Alain Delon scopre un vecchio classico: l’umanità è odiosa, meglio i cani

Il divo per eccellenza del cinema francese è stato molto criticato per aver affermato, in un'intervista, di volersi portare il cane nella tomba

Se il mondo andasse al contrario, almeno mi verrebbe il capogiro, invece mi girano solo i coglioni. In realtà, il mondo continua a girare oggi con la stessa paziente follia con cui girava ai tempi di Jimmy Fontana – gira il mondo gira nello spazio senza fine. Piuttosto, è l’uomo che è precipitato dal grattacielo della sua grandezza nel tracotante abisso della coglioneria. Esempio bestiale. Alain Delon rilascia una lunga intervista a Paris Match. Il vecchio – ha 82 anni – è ancora un bell’uomo, jeans, camicia, foulard. Titolo sparato, Le solitaire de Douchy. Il solitario di Douchy, micro comune della Loira – poco più di mille abitanti – dove Delon ha la sua tenuta. Quelli di Paris Match sono adorabilmente bastardi perché in calce alla copertina ufficiale con il vecchietto ne piazzano un’altra, di parecchi anni fa. Titolo: Delon: l’Unique. Segue fotografia di Delon da giovane, lineamenti apollinei e occhi glaciali, un figo pazzesco, di cui è inutile, penso, ricalcare la filmografia oceanica che lo rende uno dei titani del cinema mondiale (ne cito tre a casaccio: Rocco e i suoi fratelli, Frank Costello faccia d’angelo, La prima notte di quiete). Beh, Delon al pio intervistatore dice delle cose di appagante ferocia. Esempio: “Odio l’epoca che stiamo vivendo, mi fa vomitare. Ci sono persone che odio. Tutto è falso e contano solo i soldi. Lascerò questo mondo senza rimpianti”. A Delon è capitata la più puttana delle sorti. Gli dèi non invecchiano.

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