Valzer degli addii. Da Marino a Napolitano chi ha lasciato la scena nel 2015

Ex protagonisti. Il presidente della Repubblica si è dimesso dopo nove anni al Quirinale, il sindaco di Roma torna alla vita privata dopo essere stato cacciato dal Campidoglio. Anche Grillo ha assicurato di essere pronto al passo indietro. E poi c’è Berlusconi, sempre più all’ombra di Salvini

C’è chi ha lasciato la scena per questioni anagrafiche e chi è stato allontanato da ciniche manovre di Palazzo. Qualcuno si fa da parte per opportunità politica. Qualcun altro, più semplicemente, sta perdendo il potere. Dal Quirinale al Campidoglio, il 2015 celebra il tramonto di numerose carriere politiche. Un’intera classe dirigente saluta e se ne va. Si è fatto da parte Giorgio Napolitano, l’unico presidente rieletto nella storia repubblicana. E con lui rischia di tornare definitivamente alla vita privata il sindaco di Roma Ignazio Marino, meteora capitolina. Ma ha annunciato un passo indietro dalla politica attiva anche Beppe Grillo, nonostante le ultime polemiche e le recenti epurazioni nel Movimento Cinque Stelle. Resta il mistero sul futuro del transfughi democrat Stefano Fassina e Pippo Civati, che hanno abbandonato il Pd di Renzi in cerca di nuove fortune a sinistra. E chissà che l’anno appena trascorso non accompagni il definitivo declino politico di Silvio Berlusconi, relegato all’ombra del segretario leghista Matteo Salvini. Leader, presidenti, sindaci. Per quasi tutti, il 2015 è stato l’ultimo anno da protagonisti. Di alcuni sentiremo la mancanza. Di altri, molto meno.

Giorgio Napolitano è l’unico ad aver lasciato per scelta. Provato dall’età e dalle responsabilità istituzionali, il presidente si è dimesso lo scorso gennaio. È stato il Capo dello Stato per quasi un decennio. Responsabile della nascita di cinque governi e della nomina di altrettanti senatori a vita. Smania di protagonismo? Non proprio. Fosse stato per lui avrebbe abbandonato la scena molto prima. Napolitano voleva passare il testimone nel 2013, alla scadenza del primo mandato. È stata l’incapacità dei partiti nel designare un successore a costringerlo, suo malgrado, alla conferma. Protagonista di cronache e retroscena di Palazzo, adesso che ha lasciato la ribalta mediatica si gode il riposo nel rione Monti, dove è tornato ad abitare con la moglie Clio. Il presidente emerito siede di diritto a Palazzo Madama, spesso partecipa ai lavori. Non di rado trascorre le giornate nel suo studio a Palazzo Giustiniani. Dell’esperienza al Quirinale resta il ricordo della sua presenza incisiva, così diversa dalla silenziosa riservatezza di Sergio Mattarella.

Sembrava impossibile, e invece a Roma qualcuno già rimpiange Marino. Nel frattempo lui è scomparso dalle scene, anche se i bene informati assicurano che è pronto a ricandidarsi a giugno

Molto meno lungo è stato l’incarico di Ignazio Marino. Un altro protagonista del 2015 ormai prossimo al dimenticatoio. Stavolta nessuna decisione consapevole. Anzi, il sindaco di Roma è rimasto aggrappato alla poltrona fino all’ultimo. Alla fine si è dovuto arrendere anche lui, travolto da gaffe, scandali e dalla precisa volontà del premier Matteo Renzi. Una vicenda tanto cinica quanto imbarazzante. Prima il sindaco è stato sostenuto dal Partito democratico. Quando gli indici di gradimento hanno iniziato a preoccupare i vertici del Nazareno, è stato scaricato. Quest’estate l’epilogo: il definitivo passo indietro è stato imposto dalle dimissioni in blocco dei consiglieri democrat. Forse è ancora presto per fare un bilancio. Marino è stato il peggior sindaco di Roma? Prima di tutto è stato un capro espiatorio. Lo dimostrano le ultime vicende romane. Sporcizia, trasporti, scandali: nel giro di due mesi il commissario Francesco Paolo Tronca non è riuscito a invertire la tendenza. Sembrava impossibile, e invece in città qualcuno già rimpiange il chirurgo genovese. Nel frattempo lui è scomparso dalle scene. I bene informati assicurano che è pronto a ricandidarsi a giugno, alle prossime amministrative. Sogno o minaccia, anche i sostenitori più ottimisti sanno che per Marino tornare al Campidoglio sarà quasi impossibile.

Dalla statua di Marco Aurelio a Palazzo Grazioli. Chissà se il 2015 sarà ricordato come l’ultimo anno da protagonista per Silvio Berlusconi. Certo, il futuro politico del Cavaliere è pieno di incognite. E non solo per una questione anagrafica. Per la prima volta in vent’anni, il leader di Forza Italia si è scoperto gregario. Ormai il primo partito del centrodestra è la Lega Nord, l’equilibrio interno alla coalizione è tutto a favore del Carroccio. Lo dicono i sondaggi, soprattutto. Il movimento di Matteo Salvini ha superato il 16 per cento, Forza Italia naviga attorno al 10. Le difficoltà economiche del partito di Berlusconi e la continua emorragia di parlamentari completano un quadro tutt’altro che rassicurante. Forse non siamo ancora ai titoli di coda per il berlusconismo. Ma l’anno appena trascorso rischia di relegare definitivamente il Cavaliere all’ombra del nuovo leader padano.

E le stesse incognite accompagnano il futuro politico di alcuni ex democrat. Su tutti, Stefano Fassina e Pippo Civati. Usciti dal Partito democratico in polemica con Matteo Renzi, entrambi in cerca di costruire una nuova sinistra. L’ex viceministro dell’Economia ha scelto la strada di Sinistra Italiana, nata dall’intesa con i vendoliani di Sinistra Ecologia e Libertà (e con lui altri esponenti del Pd, come Alfredo D’Attorre). Candidato a sindaco di Roma, da qualche settimana Fassina ha già iniziato a girare per la Capitale per presentare il suo progetto politico. Civati ha dato vita a un nuovo movimento, Possibile. Dopo l’esordio nella sfortunata campagna referendaria della scorsa estate, anche lui attende le amministrative di primavera per testare la propria forza elettorale. Nel 2016 rischiano di scomparire anche loro? Quando erano nel Partito democratico avevano entrambi un ruolo riconosciuto e molto spazio sui giornali. Se il coraggioso addio avrà pagato in termini di visibilità e consenso, lo scopriranno solo nei prossimi mesi.

Grillo si è definito “un po’ stanchino”. Ha tolto il nome dal simbolo del Movimento Cinque Stelle ed è tornato a teatro. Ma forse non è ancora il momento di passare il testimone

Leader che vanno e leader che vengono. Neppure Beppe Grillo pare immune al fenomeno. A dire la verità, il blogger genovese non sempre ancora pronto a passare il testimone. Insieme a Gianroberto Casaleggio resta il fondatore e garante dei Cinque Stelle. Solo nell’ultima settimana ha conquistato più volte le prime pagine dei giornali: prima con le polemiche sullo smog, poi con l’ennesima epurazione all’interno del Movimento. Eppure anche per lui il 2015 ha rappresentato l’anno del passo indietro. Magari solo mediatico. Era stato proprio Grillo a definirsi pubblicamente “un po’ stanchino”. «Io, il blog e il camper non bastiamo più» aveva spiegato. Intanto in televisione hanno iniziato ad apparire con frequenza i nuovi volti del M5S: Luigi Di Maio e Alessandro Di Battista su tutti. Per qualcuno si tratta solo di strategia: una scelta studiata a tavolino per smontare le accuse di scarsa democrazia all’interno dei Cinque Stelle. Chissà. Intanto lo scorso novembre Grillo ha deciso di togliere il nome dal simbolo del Movimento. E ha deciso di tornare alla vecchia passione, il teatro. I nuovi spettacoli sono in programma a Roma e Milano nei primi mesi del 2016, i biglietti sono già in vendita.

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