Entra in scena la Mifid II, addio consulenti improvvisati

La nuova direttiva Mifid II garantisce più trasparenza sui costi e sui rapporti di consulenza finanziaria. Si ispira a una normativa del Regno Unito entrata in vigore nel 2013. Gli effetti? Ci sono 20mila consulenti in meno e le banche hanno ridotto il business della consulenza ai clienti retail

FABRICE COFFRINI / AFP

Dall’inizio di gennaio è in vigore la direttiva Mifid II. Tra i vantaggi promessi, i risparmiatori si troveranno da domani a poter godere di più diritti, si possono prevedere facilmente. Quali saranno invece le conseguenze della Mifid sull’industria dei servizi finanziari? Delle indicazioni vengono dal Regno Unito, dove la 2013 è stata introdotta la Retail Distribution Review (Rdr), a cui la Mifid stessa si ispira.

La Rdr ha contribuito a incrementare il livello di professionalità della filiera. Dal 2012 circa il 96% dei consulenti aveva completato il processo di adeguamento al livello richiesto dalla normativa (QFC4). Nel 2010 il 22% dei consulenti non possedeva un livello di qualifica coerente con quanto richiesto dalla RDR. A un aumento della qualifica è seguito anche un calo dei professionisti attivi nel settore, che sono scesi dai 50.000 del picco del 2009 ai meno di 30.000 di oggi.

Il divieto delle commissioni ha portato la maggioranza delle compagnie a modificare, o almeno a ripensare, il proprio modello di business. Le banche sono uscite di scena, abbandonando il business della consulenza ai clienti retail e tagliando in maniera netta il numero dei consulenti (-40%).

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Volete capire cosa cambierà nel settore finanziario con la Mifid II? Guardate all’esempio britannico. Per esempio, a un aumento della qualifica è seguito anche un calo dei professionisti attivi nel settore, che sono scesi dai 50.000 del picco del 2009 ai meno di 30.000 di oggi

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