Gli Stati Uniti della Grande Austria, l’utopia della pace

Gli Stati Uniti della Grande Austria, l’utopia della pace

Come tutti sanno, i grandi movimenti della storia passano per snodi cruciali. Se Francesco Ferdinando non fosse stato ucciso, forse non ci sarebbe stata la Prima Guerra Mondiale, non ne sarebbe seguito il dopoguerra, la crescita dei fascismi, la Seconda Guerra Mondiale, e così via. Forse, cosa che invece non tutti sanno, l’Austria sarebbe scomparsa per lasciare il posto a un’altra entità: gli Stati Uniti della Grande Austria, che – chissà – oggi magari avrebbe avuto un peso politico maggiore o uguale alla Germania della Merkel.

Si trattava di un progetto di riforma dell’assetto dell’Impero Austro-Ungarico. Lo avevano immaginato alcune teste d’uovo vicine all’arciduca e a sua moglie, capeggiate da Aurel Popovici, difensore dei diritti della Transilvania. L’idea era di ridisegnare l’impero in una serie di stati a matrice etnico-linguistica, confederati sotto il controllo di un imperatore. Ognuno avrebbe avuto autonomia politica ed economica, limitando le tensioni che agitavano, in quegli anni, l’impero.

L’Austria-Ungheria contava, al proprio interno, undici gruppi nazionali. Il potere era nelle mani di tedeschi e ungheresi (che, insieme, erano il 44% della popolazione complessiva), gli altri nove erano Cechi, Croati, Polacchi, Romeni, Ruteni, Serbi, Slovacchi, Sloveni e Italiani. La complessità etnico-politica rendeva difficile il governo del Paese, le rivolte erano continue e si accompagnavano ad atti di terrorismo pericolosi. Tanto che anche il principe ne sarebbe rimasto coinvolto. Il disegno degli Stati Uniti d’Asburgo avrebbe cercato un compromesso tra le etnie, una distribuzione del potere più equa e la distensione delle proteste. Avrebbe anche ridotto l’ampiezza dell’Ungheria e proprio per questo trovò sempre opposizione negli ambienti magiari della corte, e non passò mai.

Più o meno, il territorio sarebbe stato diviso così:

In lingua tedesca

Deutsch-Österreich (Austria tedesca, Austria e parte dell’Italia (Alto Adige) e Repubblica Ceca meridionale), di lingua tedesca

Deutsch-Böhmen (Boemia tedesca, parte nordoccidentale della Repubblica Ceca), di lingua tedesca

Deutsch-Mähren (Moravia tedesca, parte nordorientale dell’odierna Repubblica Ceca), di lingua tedesca

Lingue varie

Böhmen (Boemia, parte meridionale e centrale della Repubblica Ceca), di lingua ceca

Slowakenland (Slovacchia), in lingua slovacca

West-Galizien (Galizia occidentale e parte della Polonia), di lingua polacca 

Ost-Galizien (Galizia orientale e parte dell’Ucraina), di lingua ucraina o rutena

Ungarn (Ungheria), in ungherese

Seklerland (Szeklerland e Romania), anche questo in lingua ungherese

Siebenbürgen (Transilvania, parte di Romania e Ungheria), di lingua romena

Trient (TrentinoItalia), di lingua italiana

Triest (GoriziaTrieste e Istria occidentale), di lingua italiana

Krain (Carniola, corrisponde all’odierna Slovenia, più parti dell’odierna Carinzia austriaca, del Tarvisiano e dell’Oltremura ungherese), di lingua slovena

Kroatien (Croazia), di lingua croata

Woiwodina (Voivodina, parte della Serbia e della Croazia), di lingua serbo-croata
 

La storia non si fa mai con i sé, ma è con i sé che si può comprendere la portata reale degli eventi. Se il progetto fosse passato, forse l’arciduca non sarebbe mai morto. L’Impero avrebbe subito un cambiamento, ma sarebbe rimasto vivo. Non ci sarebbe mai stata la Prima Guerra Mondiale, e tutto ciò che ne è seguito. E chissà quante altre cose non sarebbero accadute. Vivremmo in un mondo diverso, sotto ogni aspetto. Forse: perché le variabili sono infinite e giocano brutti scherzi, e chissà, magari non ci saremmo nemmeno.

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