PeriferieQuarto Oggiaro, il “ghetto” di Milano alza la testa

«Non siamo più il Bronx di qualche anno fa». Gli onesti fanno, e i delinquenti disfano, ma il quartiere si aggrega e reagisce - VIDEO

Quarto Oggiaro, periferia Nord di Milano. Il quartiere che tutti chiamavano “Bronx” o “Barbon City” è diventato negli anni un laboratorio sociale e un modello per le altre periferie. Quasi 50mila abitanti, un conglomerato di case popolari, cinque parrocchie, una neonata moschea. E più di venti associazioni create dagli abitanti. Qui, dopo la chiusura dei manicomi, sono stati sistemati molti pazienti psichiatrici. Qui sono arrivati prima gli immigrati dal Veneto e dal Piemonte, poi quelli dal Sud Italia nel secondo dopoguerra. E dagli anni Novanta in poi gli stranieri, che oggi sono circa il 20 per cento della popolazione, quasi tutti provenienti dal Nord Africa. Piazza Duomo da qui sembra lontanissima. Qualcuno la chiamerebbe banlieue, qualcun altro un ghetto. Ma Quarto Oggiaro non è più quella di una volta.

Dalla fine degli anni Quaranta in poi, con i meridionali nel quartiere è arrivata anche la criminalità. Mafia, ’ndrangheta e camorra si erano spartite le strade, controllando lo spaccio di droga e le occupazioni abusive delle case popolari. Se pagavi, loro ti sfondavano le porte e ti consegnavano la casa chiavi in mano. «Adesso qui la criminalità non è più organizzata», dice Fabio Galesi, 28 anni, quartoggiarese e consigliere di zona 8 del Partito democratico. «Qualcuno tenta di fare il boss, ma ci sono sono molti cani sciolti che usano i ragazzini senza una prospettiva di vita e che sono disposti a fare di tutto per qualche centinaio di euro. Ci sono ragazzi del quartiere che a 16 anni hanno già 16 capi di imputazione!».

IL VIDEO DA QUARTO OGGIARO

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Su quasi 50mila abitanti, oggi 250 persone sono agli arresti domiciliari nei palazzi di Quarto Oggiaro. Tutti concentrati in pochi condomini. L’Aler, Azienda lombarda edilizia residenziale, che si occupava delle case popolari prima che la gestione passasse in mano a MM (Metropolitana milanese), «non ha monitorato le assegnazioni degli appartamenti per creare un mix socioeconomico in modo che non si creassero ghetti e degrado. Se in uno stabile, su 50 appartamenti ci metti 30 disperati, dieci fuori di testa e dieci agli arresti domiciliari mi crei un ghetto, chi nasce lì si arrende sin da ragazzino». Negli anni l’Aler «si è interessata poco a quanto accadeva qui», dice Galesi. «E per colpa di un gestore non in grado di intervenire, mi sono esposto in prima persona a denunciare occupazioni abusive e racket».

Se in uno stabile, su 50 appartamenti ci metti 30 disperati, dieci fuori di testa e dieci agli arresti domiciliari mi crei un ghetto, chi nasce lì si arrende sin da ragazzino


Grazie alle segnalazioni degli abitanti, Galesi ha cominciato a denunciare quanto accadeva nelle case e nelle cantine di quei palazzi. Intere strutture diventate centro dello spaccio, garage dediti allo smontaggio dei motorini rubati. Con le denunce sono anche arrivati gli sgomberi e gli arresti. E poi le minacce di morte. «Se ti fai vedere ancora qui ti stacco la testa con la sega», aveva detto a Galesi un vicino di casa di sua nonna. Le segnalazioni del consigliere avevano contribuito all’arresto del 17enne “Pulce”, chiamato da tutti “Baby Vallanzasca”. Dal 2011 in poi, nel quartiere è nata e cresciuta una baby gang che ha messo a ferro e fuoco Quarto Oggiaro. Le foto che ritraevano i ragazzini con le armi in mano “stile Gomorra” sono state pubblicate su tutti i giornali. «Prima abbiamo parlato con qualcuno di loro per cercare di recuperarli, poi è intervenuta la polizia».

Passeggiando per il quartiere, Fabio saluta tutti. In tanti lo fermano per segnalare problemi: ci sono “i cinesi” che hanno buttato una lavatrice per strada; c’è una signora anziana con problemi mentali che vive nel degrado; c’è la portinaia che aspetta il nuovo contratto di lavoro. Si vede ancora qualcuno intento a smontare uno scooter in una cantina abbandonata. Molti palazzi sono stati rimessi a nuovo, ma tanti altri hanno ancora i segni degli sgomberi, con i vetri sfondati e le porte murate.

Piazzetta Capuana è il centro del quartiere. Se si alza la testa molti balconi sono coperti con i teli di plastica, vecchia abitudine dei meridionali per combattere il freddo. «Fino a qualche anno fa non potevi entrare da solo nella piazza, dopo le 4 del pomeriggio c’era il coprifuoco, questa era terra per spacciatori», raccontano. Oggi ci sono le sedi dell’associazione Agorà, una delle più attive in quartiere, e di Save The Children, che qui ha creato un luogo dedicato al doposcuola. Dove si commerciava la droga, stanno nascendo nuove attività commerciali, e a breve tornerà nel quartiere un presidio sanitario della Asl (che a Quarto Oggiaro manca da vent’anni).

Non ci sono bande etniche come nei quartieri vicini, né ci sono mai stati atti razzisti. Ma resta il problema dei figli di immigrati, che non si sentono né italiani né marocchini o egiziani. Così il richiamo dell’Isis e dei terroristi può rappresentare per loro una pericolosa attrazione per costruirsi un’identità


Tutto si muove a Quarto Oggiaro. Pochi se ne stanno con le mani in mano. «Ciascuno negli anni ha messo a disposizione il proprio tempo libero per migliorare il quartiere». C’è chi ha fatto ripetizioni ai bambini nelle scale dei palazzoni, chi ha creato associazioni culturali, scuole di teatro, cineforum. La signora Anna gestisce il giardino alle spalle di villa Scheibler, un tempo piazza del buco del quartiere. Qui ora si piantano i semi che le donne straniere portano dai loro Paesi. «Così possono ritrovare un po’ i profumi della loro terra», racconta. E poi c’è il carnevale, che è diventato ormai il vanto dei quartoggiaresi. Il laboratorio per la cotruzione del carro comincia già a ottobre. «L’anno scorso siamo andati in centro a Milano. Il nostro carro era il più bello», raccontano.

Una delle colonne portanti di Quarto oggiaro è Aaron Paradiso, anche lui figlio di immigrati meridionali, oggi a capo dell’associazione Unisono, che aiuta i ragazzi del quartiere. «Qui la dispersione scolastica sfiora il 40%», dice. «Molti vengono bocciati e poi non tornano più in classe». La cosa positiva è «che le compagnie degli adolescenti qui sono tutte miste. Non ci sono bande etniche come nei quartieri vicini, né ci sono mai stati atti razzisti. Ma resta il problema dei figli di immigrati, che non si sentono né italiani né marocchini o egiziani. Così il richiamo dell’Isis e dei terroristi può rappresentare per loro una pericolosa attrazione per costruirsi un’identità. C’è chi condanna i terroristi e chi non lo fa». I primi stranieri a Quarto oggiaro sono arrivati negli anni Novanta. «Sono tutti integrati benissimo», raccontano, «anche grazie al tessuto sociale di questo quartiere». Da qualche settimana, negli spazi che erano di un panificio è nata anche una moschea. L’imam ha subito bussato alla porta delle associazioni di piazzetta Capuana per esporre i propri progetti, che prevedono anche lezioni di arabo e di italiano.

Tutto si muove a Quarto Oggiaro. Pochi se ne stanno con le mani in mano. Ciascuno negli anni ha messo a disposizione il proprio tempo libero per migliorare il quartiere. C’è chi ha fatto ripetizioni ai bambini nelle scale dei palazzoni, chi ha creato associazioni culturali, scuole di teatro, cineforum

I tempi delle sparatorie, delle mafie e del racket diffuso appartengono al passato di Quarto Oggiaro. Che è diventato ormai un modello di trasformazione per le altre periferie come Lorenteggio, San Siro, Corvetto. Generando anche un po’ di invidia. «Si fa tutto a Quarto Oggiaro, ci dicono», racconta Fabio Galesi. «Ma questa è gente che non è rimasta a lamentarsi dal balcone, si è rimboccata le maniche e si è data da fare». Una mano l’ha data anche il Comune. Su mille appartamenti sfitti, 500 sono stati recuperati e assegnati. «E grazie a Expo sono stati fatti molti interventi, con il rifacimento di strade e marciapiedi». Mentre l’esposizione universale era in corso, un pulmann di turisti si è anche fermato ad ammirare la street art di Quarto Oggiaro: dai murales di via Lessona, con le frasi di Giovanni Falcone e Gianni Biondillo, al ritratto del pugile Sandro Lopopolo, che tra questi palazzoni è nato.

In via Aldini, dove sorge uno dei più grandi centri di accoglienza per immigrati della città, sta nascendo un nuovo centro sportivo all’avanguardia; e dove prima venivano butatte le carcasse di macchine e motorini rubati, in primavera verrà inaugurato un nuovo parco di 1.200 metri quadri.

Nelle prossime settimane Fabio Galesi incontrerà i candidati sindaco di Milano di centrosinistra per le comunali del 2016. «Sulle periferie c’è da fare un investimento maggiore di quanto è stato fatto. Servono 150-200 milioni, quasi quanto la costruzione della M4. Bisogna recuperare le risorse e iniziare a ragionare in termini di città metropolitana, cominciando proprio dalle periferie».

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