I camerati si riprendono Milano. E indisturbati ricordano i loro caduti

I camerati si riprendono Milano. E indisturbati ricordano i loro caduti

«Un giorno come non si era mai visto a Milano». Lo definiscono così i molti militanti di estrema destra che il 29 aprile si sono riuniti nei pressi di viale Argonne, di fronte alla chiesa di Nereo e Achilleo per commemorare Sergio Ramelli, militante del Fronte della Gioventù morto il 29 aprile 1975. Questa volta però non si è trattato del solito corteo, ma di una serata all’insegna di musica, poesia, canti e ricordi in memoria dei “caduti per la Patria”. È una novità per i «camerati» milanesi che negli scorsi anni non erano riusciti ad avere una serata tutta per loro, ma solamente un momento di preghiera e di marcia. Secondo gli organizzatori erano in più 3mila, in realtà molto meno. Ma è comunque un evento storico per la cittadinanza milanese che, nemmeno sotto le giunte di centrodestra di Letizia Moratti e Gabriele Albertini, aveva assistito a una commemorazione di questo genere. 

Sul palco allestito per l’occasione campeggia uno striscione nero con la scritta “Onore ai camerati caduti” e sullo sfondo le gigantografie di Carlo Borsani, Sergio Ramelli e Enrico Pedenovi. Il simbolo del ricordo è rappresentato dalle fiaccole accese che illuminano la piazza in religioso silenzio quando dal palco si pronunciano i nomi dei tre camerati caduti. Fiaccole che si trasformano poco dopo in una selva di braccia tese sulle note di una melodia che tutti ripetono come un mantra, convinti più che mai che “il futuro appartiene a noi”. Se qualcuno si aspettava qualche scontro con i partecipanti alla manifestazione antifascista di piazzale Dateo è stato smentito dai fatti. Ingente il dispiegamento di forze di polizia, ma tutto è scivolato via tranquillo. Qualche protesta è arrivata dal braccio destro del sindaco Pisapia Paolo Limonta che in una foto strappa il manifesto per Ramelli. 

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Una volta terminata la manifestazione i militanti di destra si sono spostati verso via Paladini, per andare a deporre un fiore alla lapide di Sergio Ramelli. Il 13 marzo 1975 Ramelli, studente di chimica industriale all’Itis “Ettore Molinari” e militante del Fronte della Gioventù, viene aggredito a colpi chiave inglese probabilmente ad opera di militanti di Avanguardia Operaia, morirà dopo 48 giorni di coma (proprio il 29 aprile). Secondo quanto raccontò poi tempo dopo la madre Anita Ramelli, sembra che Sergio fu costretto a lasciare l’istituto Molinari a seguito di diverse aggressioni subite per via di un tema realizzato in cui lo stesso Sergio manifestava le sue posizioni politiche, oltre a condannare le posizioni delle Brigate Rosse. Da quel momento in poi Ramelli venne accusato di essere un fascista.     

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Ricordato anche il camerata Borsani. “….il 27 Aprile viene prelevato, insieme al Magg. Bertoli, e trasferito in una cella del palazzo di giustizia insieme ad altri detenutu politici. La mattina del 29 Aprile alcuni partigiani, rimasti sempre sconosciuti, si presentano con documenti del C.L.N. ed ottengono il permesso di trasferirlo in altro logo. Il Magg. Bertoli si fa avanti offrendosi di accompagnarlo, ma i partigiani lo respingono, ed alla sua proposta di dargli gli effetti personali rispondono : “Dove va lui non servono”. Condotto presso la scuola di viale Romagna subisce un sommarrio e criminoso processo. Condannato a morte è assassinato, insieme a Don Tullio Cacagno, direttore di “Crociata Italica”, in piazzale Susa.  Prima che l’esecuzione avvenga, Bersani trae dal portafogli la prima scarpetta di lana della figlia Raffaella, la bacia e per l’ultima volta grida “Viva l’Italia”.

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