Portineria MilanoRegionali 2015: al voto tra indagati, scandali e inchieste

Regionali 2015: al voto tra indagati, scandali e inchieste

Ogni tornata elettorale ha la sua pena. E le prossime regionali di fine maggio non sono da meno. Sette regioni al voto, da nord a Sud. I cittadini di Veneto, Liguria, Marche, Toscana, Umbria, Campania e Puglia dovranno scegliere i nuovi governatori. Ma il tutto avviene in un momento storico in cui le amministrazioni regionali sono sotto attacco del governo e soprattutto sono stritolate dalle inchieste giudiziarie. La commistione tra il pubblico e privato nella gestioni degli appalti, tra infrastrutture e sanità, ha di fatto cancellato i quasi vent’anni di governo di Roberto Formigoni in Lombardia. Poi sono emersi gli scandali nei consigli regionali, con gli sprechi di denaro pubblico. Sono centinaia i consiglieri regionali indagati per peculato. In questo quadro desolante resta l’immagine dell’ultima tornata elettorale in Emilia Romagna, con le primarie del Partito Democratico ai minimi storici e un’affluenza al voto più bassa che mai. Ma sono soprattutto le inchieste della magistratura a spaventare ancora e a pesare nel segreto dell’urna.

La commistione tra il pubblico e privato nella gestioni degli appalti, tra infrastrutture e sanità, ha di fatto cancellato i quasi vent’anni di governo di Roberto Formigoni in Lombardia

In Liguria tra i casi Paita, Burlando e “rimborsopoli”
In Liguria a tenere banco è il caso Paita che pur non avendo trovato particolari ostacoli nel vincere le primarie nonostante un blocco di potere di sostegno tutt’altro che irreprensibile, ora deve fare i conti con l’inchiesta della procura di Genova che le accusa di omissione di atti d’ufficio e concorso in disastro e omicidio colposo. Le accuse risalgono ai tempi dell’alluvione di Genova del 9 e 10 ottobre per cui i pm di Genova la chiamano a rispondere come assessore alla Protezione civile. Nelle carte i pm affermano che Paita e la condannata Gabriella Minervini, dirigente del settore Protezione civile, non avrebbero lasciato l’allarme meteo per tempo con l’effetto di aver «gravemente ritardato l’avvio delle misure di protezione civile», ritardi che «cagionavano – scrivono ancora i pm – la morte per annegamento di Antonio Campanella».

Strenua difesa della Paita la sta facendo e la farà Matteo Renzi, che domenica inaugurerà il tour a sostegno dei candidati alle regionali proprio da Sanremo proprio. Oltre a lui è sceso in campo pure il cardinale e arcivescovo di Genova Angelo Bagnasco che accusa la magistratura italiana di inchieste a orologeria. Una ingerenza nella vita dello Stato non accettabile, non tanto per la critica alla magistratura (basterebbe comunque dare un occhio al codice di procedura penale per capire che i tempi da ottobre 2014 a oggi sono stati perfettamente rispettati) quanto per il ruolo che vorrebbe la Chiesa fuori da partite politiche.

Oggi Paita è candidata alla presidenza della regione Liguria dove la poltrona è occupata da un altro indagato eccellente, Claudio Burlando che per la procura di Savona deve rispondere dell’accusa di disastro ambientale legato all’attività della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure. Quaranta indagati nell’ambito dell’inchiesta e tra di loro anche Renzo Guccinelli, assessore regionale allo sviluppo economico.

Regione Liguria fa il pieno di indagati anche tra i consiglieri uscenti nell’ambito di una delle tante inchieste “rimborsopoli”: per le spese pazze sono indagati 27 consiglieri tra cui il presidente del consiglio regionale Michele Boffa, gli assessori Guccinelli e Rossi e l’ex candidato leghista Edoardo Rixi.

Oggi Paita è candidata alla presidenza della regione Liguria dove la poltrona è occupata da un altro indagato eccellente, Claudio Burlando che per la procura di Savona deve rispondere dell’accusa di disastro ambientale legato all’attività della centrale a carbone Tirreno Power di Vado Ligure

La Campania di De Luca
Da destra a sinistra la Campania non se la passa di certo bene. Anche qui le procure dicono la loro sul voto. Il caso emblematico è chiaramente quello del candidato del Partito Democratico, uscito vincitore dalle primarie Vincenzo de Luca: l’uomo di Matteo Renzi in Campania, uno che «non tengo più il conto degli avvisi di garanzia che ho avuto in vent’anni», si ritrova accusato di abuso d’ufficio, condannato in primo grado, dunque decaduto dalla sua attuale carica di sindaco di Salerno per alcuni giorni, e poi reintegrato da una sentenza del Tar in attesa di una pronuncia definitiva della Corte Costituzionale.

Questo ultimo passaggio apre un paradosso che ha dell’assurdo nell’applicazione della legge Severino: può infatti legittimamente candidarsi, ma una volta eletto potrebbe essere sospeso dall’incarico di presidente di regione. Così è previsto dall’articolo 8 della legge che prevede la sospensione anche per condanna non definitiva di cariche tra cui il presidente di regione se giudicato per reati di corruzione, concussione, peculato e appunto abuso d’ufficio.

Il caso De Luca però non è l’unico a colpire il consiglio regionale della Campania: anche qui tengono banco le inchieste sui rimborsi che hanno riguardato tutto l’arco parlamentare e sui rapporti con la camorra che hanno portato sotto la lente d’ingrandimento dei pm, su tutti nelle ultime indagini Biagio Iacolare, vicepresidente Udc del consiglio regionale, uscito prima del processo perché i reati risultano prescritti. Senza contare le indagini che riguardano le giunte locali di Ercolano, Giugliano e Ischia.

La bomba Mose sotto il Veneto
In Veneto Luca Zaia cerca di avere una nuova riconferma come governatore. È rimasto immune dalle inchieste dello scorso anno che hanno fatto strage di politici, dall’ex governatore Giancarlo Galan fino agli esponenti di centrosinistra di Venezia. Le indagini vanno avanti. E gli schizzi di fango potrebbero arrivare da un momento all’altro, nella riedizione dell’asse tra Forza Italia e Lega Nord.

Per questo motivo non può stare tranquilla neppure Alessandra Moretti, mai toccata da inchieste ma con un partito in subbuglio, dove sono in tanti, a partire da Davide Zoggia, ex presidente della provincia della città lagunare e deputato di peso del Pd. Non può stare tranquillo neppure il sindaco di Verona Flavio Tosi, da poco uscito dalla Lega: la commissione antimafia lo ha messo sotto i riflettori ed è ancora fresca la polemica con Report di Milena Gabanelli.

La sanità dell’Umbria
In Umbria a cercare la riconferma per il centrosinistra è Catiuscia Marini, presidente di Regione in carica, avendo vinto le elezioni del 2010 dopo essere arrivata prima nelle primarie. A sfidarla è Claudio Ricci – candidato di un centrodestra unito che vede Forza Italia, Area Popolare (Ncd+Udc), Fratelli d’Italia e Lega Nord/Noi con Salvini.

Qui le inchieste della magistratura non hanno toccato i consiglieri regionali ma è di nemmeno un anno fa la condanna la condanna per l’ex governatrice del Partito Democratico Maria Rita Lorenzetti, per l’ex assessore alla sanità Maurizio Rosi e l’ex direttore generale alla sanità Paolo Di Loreto. Sono stati condannati per falso in uno scandalo della sanità umbra. E hanno rappresentato per anni i vertici del sistema sanitario regionale.

Marche e i 66 indagati
Oltre alle giravolte politiche di Gian Mario Spacca, passato dal Pd al sostegno di Forza Italia,  ancora calda l’indagine rimborsopoli dove sono finiti sotto indagine 66 persone. Tra queste c’è lo stesso Spacca, che corre per il terzo mandato. L’inchiesta riguarda le spese dei gruppi consiliari dal 2008 al 2012 e colpisce quasi l’intera giunta di centrosinistra: il segretario regionale del Pd Francesco Comi, l’ex vice presidente della Giunta Paolo Petrini, ora deputato del Pd.

L’inchiesta marchigiana riguarda le spese dei gruppi consiliari dal 2008 al 2012 e colpisce quasi l’intera giunta di centrosinistra: il segretario regionale del Pd Francesco Comi, l’ex vice presidente della Giunta Paolo Petrini, ora deputato del Pd.

Di più a essere stato travolto è stato l’intero ufficio di presidenza del Consiglio regionale e 23 capigruppo della legislatura presente e di quella passata. Le ipotesi di reato sono peculato o concorso in peculato. Le contestazioni riguardano i rimborsi chiesti per pranzi, cene, convegni di cui non è stato provato lo svolgimento, libri che esulano dalla formazione politica (uno sul piacere delle donne), app per i telefonini. Un’inchiesta trasversale che potrebbe penalizzare anche il candidato del Pd Luca Ceriscioli. 

La Toscana felix dove si fa campagna elettorale su Mps
Nella regione del premier Matteo Renzi non ci sono stati casi di rimborsopoli, ma nello scontro tra il candidato del Partito Democratico Enrico Rossi e quello della Lega Nord Claudio Borghi emergono spesso gli scandali delle inchieste sul Monte dei Paschi di Siena e su Banca Etruria, dove lavorava il padre del ministro Maria Elena Boschi. Non è un caso che il candidato leghista continui a battere su queste vicende durante la sua campagna elettorale. Giacomo Giannarelli è  il candidato in Toscana del Movimento 5 Stelle, mentre a sinistra emerge Giovanni Fattori, come in Liguria un esponente che punta a rosicchiare voti ai democratici. Perché al netto delle inchieste resta comunque la crisi dei partiti. 

Nella Puglia dell’ex pm
In Puglia Matteo Renzi non deve mettere la faccia per nessuno, più travagliato è stato il parto per il nome che correrà a destra. Alla fine la scelta è caduta sua una esponente storica come Adriana Poli Bortone. Qui la mano giudiziaria negli ultimi anni ha sfiorato il palazzo della politica più di una volta: il governatore uscente Nichi Vendola è stato coinvolto in due inchieste sulla sanità, da cui ne è uscito indenne con recente assoluzione anche in appello.

Per Raffaele Fitto, ex presidente di Regione Puglia, prima di volare a Roma eletto nelle liste del Pdl, Il sostituto procuratore generale presso la Corte di Appello di Bari, Donato Ceglie, ha chiesto il non luogo a procedere nei confronti dell’ex ministro Raffaele Fitto per prescrizione di reati contestati nel processo di secondo grado ‘Fiorita’. In primo grado, nel febbraio 2013, il Tribunale aveva condannato Fitto a 4 anni di reclusione per corruzione, illecito finanziamento ai partiti e un episodio di abuso d’ufficio, assolvendolo dalle accuse di peculato e da un altro abuso d’ufficio.

Ultimo in ordine di tempo è il consigliere regionale Tato Greco del Nuovo Centrodestra, finito nel mirino della magistratura di Bari per un giro di false fatture. Greco è indagato per ricettazione continuata nell’inchiesta che ha coinvolto anche l’imprenditore Francesco Della Noce, accusato di riciclaggio e nominato il “Madoff” di Bari.

Insomma, consiglio che vai, indagato che trovi.