Mafia Capitale, il business dei migranti dietro la rivolta di Tor Sapienza

Mafia Capitale, il business dei migranti dietro la rivolta di Tor Sapienza

Nei giorni dei tumulti di Tor Sapienza è diventata il simbolo della resistenza pacifica. Il volto segnato dalla stanchezza e dalla preoccupazione, Gabriella Errico gestiva il centro di accoglienza di via Morandi. Quello assaltato con pietre, bottiglie, cassonetti incendiati, ma anche con insulti e minacce di morte. Per settimane la borgata romana è stata al centro dei riflettori ospitando la passerella di politici e telecamere. La Errico, insieme agli ospiti africani e agli operatori della coop Un Sorriso, era asserragliata nel centro di accoglienza. Tentava di rassicurare i rifugiati e stabilire un dialogo coi cittadini imbufaliti. Alla fine i migranti hanno dovuto fare le valigie. Oggi la leccese di 44 anni trapiantata a Roma ritrova il suo nome nell’ordinanza di custodia cautelare di Mafia Capitale bis. È indagata per concorso in turbativa d’asta, la procura aveva chiesto il suo arresto ma il gip Flavia Costantini ha rigettato la richiesta.

Fiumi di denaro, gare truccate, funzionari corrotti. Il business dell’accoglienza e l’emergenza abitativa sono asset centrali negli affari di Mafia Capitale

L’emergenza continua. Mentre i governatori di centrodestra del Nord minacciano di non accogliere più migranti e si dicono pronti a bloccare le prefetture, a Roma si studiano le carte di Mafia Capitale. Fiumi di denaro, gare truccate, funzionari corrotti. Il business dell’accoglienza e l’emergenza abitativa sono asset centrali negli affari della cupola. Alla Errico gli inquirenti contestano di «aver aderito alla richiesta di Buzzi permettendogli di vincere la gara» per i servizi di portierato e manutenzione dell’area verde dei residence per l’emergenza abitativa di Valcannuta e via Montecarotto. Era il luglio 2014. La coop Un Sorriso, di cui Errico è la responsabile, aveva presentato una manifestazione d’interesse legittimando l’apertura di una competizione. Ma Buzzi aveva messo gli occhi sull’affare. Scrivono gli inquirenti che l’assenza di partecipazione degli altri competitori era «frutto di accordi collusivi, con i quali erano stati contratti debiti di riconoscenza». 

Così il capo della coop 29 Giugno si attiva immediatamente. Contatta la Errico, le chiede in tono allusivo: «Ma poi c’è stato qualche problema lì sull’emergenza alloggiativa? M’avevi detto che…insomma….se ti posso vedere». Lei lo rassicura: «Tranquillo, hanno solo…non sono riuscita a bloccare la cosa ma quello tanto non è partecipazione, manifestazione d’interesse, punto». La responsabile della coop Un Sorriso ribadiva all’interlocutore di stare «sereno» perché alla manifestazione d’interesse non sarebbe seguita una loro partecipazione: «Hanno semplicemente risposto perché vanno di default…vanno però poi dopo non c’è la continuazione, quindi hanno fatto solo la manifestazione…tutto qua…cioè hanno risposto a… ecco, ok? tranquillo». In conclusione di telefonata, Buzzi le chiedeva se avesse potuto incontrarla qualora fossero insorti problemi e la Errico rispondeva: «Certo, a disposizione». Alla fine la coop della Enrico si fa da parte e la gara finisce nelle mani di Salvatore Buzzi. 

Gabriella Errico: «Durante la rivolta di Tor Sapienza mi chiamò Buzzi. Mi disse “Non ti preoccupare, ora faccio un paio di telefonate e sistemo”»

Moral suasion o pressioni? Il quadro che emerge dalle carte di Mafia Capitale è inquietante. Gare cucite su misura e accordi preventivi, le coop di Buzzi fanno il ruolo del leone. La stessa Errico, a margine della prima ondata di arresti a dicembre, esprimeva le sue sensazioni in un colloquio con Carlo Bonini de La Repubblica dal titolo «L’ombra di Buzzi su Tor Sapienza». La responsabile della coop Un Sorriso rievocava i giorni di fuoco dell’assalto. «Mi chiamò Buzzi, mi disse: “resisti Gabriella, mi raccomando”, gli spiegai cosa stava succedendo: “Qui fuori è l’inferno. Sono fascisti, Salvatore. Gridano Duce Duce”. Mi rispose lasciandomi di sale: “Non ti preoccupare ora faccio un paio di telefonate e sistemo”». Seguono i racconti di pressioni e allusioni da parte della galassia Buzzi. C’è spazio anche per la questione dei residence. «Mi disse: “Questa è roba nostra. Non devi metterti in mezzo”. Capii la musica. E lo rassicurai: “Va bene, ritiro la mia manifestazione di interesse”. Ma lui insistette e, qualche giorno dopo, mi disse che c’era una persona che doveva incontrarmi sotto casa mia. Si presentò un ragazzo giovane, i capelli lunghi, su una Fiat 500. Che mi ripeté quello che mi aveva detto Buzzi». Oggi, ironia del destino, si ritrovano insieme nelle carte di Mafia Capitale. Al centro resta l’emergenza perenne, quella di senzatetto e migranti.

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