Milano, caccia grossa al voto grillino

Il centrodestra ha iniziato il corteggiamento al Movimento Cinque Stelle in vista di un probabile ballottaggio con il centrosinistra

I 5 Stelle saranno l’ago della bilancia, alle elezioni Comunali di Milano? Sondaggi alla mano, pare proprio di sì. Ma non sarà facile convincere i loro elettori e portarli a votare per qualcuno di diverso dal loro candidato sindaco. Il centrodestra ha iniziato il corteggiamento in vista di un probabile ballottaggio con il centrosinistra. Con i 5 Stelle, l’avversario da sfidare è comune: Matteo Renzi. La differenza non la faranno però (solo) i numeri, che pure sono importanti: il M5S, a Milano come altrove, non si schiererà infatti a favore dell’uno o dell’altro. Anche perché le indicazioni dall’alto mal si conciliano con il voto d’opinione.
A fare la differenza potrà invece essere la capacità di rappresentare le voci di protesta e le richieste di maggiore protezione sociale, offrendo ascolto alle diffuse insofferenze verso chi sta al potere. E il potere oggi è a sinistra, sta dalla parte di Renzi, quindi dalla parte di Giuseppe Sala, l’ex commissario Expo che è il suo candidato sindaco a Milano.

La mossa di Passera non è ancora stata valutata, ma aritmeticamente può aver portato Parisi alla pari di Sala, che nelle ultime rilevazioni staccava il suo diretto avversario di pochi punti sopra il 35%

Sarebbe avventato affermare, ora, che la bilancia penderà per forza dalla parte del centrodestra. Non è nemmeno detto che le valutazioni politiche saranno più decisive, nelle urne, rispetto a scelte pragmatiche sui progetti e i nomi per la città.
Potrebbe anche darsi che in pochi, fra gli elettori grillini, convinti che destra e sinistra siano responsabili dello stesso sfascio, decidano alla fine di tornare al secondo turno: dentro il Movimento gira una stima di un 20% massimo che lo farà. Ma, silenziosamente, le due parti si stanno studiando.
Il ritiro di Corrado Passera – con una mossa spregiudicata, dopo mesi spesi a presentarsi come indipendente dai partiti, ma logica di fronte ai numeri – ha per il momento contribuito a semplificare il quadro delle forze in campo a Milano: l’area di centrodestra è compatta su Stefano Parisi. I sondaggi delle ultime settimane avevano già dato per certo un ballottaggio fra lui e Sala, con Mr Expo in posizione di vantaggio. La mossa di Passera non è ancora stata valutata, ma aritmeticamente può aver portato Parisi alla pari di Sala, che nelle ultime rilevazioni staccava il suo diretto avversario di pochi punti sopra il 35%, rimanendo un po’ scoperto a sinistra, con Passera valutato almeno il 5% e il candidato del Movimento 5 Stelle, Gianluca Corrado, vicino al 15%. Ecco perché le truppe di Grillo e Casaleggio possono (sulla carta) fare la differenza, a Milano.

L’aritmetica non è però tutto. Non solo perché non è automatico che tutti i potenziali elettori di Passera finiscano al centrodestra. «Scrivono che il 60% dei nostri elettori è per Parisi, ma sono tutti giochetti per confondere gli elettori», osserva per esempio anche una fonte 5 Stelle. Fare una mappa dettagliata delle idee (eterogenee) dei grillini milanesi è del resto difficile. Confrontandosi con alcuni di loro si ricava una prima considerazione: gli attivisti veri e propri – alcune centinaia di iscritti al meet-up, fra cui la cinquantina di candidati della lista a sostegno di Corrado – arrivano in maggioranza da esperienze di sinistra ma non si riconoscono più nella sinistra attuale.
Fieri oppositori dell’Expo, quindi di Sala, se non ci sarà il loro candidato al ballottaggio non andranno a votare al secondo turno, facendo una scelta di astensione esplicita. Diversa è invece la valutazione quando si parla degli elettori, o dei potenziali elettori, del Movimento. La loro collocazione è infatti trasversale, fra cui molti elettori insoddisfatti che non credono all’efficacia del Governo, che chiedono più sicurezza in città, con maggiori controlli sull’immigrazione, e che guardano i salotti con sospetto. Su questo terreno, la convergenza è esplicita con forze come la Lega di Matteo Salvini, che nonostante rappresenti il partito più vecchio sulla scena politica vuole proporsi come ariete per far cadere Renzi e trasformare un largo fronte populista in un’alleanza di governo. Parisi e Salvini, se vogliono avvantaggiarsene, dovranno dunque lavorare su questa sintonia di fondo.
E Grillo e Casaleggio avrebbero in cambio il favore a Roma e, magari, anche a livello nazionale, quando si voterà con l’Italicum, che prevede un ballottaggio. Senza alcun accordo esplicito, però, perché un atto da “vecchia politica” – a Milano come altrove – allontanerebbe i simpatizzanti al posto di avvicinarli.

A Milano i temi forti della campagna grillina sono assenti. Quello dell’Expo, sul cui fallimento avevano puntato, è debolissimo, mentre la questione morale non ha coinvolto l’amministrazione uscente

Chi sta più in alto, fra gli attivisti milanesi, scommette che alla fine è tutta fantapolitica e che si realizzerà quella stima del 20% massimo di elettori grillini che torneranno a votare al secondo turno, previsto il 19 giugno. Ma scommette anche su un certo disinteresse verso entrambi i candidati maggiori, Sala e Parisi appunto, visti come due facce della stessa medaglia. Cinque anni fa lo schieramento arancione di Giuliano Pisapia aveva raccolto interesse anche nell’area grillina, che però pesava per il 3,4%. Oggi, dicono, se Sala rappresenta il nemico, Parisi può solo essere il male minore ma non certo la novità.
A meno di due mesi dalle elezioni del 5 giugno, però, il Movimento 5 Stelle può dire di avere recuperato un ruolo anche a Milano, non solo in città come Roma dove potrebbe conquistare il sindaco.
Sarebbe stato difficile prevederlo qualche settimana fa. Perché a Milano i temi forti della campagna grillina sono assenti. Quello dell’Expo, sul cui fallimento avevano puntato, è debolissimo, mentre la questione morale non ha coinvolto l’amministrazione uscente. E poi perché c’è stata una profonda crisi dentro il Movimento, dopo la scelta di Patrizia Bedori come candidata (debole) delle primarie di novembre. Un mese fa Bedori, che comunque sarà capolista, ha fatto un passo indietro in lacrime: “Non mi sento all’altezza del compito”. Nonostante tutto, però, la caccia al voto grillino si è fatta grossa.

Twitter: @ilbrontolo

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