A Termini, tra le bande che minacciano i turisti

A Termini, tra le bande che minacciano i turisti

Roma non è una città per i turisti. Spennati, raggirati, minacciati: per milioni di visitatori le vacanze nella Capitale si trasformano in un incubo. Un videoreportage in quattro puntate per raccontare le difficoltà quotidiane di chi visita la città più bella del mondo. Il racket di ambulanti e guide abusive all’ombra del Colosseo, il business degli alberghi illegali: uno su due non ha licenza né sicurezza. L’assalto dei borseggiatori alle stazioni del treno ma anche i raggiri di tassisti imbroglioni, berline non autorizzate e risciò.

(TERZA PARTE). A Roma i turisti diventano un bersaglio fin dal loro arrivo in città. Neanche il tempo di scendere dal treno. La stazione Termini è il principale scalo ferroviario italiano, qui ogni giorno transitano almeno 450mila persone, che diventano 800mila nelle festività. Una città nella città, che deve fare i conti con un microcosmo di illegalità e degrado. Non ci sono solo borseggiatori, parcheggiatori improvvisati e tassisti abusivi che circondano i piazzali della stazione. Dentro lo scalo gli stranieri in vacanza vengono assaliti da vere e proprie bande. Simone Ainis Buscherini è il responsabile della protezione aziendale di RFI per il Lazio. A colloquio con Linkiesta racconta il fenomeno: «Sono soggetti che approfittano dell’ingenuità di alcuni viaggiatori, in gran parte turisti. Parliamo di portabagagli abusivi, venditori di cibi e bevande, altri soggetti invece si preoccupano di aiutare i viaggiatori a fare il biglietto nelle macchinette automatiche chiedendo insistentemente una remunerazione economica».

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Vestiti casual, laccetti blu al collo e penne in mano quasi a confondersi tra i dipendenti Fs. I nuovi padroni di Termini assediano i malcapitati, si muovono rapidi tra biglietterie automatiche e sportelli bancomat. Si improvvisano factotum e prediligono i turisti. Li molestano e li minacciano. Giocano sempre in superiorità numerica, pronti a dileguarsi in caso di controlli per poi ripresentarsi poco dopo. Gruppi di stranieri, in prevalenza est europei, che da un po’ di tempo si sommano ai vecchi abusivi. Uno sbarco non privo di conflittualità per la conquista degli spazi e le quote di mercato. Qui da anni spadroneggiano gli storici abusivi italiani. «Ormai li conosciamo tutti – spiegano dal Gruppo Ferrovie dello Stato – ma possiamo agire fino ad un certo punto. Chi deve intervenire è la Polizia Ferroviaria».

Per garantire la sicurezza ormai bisogna blindare la stazione. «Il nostro progetto – spiegano le Fs – prevede la delimitazione dello scalo in un’area commerciale e in quella ferroviaria»

Basta accendere una telecamera e in pochi minuti si viene avvicinati senza troppi convenevoli. «Sono io che comando qui», spiega un uomo con accento meridionale e un mucchio di calzini sul braccio. «Che state facendo? Non dovete riprendermi perché altrimenti non posso lavorare». Dopo di lui arriva quello che tutti chiamano “il Milanese”, uno storico facchino abusivo di Termini. Anche lui infastidito dalle riprese video. «Se mi inquadrate faccio un casino, questi di Trenitalia non ci fanno lavorare ed è uno scandalo. Ma io che devo fare? Ho scritto cinque lettere al governo e non ho lavoro». Giù la telecamera, arrivederci.

Da mesi Ferrovie e Polfer hanno unito le forze per arginare l’abusivismo. Dopo i cartelli coi segnali di pericolo affissi un po’ ovunque, sono arrivate le transenne controllate dagli addetti Fs che permettono l’accesso ai binari solo ai viaggiatori col biglietto. Per garantire la sicurezza ormai bisogna blindare la stazione. Spiega Ainis: «Il progetto che abbiamo realizzato partirà prima dell’estate. Prevede la delimitazione della stazione Termini in due grandi aree, quella commerciale e quella ferroviaria dove sarà possibile accedere solo muniti di biglietto». Nel frattempo le biglietterie automatiche vengono presidiate dal personale della Protezione Aziendale Fs che a Termini si muove anche in borghese. A passeggio in stazione si vedono frequenti pattugliamenti di Polizia, Carabinieri e vigilanza privata. L’allerta terrorismo fa la sua parte, ma gli abusivi resistono. E si reinventano ogni giorno.

Si riuniscono sulle banchine, poi salgono e scendono dai convogli sfilando portafogli e telefonini

Scendendo nella metropolitana la musica non cambia. Oltre a suonatori e mendicanti, lungo le linee A e B corrono gruppi di giovanissimi borseggiatrici, alcune di loro minorenni, talvolta incinte. Si riuniscono sulle banchine, poi salgono e scendono dai convogli sfilando portafogli e telefonini. Quelli dei turisti, ancora meglio. L’ex sindaco Francesco Rutelli non ha dubbi: «Decoro urbano significa anche combattere l’intimidazione e il pizzo sui biglietti della metropolitana, comprese quelle persone che presidiano le macchinetta automatiche». In Campidoglio conoscono la situazione. «Particolare attenzione è stata rivolta all’attività di contrasto ai cosiddetti reati predatori che vengono perpetrati sui mezzi pubblici» spiega Rossella Matarazzo, vicecapo di gabinetto del sindaco con delega alla Sicurezza. «In collaborazione con le altre forze di polizia vengono svolti quotidianamente servizi di prevenzione e repressione sui mezzi pubblici e nelle principali stazioni delle metropolitane». Ma nella “subway” capitolina è di casa anche l’abusivismo commerciale. I corridoi della centralissima stazione Piazza di Spagna (linea A) si trasformano spesso in un suk. Il tutto a pochi passi dai negozi dello shopping, il tutto vissuto come l’ennesima consuetudine romana. 

(CONTINUA)

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