Portineria MilanoScajola è come Lazzaro: il flop dei pm che non riescono a condannarlo

Scajola è come Lazzaro: il flop dei pm che non riescono a condannarlo

Claudio Scajola. O anche il politico più archiviato d’Italia, uscito indenne da diverse inchieste della magistratura sempre senza una condanna. Lui stesso, che non ha mai in questi anni attaccato la magistratura a differenza del leader del centrodestra Silvio Berlusconi, dopo l’ennesima archiviazione sul caso dei dossier segreti, commenta così: «Il mio vescovo amava dire: ‘Sei come Lazzaro…’. Spero abbia ragione. Di certo quando si vede riconosciuta la propria innocenza, la propria correttezza, non si sa se gioire del riconoscimento ricevuto ‎o infuriarsi per l’ingiusto, ennesimo massacro mediatico subito da me, dalla mia famiglia, dai miei amici e sostenitori sulla base di accuse inconsistenti e gonfiate ad arte per alimentare un caso. Sa a cosa preferisco pensare? Al lungo elenco di assoluzioni, proscioglimenti e archiviazioni che sto inanellando». Del resto, viene quasi da rispolverare i manuali di garantismo nel leggere le vicende giudiziarie dell’ex ministro dell’Interno, collettore nella sua carriera politica di almeno sette indagini finite poi nel nulla, con archiviazioni, assoluzioni talvolta qualche prescrizione. È dal 1983 che si va avanti così, quando da sindaco di Imperia finì nello scandalo sulla scalata della Mafia ai casinò italiani: dopo 70 giorni di carcere a San Vittore è stato assolto nel 1989 con formula piena. L’ultima in ordine di tempo è invece del 28 maggio 2015. Il pm di Roma Sergio Colaiocco ha chiesto l’archiviazione delle accuse per «sottrazione illecita di atti»

Viene quasi da rispolverare i manuali di garantismo nel leggere le vicende giudiziarie dell’ex ministro dell’Interno, collettore nella sua carriera politica di almeno sette indagini finite poi nel nulla

È una storia di almeno due anni fa, quando Scajola fu accusato di avere dei dossier su alcuni suoi colleghi di partito. Al momento del sequestro dei documenti, il 17 aprile 2013, due giorni dopo che erano cessate le prerogative parlamentari di Scajola, i principali organi di informazione parlarono di “dossier segreti” detenuti illecitamente dall’ex ministro. Secondo il pubblico ministero, invece, a due anni di distanza dalle accuse e dall’apertura del fascicolo, quelle carte non erano classificate come segrete o riservate: Scajola aveva tutto il diritto di conservarle.  Altro giro, altra corsa.

Più noto è il caso dell’appartamento al Colosseo. La vicenda scoppia nel maggio 2010. Scajola si dimette da ministro. A luglio 2011 la procura di Perugia archivia senza recapitare nemmeno un avviso di garanzia. Ad agosto 2011, però, l’avviso arriva da Roma per finanziamento illecito ai partiti. Il 27 gennaio 2014 Scajola viene assolto con formula piena (a reato prescritto, dunque il giudice rileva la manifesta innocenza dell’imputato). La procura ricorre: a settembre 2014, nel secondo grado di giudizio, Scajola è stato prosciolto per decorsi termini di prescrizione. Nel frattempo, nel novembre del 2010 riceve un avviso di garanzia dalla procura di Imperia per associazione a delinquere nella realizzazione del porto di Imperia. Due anni dopo , siamo nel gennaio del 2010, il fascicolo viene archiviato su richiesta dello stesso procuratore che aveva lo aveva indagato.

Nel novembre del 2012 Scajola finisce sui giornali per la tangente più grande della storia d’Italia. La procura di Napoli gli la richiesta a Finmeccanica di una tangente da 500 milioni di euro per la vendita (mai realizzata) di fregate Fremm al Brasile. Il 31 gennaio 2015 lo stesso pm, John Henry Woodcock, che lo aveva iscritto nel registro degli indagati archivia le accuse.

Più spinoso il caso Marco Biagi, il giuslavorista ucciso dalle Brigate Rosse il 19 marzo 2002, privato nel 2001 della scorta. Qui la posizione di Scajola, all’epoca ministro dell’Interno, fu archiviata dalla procura di Bologna nello stesso anno, poi fu riaperta nel 2015, tredici anni dopo, dallo stesso pm, Antonio Guastapane: il reato era già stato dichiarato prescritto nel 2009 dalla stessa procura. L’11 maggio 2015 il tribunale dei ministri, sezione di Bologna, senza attendere le determinazioni di Scajola e senza autorizzare la procura a procedere a interrogatorio nei suoi confronti, ha dichiarato prescritte dal 2008 le accuse a carico dell’ex ministro dell’Interno e dell’ex capo della Polizia, Gianni De Gennaro

Nel 2013, luglio, è la volta di un’inchiesta per detenzione illecita di anfora romana presso l’abitazione di Imperia. Al momento del sequestro (siamo alla quarta perquisizione presso casa Scajola) la moglie dell’ex ministro esibisce il permesso di regolare detenzione dell’anfora

Nel 2013, luglio, è la volta di un’inchiesta per detenzione illecita di anfora romana presso l’abitazione di Imperia. Al momento del sequestro (siamo alla quarta perquisizione presso casa Scajola) la moglie dell’ex ministro esibisce il permesso di regolare detenzione dell’anfora firmato dal soprintendente ai beni archeologici della Liguria. L’anfora viene comunque prelevata. Nel marzo 2015, lo stesso pm che ha avviato il procedimento ha chiesto l’archiviazione del caso. Ma non è ancora tutto finito.

Su Sciaboletta pende ancora il Caso “Matacena”. Scajola è stato arrestato l’8 maggio 2014 in un albergo di Roma per «tentativo di procurata inosservanza di pena», ovvero aver favorito la latitanza dell’ex parlamentare di Forza Italia Amedeo Matacena. L’indagine è condotta dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Quando viene richiesta dal pm l’aggravante mafiosa collegata al presunto reato contestato viene rigettata prima dal gip e poi dal tribunale del riesame. Scajola resta però nel carcere romano di Regina Coeli per 40 giorni. Poi fino a novembre resta confinato ai domiciliari. Dal 13 novembre 2014 a tutt’oggi gli è imposto il regime dell’obbligo di residenza: può parlare al telefono liberamente, incontrare chiunque, ma non deve allontanarsi dal comune di residenza, Imperia. 

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