Cacciatore e gentiluomo

Dalla mitologia greca ai film della Pixar, la figura del cacciatore è quella di un salvatore involontario, e antimoderno

«Va’ pure, povera bimba», disse il cacciatore a Biancaneve, che lo implorava di non ucciderla giurando che non avrebbe mai più fatto ritorno al castello. Lì, però, la regina attendeva che l’uomo ritornasse con il cuore di quella fanciulla insopportabilmente bella: gli ordini erano perentori.
Tutti conosciamo l’inganno del cacciatore, che alla sua sovrana recò il cuore di un cinghiale (un cerbiatto, nella versione Disney). Nelle favole classiche dell’era ab – avanti bio -, il cacciatore era spesso un salvatore, un deus ex machina, persino un gentiluomo, ma mai un eroe.
L’eroe non compie la sua volontà, ma va incontro, inflessibile, al destino (la guerra fa gli eroi, dice il proverbio), mentre il salvatore fa il contrario: sceglie, disubbidisce, inganna la regina, infrange la ragion di Stato e cede a quella del cuore, arretra davanti al suo ruolo, se ne spoglia.
Ettore affronta Achille pur sapendo che morirà e lascerà moglie e figlio: non può permettersi la tenerezza, in questo sta il suo eroismo. Il cacciatore, invece, salva Biancaneve per una compassione tutta privata, che è una conquista di libero arbitrio, un lusso precluso a Ettore.

L’eroe non compie la sua volontà, ma va incontro, inflessibile, al destino (la guerra fa gli eroi, dice il proverbio), mentre il salvatore fa il contrario

Segue il suo destino, armata di faretra, dando la caccia al terribile Morduk (null’altro che lo spirito di un principe malvagio intrappolato in un orso), la principessina Merida, splendida protagonista di The Brave, film d’animazione (2012) della Pixar gemmato di femminismo, ma si tratta di un destino che, per compiersi, necessita un cambiamento, che a sua volta abbisogna di una scelta, quindi un intenerimento e un’ammissione di responsabilità.
Il destino di Merida è diventare una sovrana libera: ci arriverà salvando sua madre dallo stesso incantesimo che le aveva somministrato per disobbedirle. Disobbedienza e salvezza, ancora.
Merida è stata disegnata attingendo all’iconografia classica del cacciatore, le cui vesti sono sopportabili, ormai, solo addosso a una femmina.
Femminucce sono anche i “Dodici cacciatori” dei Fratelli Grimm: una di loro, perdutamente innamorata del principe cui il Re ha imposto di sposare una principessa, decide di farsi assoldare, fingendosi un uomo, come cacciatore, per stargli accanto.
Porta con sé undici compagne, con le quali la messinscena reggerà fino a quando non verrà annunciato il matrimonio del principe: per il dolore, la ragazza gli sverrà tra le braccia, lui scoprirà il travestimento e se ne innamorerà, mandando in malora le nozze combinate e la promessa fatta al Re, morto poco prima.
Più fedele al re e decisamente più eroico, invece, è il cacciatore fantasma Herne, cover anglosassone del dio celtico Cernunnos. Stando alla leggenda, Herne salvò la vita a Riccardo II, aggredito da un cervo bianco, riportando una ferita mortale. Come spesso accade nelle storie del nord, in quel momento si trovava a passare un mago, che guarì Herne in cambio di un pegno: la rinuncia alle doti da cacciatore (forse era un mago del primo gruppo Peta della storia, chissà). Incredibilmente, la cosa arrecò al povero Herne l’odio degli altri cacciatori: per il grande dolore, lo sventurato si uccise impiccandosi a una quercia, che tuttora lussureggia nel parco del Castello di Windsor.

​Esopo lo sapeva bene: i vigliacchi si nascondono, spesso, dietro le armi. I vigliacchi e gli inetti, come Taddeo, il cacciatore della Looney Tunes che prova tutte le volta a uccidere Bugs Bunny

Il mitico cacciatore del paganesimo greco, invece, ha tutti i crismi accalorati, maliziosi e sanguigni del Mediterraneo: Orione, se ne andava in giro a infilzare prede innocenti con il fido Sirio e Artemide, dea della Caccia, fino a che lei non se ne invaghì e prese a corteggiarlo. Lui declinava, precisando di voler rimanere fedele a sua moglie, la dea dell’aurora. Quando, però, Artemide scoprì che Orione faceva il cascamorto con le Pleiadi, ninfe amiche dei naviganti, reagì da dea e, furente per l’umiliazione, spedì uno scorpione ad uccidere il suo amato. Come rimborso, Zeus che amava profondamente quel ragazzo (condivideva con lui l’hobby delle moleste sessuali) lo trasformò in costellazione: possiamo vedere il bell’Orione, immortalato mentre lotta contro un toro, semplicemente guardando il cielo di notte (non si paga neppure il biglietto).

Orione non è l’epitome del cacciatore romantico e romanzato, ma la sua innocua indulgenza si ritrova in quello che, a tutti gli effetti, è stato un topos letterario incredibilmente umano. Un topos spazzato via, prima che dalla cultura animalista, dallo strano manicheismo, spacciato per realismo, che ha generato l’idea di un male assoluto e un bene assoluto, per tracciare i quali assistiamo ogni giorno alla nascita di filosofie e ideologie che impongono a cosa dire assolutamente di sì e a cosa dire assolutamente di no.
Le favole ante-bio appartengono a un tempo in cui gli esseri umani non ambivano alla purezza eppure, paradossalmente, erano più onesti: per questo era concepibile affidare la mobilità continua tra pietà e spietatezza anche a personaggi spietati di mestiere, capaci di sparare a sangue freddo. «Cerco solo le sue orme!» esclamò il cacciatore al taglialegna che, interrogato su dove fossero le tracce del leone, rispose che sapeva dove fosse il leone, non solo le sue tracce.
Esopo lo sapeva bene: i vigliacchi si nascondono, spesso, dietro le armi. I vigliacchi e gli inetti, come Taddeo, il cacciatore della Looney Tunes che prova tutte le volta a uccidere Bugs Bunny e non ci riesce e ogni volta che fallisce ci è più simpatico (o forse suscita empatia perché è vegetariano: un cacciatore vegetariano!).
O come Gaston, l’arrogante pretendente di Belle ne La Bella e La Bestia: pusillanime, ignorante, stupido, volgare e predatorio. Credulone, bonario e innocuo, un ammasso di muscoli e dabbenaggine, un salvatore occasionale: il cacciatore per bambini è stato molte cose, un prisma vario ma sempre protettivo e quindi costantemente innestato su tenerezza e violenza.
Forse perché il male era più screziato, ma soprattutto più circoscritto: un cacciatore gentiluomo aveva i mezzi per affrontarlo. Ora che il male è apocalittico, interplanetario, chimico, assoluto, non servono nemmeno più gli eroi: ci vogliono i supereroi. I più fichi di tutti. I più tronfi di tutti. I cacciatori, invece, erano così discreti da non avere nemmeno mai un nome: ciascuno di loro era sempre e solo “il cacciatore”. Ogni vero gentiluomo, dopotutto, sa che non è importante firmare, ma agire.

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