L’incrocio perfetto per evitare incidenti ai ciclisti

L’incrocio perfetto per evitare incidenti ai ciclisti

In principio le strade erano dei pedoni e delle biciclette. Poi è arrivata la motorizzazione di massa e le due ruote sono state relegate in angusti spazi a bordo carreggiata, o peggio sui marciapiedi, a dividersi il poco spazio a disposizione coi pedoni. Poi vennero le piste ciclabili: nate in Olanda nel secondo dopoguerra per venire incontro ai pochi ciclisti rimasti, che morivano a un ritmo di 3.300 all’anno, divennero ben presto uno straordinario metodo di ripopolazione ciclistica. Di fatto, la leggenda dell’Olanda come nazione a due ruote nasce soprattutto lì. 

È una tendenza, questa, che ha trovato numerosissimi epigoni nel mondo, con numerose città che per ridurre la circolazione delle automobili e l’inquinamento urbano hanno trasformato le loro città per adattarle a ruote e pedali. C’è Copenhagen, che spende dai 10 ai 20 milioni all’anno in infrastrutture ciclabili e ha persino dei poggiapiedi per ciclisti fermi in prossimità ad alcuni incroci. O come Trondheim, in Norvegia, che ha un ascensore che permette ai ciclisti di affrontare senza pedalare le numerose colline della città. O come Davis, l’Amsterdam californiana, in cui il 95% delle strade della città ha una pista ciclabile. E in cui si spendono in media 1,4 milioni di dollari all’anno per progetti di mobilità ciclabile.

E a proposito di Davis e dei suoi progetti per la ciclabilità, ce n’è uno che merita un po’ di attenzione in più. Si tratta di un’idea – mutuata da esempi già in uso in Olanda – che mira a risolvere uno dei problemi più cogenti della mobilità su due ruote: quello degli incroci. Spesso infatti le piste ciclabili nascono sui rettilinei e muoiono nelle interstezioni stradali, dove le biciclette tornano nella giungla d’asfalto insieme alle automobili. 

L’idea parte da un presupposto molto semplice. Come spiega Michael Andersen dell’associazione People for Bikes, «Invece di forzare le persone che vanno in bici o in auto a guardarsi attorno di continuo per capire cosa fanno gli altri, gli incroci protetti indirizzano il traffico in modo che chiunque può vedere cosa stanno facendo gli altri semplicemente guardando avanti».

L’uovo di Colombo sono delle isole che poste ai quattro angoli delle intersezioni separano il traffico veicolare da quello ciclabile, creando un anello per le biciclette e diminuendo sensibilmente i metri in cui biciclette e automobili condividono il medesimo manto stradale, circa 6 metri per attraversamento. Il progetto, già attivo nella città di Davis, è spiegato molto bene in questo breve video. A quando in Italia?

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