Marino è sempre più solo, adesso gli tolgono anche il Giubileo

Marino è sempre più solo, adesso gli tolgono anche il Giubileo

Commissariato e isolato. Il sindaco Marino resta al timone del Campidoglio ma è sempre più in bilico. Dopo gli attacchi e gli sberleffi delle opposizioni, adesso arriva il fuoco amico. Che dopo un’iniziale difesa d’ufficio, sembra metterlo sempre più all’angolo. Il Consiglio dei ministri starebbe pensando di affidare la regia del prossimo Giubileo della Misericordia a un commissario “esterno”, il prefetto di Roma Franco Gabrielli. Tra sorpresa, attese e smentite, c’è anche il nodo dei fondi per i cantieri, che sarebbero momentaneamente bloccati. In più arriva la bocciatura de L’Espresso che, per bocca del direttore Luigi Vicinanza, chiede le dimissioni del sindaco. «Una decisione non più rinviabile per il bene di Roma».

A novembre, prima dello scoppio di Mafia Capitale, Ignazio Marino era sull’orlo di essere scaricato dal partito. Popolarità al lumicino, rapporti ai minimi termini col Pd romano. In molti pensavano di sostituirlo. Il clamore dell’inchiesta e la lettura delle carte però hanno riabilitato il sindaco come difensore della legalità. Arriva giugno, Mafia Capitale Bis. Il sindaco viene immediatamente blindato dal premier Matteo Renzi, dal presidente del Pd Orfini e dal vicesegretario Guerini. «Rappresenta un argine al crimine organizzato». In realtà la difesa è funzionale a scongiurare la figuraccia mondiale di un commissariamento per mafia, ma soprattutto lo sbarco in Campidoglio di un sindaco grillino.

Tutti fanno quadrato intorno al sindaco. Bisogna evitare la figuraccia mondiale dello scgioglimento per mafia e l’ascesa al Campidoglio dei Cinque Stelle

Ma col passare delle ore la posizione del sindaco traballa sempre. Prigioniero di una gabbia dorata, Marino è letteralmente assediato. Le opposizioni spingono per un suo passo indietro, il consiglio comunale è impaurito dal tintinnio di manette, le commissioni azzerate. Oggi il sindaco non sembra avere potere contrattuale, il rischio è quello di avere le mani legate. Il governo ha deciso di scendere in campo per la questione Giubileo. Un evento troppo complesso, si parla di 500 milioni di euro da gestire, in un momento così delicato. Poltrone, appalti, responsabilità. Da mesi si vociferava di una «cabina di regia» che supportasse il Campidoglio nell’organizzazione dell’evento. Da subito il sindaco aveva fatto capire che non avrebbe voluto commissari sulla testa. L’intenzione del chirurgo era quella di seguire l’esempio di Rutelli, che ai tempi del Giubileo 2000 fu sindaco e commissario straordinario.

Oggi il governo pare orientato a nominare commissario il prefetto di Roma Franco Gabrielli. In Consiglio dei ministri è arrivata una bozza, che per ora è rimasta tale, del «decreto del presidente del Consiglio per il raccordo operativo tra le amministrazioni coinvolte nella realizzazione del Giubileo straordinario della misericordia». Il via libera al testo dovrebbe arrivare la prossima settimana, insieme alla definizione dei fondi e alla struttura organizzativa. Il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni ribadisce che «non sono ancora state prese decisioni» e ufficialmente da Palazzo Chigi non ci sono conferme della ricostruzione dei giornali. Intanto, oltre allo stupore che si registra in Campidoglio, si aggiunge la questione dei soldi. «I 400 milioni che sarebbero dovuti arrivare grazie a una partita di giro con la gestione commissariale del debito – scrive la cronaca romana de La Repubblica – sono stati bloccati dalle obiezioni della Ragioneria dello Stato, secondo cui la soluzione sarebbe impraticabile. Risultato? Tutto rinviato a data da destinarsi e i cantieri per il Giubileo restano fermi».

Scrive il direttore de L’Espresso: «Meglio dimettersi, meglio una soluzione choc rispetto al progressivo deteriorarsi di quel che resta di un’istituzione democratica»

Dal Campidoglio gettano acqua sul fuoco, fanno sapere che sulla regia dell’Anno Santo non sono state prese «misure amministrative su cui Comune e Governo lavorano insieme da temp». Il Comune smentisce «le frasi di irritazione nei confronti del Governo» virgolettate negli articoli di stampa «mai pronunciate dal sindaco». A proposito di stampa. Se non bastassero i problemi tecnico-politici, arrivano le pressioni dell’opinione pubblica. Come quelle de L’Espresso che, con l’ultimo numero dedicato alla Capitale, è sceso in campo per chiedere la testa del sindaco. «Meglio dimettersi – scrive il direttore Luigi Vicinanza nell’editoriale – meglio una soluzione choc rispetto al progressivo deteriorarsi di quel che resta di un’istituzione democratica». Da Largo Fochetti precisano, certo, che «Ignazio Marino è persone perbene, estraneo al malaffare», ma allo stesso tempo «Roma appare una città fuori controllo e va cercata una soluzione straordinaria». E la persona giusta, assicura Vicinanza, «è un funzionario schivo e determinato, Franco Gabrielli». Lo stesso protagonista del commissariamento del Giubileo, finito venerdì in prima pagina su La Repubblica. Il sindaco Marino è circondato.

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