Presidenti fanfaroniBolsonaro vuole creare un "family day" globale. Con i populisti europei

A Budapest presentata la proposta brasiliana di un gruppo contro il gender e l'educazione sessuale. Intanto in patria donne e omosessuali vengono discriminati, ma alla fine potrebbero spuntarla sul presidente retrogrado

Brasile e Ungheria: due paesi tanto lontani eppure tanto vicini. L’ultima idea del presidente brasiliano Jair Bolsonaro è giunta fino a Budapest per ottenere l’appoggio del presidente Viktor Orbàn alla sua proposta. La sua idea rivoluzionaria? Istituire un gruppo di Paesi “amici della famiglia”: difesa dei valori tradizionali, lotta al gender e all’educazione sessuale i punti all’ordine del giorno da promuovere nelle varie organizzazioni internazionali. Un plagio palese: già da tempo infatti c’è un gruppo di nazioni arabe, in primis l’Egitto, che si proclamano “difensori della famiglia”. Eppure, i proseliti al verbo di Bolsonaro non mancheranno: i Paesi di Visegrad, tra cui Polonia e Repubblica Ceca, aderiranno sicuramente alla proposta brasiliana. «Adesso il Brasile è un Paese amico della famiglia e della vita» ha annunciato fieramente la ministra della Famiglia Damares Alves: peccato che gli ultimi mesi mostrino solo sessismo e discriminazioni.

Promesse da Pinocchio: questo Brasile non è un Paese sicuro

Excusatio non petita, commenterebbero i latini. Già, perché l’inversione a U di Bolsonaro in materia di diritti delle donne e degli omosessuali mostra quanta differenza c’è rispetto al passato. I giorni degli impegni presi dai governi di Lula e Dilma Rousseff ormai sono passati. Eppure, durante la cerimonia di insediamento Bolsonaro aveva dichiarato: «Il mio Brasile sarà senza discriminazioni né divisioni». Promesse da Pinocchio: questo Brasile non è un Paese sicuro. Lo raccontano i dirtti negati e le discriminazioni verso le donne, che vivono in una condizione di insicurezza nel loro Paese. Lo racconta il caso di Marielle Franco, attivista omosessuale assassinata nel 2018, di cui ancora non si conoscono i mandanti. E chissà se li conosceremo mai. Lo raccontano anche i dati: il 13º Anuàrio Brasileiro de Segurança Publica mostra l’aumento del numero di femminicidi, violenze sessuali e omicidi di persone LGBT in Brasile nel 2018. L’arrivo poi di Bolsonaro al Palacio do Planalto, sede della presidenza della repubblica, è stato “festeggiato” con l’esilio in Germania del deputato Jean Willys, apertamente omosessuale, costretto a rinunciare al suo mandato federale per le continue minacce di morte.

Il 13 settembre 5 associazioni a difesa dei diritti LGBT hanno denunciato Bolsonaro per omofobia a seguito di alcune dichiarazioni. Potrerbbe essere condannato fino a tre anni di carcere

Un clima rimasto forte ancora negli ultimi mesi: l’ultima prova è il recente polverone scatenato dal bacio tra gli Avengers censurato dal sindaco di Rio. L’unico risultato ottenuto è stato dare ancora più visibilità alle proteste del mondo omosessuale. Qualcosa si muove però, anche dentro le istituzioni. Lo scorso maggio la Corte suprema federale ha decretato in maniera provvisoria che il reato di omofobia è punibile penalmente come una qualunque discriminazione razziale. Una sentenza disapprovata da Bolsonaro, che non ha mancato di far sentire la sua voce. Quella sentenza però rischia di costargli caro. Dopo il gay pride di San Paolo dello scorso giugno, uno dei più partecipati di sempre, il mondo omosessuale ha dato seguito legale alla sua protesta contro il presidente. Il 13 settembre 5 associazioni a difesa dei diritti LGBT hanno denunciato Bolsonaro per omofobia a seguito di alcune dichiarazioni contro i finanziamenti di alcuni film sensibili alle loro ragioni. Potrebbe essere condannato fino a tre anni di carcere. Se la procura generale dovesse dar seguito alle accuse come spiegherà agli altri leader a favore della famiglia che rischia il posto per una denuncia di quelle associazioni che tanto avversa?