Giglio Group: come diventare globali con una televisione tematica

Giglio Group: come diventare globali con una televisione tematica

Linkiesta presenta “Aim Monitor”, una vetrina per le piccole e medie imprese quotate sul mercato alternativo di Borsa Italiana. Perché un nuovo legame tra finanza ed economia reale è possibile.

Giglio Group è un network televisivo e multimediale globale nato nel 2003 con sede a Roma. La società, entrata anche nel programma Elite di Borsa Italiana nel 2014, è controllata dall’imprenditore Alessandro Giglio, genovese, classe 1965. Il fatturato di Giglio Group è pari a poco meno di 12 milioni di euro e vi lavorano 24 dipendenti. Il 7 agosto scorso, Giglio Group si è quotata al Aim, mercato di Borsa Italiana dedicato alle piccole e medie imprese,  In Italia trasmette in due canali sul digitale terrestre, Play.me e Acqua, dedicato agli sport acquatici. Il fiore all’occhiello, però, si chiama Nautical Channel, canale dedicato sempre agli sport acquatici, diffuso in 44 Paesi di quattro continenti.

Giglio Group ha chiuso il primo semestre del 2015 con ricavi per 6,68 milioni di euro, in aumento del 15.7% sullo stesso periodo dell’anno scorso.

Alessandro Giglio premette che, a un mese dalla quotazione di Giglio Group, è difficile fare un preciso bilancio dello sbarco all’Aim. Tuttavia, si dice soddisfatto per avere raggiunto l’obiettivo di quotarsi: «Stiamo lavorando per sfruttare al massimo le potenzialità derivanti dalla quotazione – osserva – In ogni caso, l’esperienza fino ad ora è positiva: il prezzo delle azioni è stabile, nonostante le borse stiano attraversando una fase complessa».  Per Alessandro Giglio la stabilità del prezzo è lo specchio di come il mercato recepisce l’attività dell’azienda, il suo percorso e le prospettive: «Siamo certi che se facciamo bene i compiti i mercati non potranno che recepirlo, se non nel breve, perlomeno nel medio periodo».

In fase di Ipo avete raccolto circa 6 milioni di euro: come li userete?
Le nostre ipotesi, formulate in fase di Ipo, restano invariate. Vogliamo investire sul canale tematico Nautical channel, relativamente al quale è stato raggiunto un accordo per trasmettere in Oman e negli Emirati Arabi Uniti. Inizieremo il 1 di ottobre. Non ci fermiamo qui, però.

In che senso?
L’obiettivo è estendere il canale televisivo in nord e sud America, Lì investiremo sicuramente parte delle risorse dell’Ipo. Altri segmenti di investimento sono la vendita di prodotti attraverso e-commerce (con tecnologia second screen) e l’acquisizione di aziende o tecnologia streaming di file audio e video per la distribuzione che completi la parte tecnologica.

Quali sono i mercati su cui puntate maggiormente? Economie consolidate o paesi emergenti?
Entrambi. Alle economie consolidate guardiamo con grande attenzione, ovviamente. Sono paesi con un importante settore nautico, settore del quale siamo il network televisivo di riferimento. Sul lusso e made in Italy puntiamo anche ai mercati emergenti. Quelli asiatici, soprattutto: Cina , ma anche Indonesia, Malesia, Giappone, Vietnam.

I mercati asiatici non se la passano bene, però. Questo modifica le vostre ambizioni?
Noi puntiamo sulla Cina, ma non siamo preoccupati e continuamo a crederci molto. Quello che è successo sui mercati finanziari è un problema slegato alla realtà, dovuto agli impulsi forse eccessivi del governo cinese che ha spinto con troppo entusiasmo dei risparmiatori impreparati verso il mercato azionario.

Pensa che l’Italia sia capace di fare fruttare le sue cosiddette eccellenze sul mercato cinese?
La Cina è un mercato immenso, in cui c’è grande interesse per l’eccellenza italiana, sinonimo di qualità, lusso, status symbol. Tuttavia, sono ancora molto poche le aziende che distribuiscono prodotti italiani in Cina, perlomeno rispetto ad altri paesi europei come Germania e Francia. Ci sono tante opportunità da cogliere: il nostro magazine dedicato al made in Italy che va in onda su Cctv, la televisione di Stato cinese, raggiunge 100 milioni di spettatori ogni settimana. Gli spazi per emergere e farsi conoscere sono tantissimi.

Secondo lei, l’e-commerce potrebbe essere la strada maestra per le imprese italiane interessate a penetrare in Cina?
Ne sono convinto. Abbiamo dalla nostra la predisposizione positiva del pubblico cinese,  il primo utilizzatore al mondo per volumi di e-commerce. Da questo punto di vista, la Cina è il paese in cui ci sono i migliori presupposti al mondo per azioni di questo tipo. Non è solo una questione di canale di vendita, però: noi cercheremo di sfruttare la capacità seduttiva delle immagini dei nostri canali televisivi. Farlo con il made in Italy è un grosso vantaggio. 

Come mai?
Perché nonostante il loro fascino e la potenza dei brand del made in Italy, non sono ancora così diffusi.

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