Vincenzo Onorato, l’armatore a difesa dei marittimi: “50mila disoccupati, e sfruttiamo gli stranieri a 300 euro al mese”

L'accusa del presidente di Moby, Tirrenia e Toremar: «La lobby di alcuni armatori sta distruggendo la tradizione italiana, e per di più non paga le tasse. Toninelli ci attacca? È caduto nella trappola della disinformazione»

MICHEL GANGNE / AFP

«La lobby di alcuni armatori sta distruggendo la tradizione dei marittimi italiani». Quello di Vincenzo Onorato presidente di Moby, Tirrenia e Toremar è un atto d’accusa che vale tre volte. Innanzitutto, perché a farlo è un armatore – uno dei più grandi: primo al mondo per numero di letti e primo in Europa per capacità passeggeri, 47 navi, 41.000 partenze per 34 porti – non un lavoratore del mare, uno che potrebbe tranquillamente fregarsene del problema. In secondo luogo, perché ne ha fatto una questione di principio, acquistando pagine di giornale per portare all’attenzione dell’opinione pubblica che ci sono 50mila marittimi disoccupati, molti dei quali al Sud, sostituiti dallo sfruttamento di manodopera extracomunitaria a bassissimo costo. Un problema aggravato dal fatto che gli armatori «con la legge 30 del 1998 siamo l’unica categoria esentata dal pagare le tasse, a patto che imbarcassimo marittimi italiani – spiega a Linkiesta Onorato -. Con accordi sindacali strani sono riusciti a far finire questo obbligo e oggi sulle navi la stragrande maggioranza del personale è fatto da extracomunitari con stipendi da fame, 300 o 400 euro al mese. È la globalizzazione peggiore: importiamo schiavi e abbiamo 50mila disoccupati. Io e le mie compagnie abbiamo 5000 marittimi italiani ed è l’eccezione a una regola mai formalizzata, quella del dumping sociale».

Un paio di anni fa ricordiamo una sua campagna in cui vantava il fatto che i suoi marittimi fossero tutti italiani…
Mi presi del razzista, ma non è così. Io ho denunciato lo sfruttamento degli extracomunitari. Quando ero giovane, la bandiera ombra in cui si imbarcava chiunque senza contratto erano i panamensi. Oggi i panamensi sono diventati gli italiani. Con una nave che batte bandiera italiana si può fare quel che si vuole.

Un esempio?
Le dico il peccato, ma non il peccatore. C’è una nave con capitali tedeschi, una nave da crociera che batte bandiera italiana. Siccome è una enorme nave da crociera e ha mille persone di equipaggio. Su 1000 persone di equipaggio, ci sono 4 italiani. Una parrucchiera, gli altri due camerieri e uno nell’animazione.

«C’è una nave con capitali tedeschi, una nave da crociera che batte bandiera italiana. Siccome è una enorme nave da crociera e ha mille persone di equipaggio. Su 1000 persone di equipaggio, ci sono 4 italiani. Una parrucchiera, gli altri due camerieri e uno nell’animazione»

Quanto le costa, in più, avere tutti i marittimi italiani?
A spanne 25, 30 milioni di euro in più ogni anno.

E perché lo fa? Masochismo?
Perché sono la quarta generazione di un’impresa di famiglia. E perché prima di essere armatore ero marinaio, mozzo sulle navi di mio padre, e questa gente va difesa. Oggi gli armatori sono finanzieri e per loro la risorsa umana è un numero, non una persona. Io sono un velista, ho partecipato a due Coppe America. Ho una scuola nei quartieri disagiati di Napoli per avvicinare i ragazzi al mare. Però dobbiamo permettergli di trovare lavoro, altrimenti è inutile.

Domanda a bruciapelo: si sente sovranista? Prima gli italiani…
Non ne farei una questione di ideologia. Prima le ideologie avevano una grande forza, servivano a parametrare i partiti alla gente. Oggi i partiti rispondono agli interessi di lobby come quella degli armatori. Questo governo se vuole cambiare le cose deve semplicemente avvicinarsi alla gente.

Lei però ha polemizzato con Danilo Toninelli, a proposito di governo gialloverde. RIcorda il 17 gennaio scorso, quando il ministro ha fatto tappa in Sardegna e lanciato strali contro Tirrenia promettendo di “mettere fine al monopolio”?
Lo giustifico perché è caduto nella trappola della disinformazione. Trappola che può benissimo accertare e verificare. Noi quando abbiamo comprato Tirrenia abbiamo ereditato la convenzione. Le due accuse erano l’esosità dei prezzi, mentre essi sono stabiliti dalla convenzione e non possiamo assolutamente muoverci da li. Aggiungo: i settanta milioni della convenzione che non sono solo per la Sardegna, ma anche per la Siclia e le Isole Tremiti. Inciso: tutta questa attenzione sui soldi che prende Tirrenia per i collegamenti maggiori, per le tratte minori lo stato e la regione sicilia stanziano 150-200 milioni anno ma non e se ne parla. E non si parla nemmeno della situazione in cui versano i porti italiani.

Spieghi…
C’è poco da spiegare: in Italia mancano i porti. Quelli principali come Genova, Livorno, Napoli e Palermo hanno bisogno di investimenti sostanziali. Sulle banchine si combatte una lotta senza quartiere. Ormai sono più importanti delle navi perché non ce ne sono. E poi servono leggi e investimenti per sfruttare al massimo il potenziale dei retroporti. Io ho aperto una linea da Genova a Livorno a Catania, una linea merci. Grazie a questa linea, entrerà in funzione un servizio navi che toglierà di mezzo 5 chilometri di camion in direzione nord sud Questa linea cresce a un ritmo del 35% annuo. Investire sulle vie d’acqua è prioritario per l’Italia.

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