al rialzo nell’autunno del 2014 per tener conto, tra le altre cose, dell’economia criminale, il deficit/PIL si dovrebbe attestare al 2,6-2,7% del PIL. Con il vecchio PIL, saremmo al 2,9-3%.

Se ci interessa capire cosa succederà all’esame di primavera dei nostri conti pubblici, quello che conta è il dato ISTAT. Se invece ci interessa capire quale è la dinamica effettiva dobbiamo guardare al dato Banca d’Italia. Quest’ultimo, infatti, coincide con la variazione del debito che nel 2014 (66,2 miliardi) è stato di poco superiore al fabbisogno delle Amministrazioni pubbliche (65,8 miliardi). Sul fabbisogno ha inciso per 4,7 miliardi il sostegno finanziario ai paesi dell’area dell’euro.

Ovviamente il debito in rapporto al PIL non è più confrontabile con quello degli anni scorsi, a causa del ricalcolo del PIL con l’inclusione tra le altre cose dell’economia criminale. Stimando un nuovo PIL a fine 2014 attorno a 1.620 mld di euro, arriviamo ad un debito/PIL di quasi il 132%. Con il vecchio PIL, saremmo probabilmente ad un debito/PIL del 137-138%. 

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