Protezionismo: nell’anno del gallo non tutto è perduto

Il mondo uscito dalle elezioni in Usa e Regno Unito del 2016 hanno creato un mondo alla rovescia. Dove a campione del libero scambio si erge la Cina. I toni che precedono l’incontro tra Donald Trump e Xi Jinping fanno sperare di essersi lasciati alle spalle il bizzarro “anno della scimmia”

JOHANNES EISELE / AFP

Secondo l’oroscopo cinese, quello che si è da poco concluso è stato un anno particolare. Il 2016 è stato segnato dall’influenza della scimmia di fuoco Yang, animale bizzarro e impetuoso, non facilmente addomesticabile e, per definizione, dispettoso. Il 2016, come ogni anno della scimmia che si rispetti, non è stato avaro di colpi di scena. Il mondo è cambiato e una nuova era sembra alle porte. I Paesi che hanno fatto del libero commercio la loro bandiera e la loro fortuna sono diventati di colpo protezionisti, mentre la Cina comunista si trova dall’altra parte della barricata.

Come è stato possibile? Una delle ragioni è che, se è pacifico che il libero commercio sia un fattore positivo per l’economia globale, dietro i grandi numeri si nascondono miliardi di addizioni e sottrazioni che rendono questa evidenza meno lineare. È però ancora presto per cantare il de profundis del libero commercio. Rispetto al passato i poli decisionali sono più diffusi. In particolare nella geografia del potere mondiale esiste un nuovo ingombrante attore: la Cina. I toni protezionistici del presidente americano Donald Trump, quando si riferisce al suo pari cinese, Xi Jinping, non sono gli stessi della campagna elettorale. L’irriverenza con cui ancora si rivolge ai partner europei lascia spazio al linguaggio più conciliante della diplomazia. La prossima settimana ci aspetta un incontro tutto da gustare. D’altra parte ora siamo entrati nell’anno del gallo.

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