I diavoliThe World Trade Center

«Facciamo un gioco: una bella guerra commerciale contro la manifattura europea». I personaggi del romanzo “I diavoli” di Guido Brera escono dal libro ed entrano nella realtà. Tra funamboli e dieselgate, nei festeggiamenti del Columbus Day

12 ottobre 2015

Oltre la vetrata, New York City. Le grandi macchie scure dei parchi, le linee luminose delle strade, i grattacieli che da qui sembrano arbusti di sottobosco. All’ultimo piano, proprio dove mi trovo, in camicia bianca vicino alla trasparenza, si toccano i 1.776 metri d’altezza. Un numero che corrisponde all’anno della Dichiarazione d’Indipendenza.

Alle mie spalle, voci e tintinnio di bicchieri. Un grande party. Posso permettermi di restare qui, da solo. Decine di persone in piedi, stoffe pregiate, quadri e nicchie alle pareti. Posso permettermi molte cose. Il board della grande banca ha organizzato questi festeggiamenti per l’Italiano che ha scoperto l’America. Io sono l’uomo più potente del board.

Mi succede spesso di seguire qualcosa da vicino senza mostrare il volto. Di dirigere le operazioni a distanza. Mi chiamano il “Generale”, mi chiamo Derek Morgan.

Non ho voglia di partecipare a quest’euforia. Un’eccitazione sobria, dove nessuno perde il controllo. Allora continuo a guardare dalla vetrata. Le automobili che sembrano avvicinarsi tra loro e staccarsi lungo piste giocattolo, Manhattan e il suo caos che pare niente più di una stanza da riordinare. Il parco di Harlem River, dove la settimana scorsa hanno manifestato contro il Columbus Day. Un gran chiasso, tamburi, facce dipinte. Parlavano di colonizzazione forzata, dicevano di voler celebrare invece le ricche culture dei popoli indigeni delle Americhe.

Non esistono le Americhe, non esistono i popoli e le ricche culture. Esiste solo un’America, quella che figura nella formula “USA”. E i miti fondativi non si mettono in discussione. Cristoforo Colombo, il 1492, il 1776… Noi siamo l’unico sistema che può governare il mondo

Non esistono le Americhe, non esistono i popoli e le ricche culture. Esiste solo un’America, quella che figura nella formula “USA”. E i miti fondativi non si mettono in discussione. Cristoforo Colombo, il 1492, il 1776… Noi siamo l’unico sistema che può governare il mondo. Il disordine generale serve a mantenere l’ordine presente. Ora dobbiamo impedire che Germania, Russia o Cina si accordino e costruiscano un’alternativa. Dobbiamo farlo prima che una loro alleanza metta a repentaglio il nostro sistema.

Percorrere i metri che separano questa stanza dal livello stradale, significa coprire la distanza che rende questo grattacielo uno tra i più alti al mondo. Da qui si ha una prospettiva chiara sulle cose. La stessa che si aveva dalle Torri Gemelle, quando svettavano esattamente in questo punto. Un party in cima alla Freedom Tower aggiunge un elemento festoso all’ebbrezza del controllo. E poi, i ricordi. Che premono con la forza degli anni, sempre più pesanti mentre si sovrappongono. Qualcosa che non si può dimenticare. Una data che mi ha insegnato molto.

Perché qui, su un cavo che univa i due edifici, il funambolo Philippe Petit ha compiuto la traversata delle Torri Gemelle. 7 agosto 1974. Una lezione di equilibrio e controllo.

Il disordine generale serve a mantenere l’ordine presente. Ora dobbiamo impedire che Germania, Russia o Cina si accordino e costruiscano un’alternativa. Dobbiamo farlo prima che una loro alleanza metta a repentaglio il nostro sistema

Tocco il vetro, immaginando i suoi gesti, mentre rifletto. Il TTIP, il più grande accordo commerciale di sempre, e il TSA, e il TTP, servono a creare rapporti binari fra noi e loro, gli altri. Segmenti di relazioni utili a scomporre preventivamente alleanze alternative. Noi e la Germania, noi e la Russia, noi e la Cina. Il commercio deve essere regolamentato secondo parametri definiti all’ombra di questi grattacieli. La globalizzazione delle merci va controllata, il transito della forza lavoro filtrato da confini e frontiere. Il libero mercato è una pura astrazione da modellare sulle forme della realtà. L’unica forza davvero globale è quella del dollaro, l’unica circolazione da non irreggimentare è quella dei capitali.

Nei ricordi, il funambolo si avvia sul cavo. È vestito di nero, lascia il tetto di una torre e si avvia verso il tetto dell’altra. I suoi passi sono calcolati, freddi, tesi. La tensione di chi percorre lo spazio e il tempo. Non solo affronta le leggi fisiche, ma ne determina di nuove. Resiste, si spinge ai limiti. E oltre.

Se i tedeschi sono terrorizzati dalla nostra industria alimentare, noi blocchiamo la Volkswagen con la storia delle emissioni. Le questioni giuridiche devono essere risolte da autorità terze, apparentemente indipendenti. Le regole del commercio sono leggi che eludono la sovranità degli Stati. La regolamentazione degli scambi non è più prerogativa delle istituzioni democratiche. È una nuova forma di governo, un dispositivo invisibile di controllo. Regola il movimento delle merci per governare gli uomini. Un altro paradigma della politica, in cui le multinazionali programmano la produzione e indirizzano i mercati.

Free market. Due parole che suonano come un paradosso.

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