In Corea del Nord è tutto un grande bluff (o forse no?)

Si è aperto il settimo congresso del Partito dei Lavoratori a 36 anni dal precedente. Pronta l'inconorazione per Kim Jung-Un e la sua ambizione nucleare

  

Dopo 36 anni in Corea del Nord è tempo di celebrazioni: è iniziato il settimo congresso del Partito dei Lavoratori. L’appuntamento, che rappresenta la definitiva consacrazione del leader Kim Jong-Un come guida della patria (con tanto di soprannome dedicato, il “Grande sole del XXI secolo”), non sarà all’altezza dell’ultimo tenuto dal padre Kim Jong-Il. Allora 177 delegati da 118 Paesi giunsero al di là del 38° parallelo, mentre oggi sarà una faccenda tutta nordcoreana. Non a caso, la filosofia su cui si basa l’ultima roccaforte del socialismo realizzato è lo Juche, un’ideologia autarchica che nel tempo ha causato il forte isolamento della Corea del Nord. Non solo Corea del Sud, Giappone e Usa ma anche Russia e la storica alleata Cina sembrano aver voltato le spalle a Kim Jong-Un che insegue, sempre in solitaria, il sogno nucleare. Dopo la detonazione del 6 gennaio e i test balistici di fine aprile, la corsa all’atomica continua (nonostante il passo indietro degli ingegneri iraniani a fronte degli accordi che il paese degli ayatollah ha stretto con Corea del Sud e Giappone) fra le perplessità della comunità internazionale. E se fosse tutto un grande bluff? Una bufala architettata negli studi televisivi di Pyongyang? Anche in questo caso ci sarebbe lo zampino dei Kim. Il manuale per una buona propaganda l’aveva già scritto Kim Jong-Il negli anni ’80.

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