Le scelte di EmmaOk, boomer: ecco la manovra per i giovani di +Europa

Quattro gli emendamenti promossi alla Legge di Bilancio per abolire quota 100 e reddito di cittadinanza, alleggerire il carico fiscale ai redditi medio-bassi e legalizzare la cannabis. Alle ore 11 a Roma la Conferenza stampa nella sede +Europa

TIZIANA FABI / AFP

Il programma di più Europa resta focalizzato a una strategia complessiva di riduzione di deficit e debito attraverso una radicale ridefinizione del bilancio pubblico e il blocco della spesa. In questa contromanovra interveniamo sulla Legge di stabilità presentata dal Governo con pochi e qualificati emendamenti che consentirebbero di ottenere una manovra più ragionevole in termini di minore iniquità generazionale e una riduzione del carico fiscale senza alcun aumento, anzi una diminuzione, del deficit previsto dal Governo.

VISIONE GENERALE

L’idea di fondo della nostra contro-manovra – tradotta in un pacchetto di emendamenti al Senato per la Legge di Bilancio – è proporre un’inversione di rotta alla politica economica italiana. Proponiamo di rinunciare a quelle misure assistenzialiste e demagogiche (come il Reddito di Cittadinanza e Quota 100) che continuano a deprimere la produttività e l’incentivo al lavoro, accentuando l’iniquità del sistema di welfare italiano.

Grazie all’abolizione delle due misure emblematiche del governo giallo-verde (irresponsabilmente confermate dal governo giallo-rosso), ma anche grazie al contenimento delle spese di funzionamento della PA e a due grandi innovazioni sociali come la legalizzazione della cannabis e la regolarizzazione dei cittadini extracomunitari irregolarmente in Italia, ci sarebbero le risorse per una vera manovra economica rivolta al futuro: un welfare più orientato ai nuovi bisogni della società e non solo alle pensioni, l’innovazione tecnologica e industriale, la formazione continua, la transizione energetica, la riduzione delle tasse sul reddito delle persone. Si può far tutto e contemporaneamente risparmiare, migliorando gli attuali saldi di bilancio. Con la nostra contro-manovra, si migliora il saldo di 1,5 miliardi nel 2020 e di 3 miliardi nel 2021.

PRIMO EMENDAMENTO:

DAL REDDITO DI CITTADINANZA A UN WELFARE PER IL FUTURO

In particolare, con l’abolizione del Reddito di Cittadinanza (che vale circa 7,5 miliardi di euro annui), si potrebbe riproporre in Italia uno strumento che aveva mostrato di funzionare bene (il reddito di inclusione), alla cui riattivazione destiniamo una cifra superiore a quella disponibile nel 2018 (3,5 miliardi anziché i 2,1 miliardi). Accanto al reddito d’inclusione, prevediamo l’istituzione di un voucher universale per le famiglie (del valore di 2 miliardi annui) e un fondo da 1 miliardo di euro per le borse di studio legate al merito per il sostegno delle spese di alloggio degli studenti fuorisede. Il voucher universale per i servizi alla persona e alla famiglia è finalizzato a contribuire alla conciliazione tra la vita lavorativa e personale, a innalzare i livelli di qualità delle prestazioni a favore dell’infanzia, delle persone non autosufficienti e per il benessere della famiglia e a favorire la crescita dell’occupazione e l’emersione del lavoro non regolare nel settore dei servizi di assistenza personale e di lavoro domestico.

Si tratta di “buoni” emessi da società specializzate (con un meccanismo analogo a quello dei ticket restaurant) che possono essere utilizzati da tutti coloro che hanno esigenze di cura per pagare soggetti fisici (baby-sitter, badanti, colf…) e non (asili nido, centri per anziani, ma anche associazioni del terzo settore accreditati …) che erogano servizi di cura. Oltre che dalle famiglie possono essere utilizzati anche dalle imprese, per assicurare prestazioni di welfare aziendale. L’utilizzo dei buoni consentirebbe a imprese e famiglie di detrarre fiscalmente un terzo delle spese sostenute.

La misura sulle borse di studio per gli alloggi universitari, in particolare, interesserebbe tutte quelle famiglie che si trovano a sostenere spese sempre più elevate per mantenere i propri figli in un’università lontana da casa, spesso in città che stanno subendo un aumento significativo dei costi delle locazioni dovuti al successo degli airb&b e case vacanze. Nel solo 2019 i canoni di locazione delle camere singole per gli universitari sono cresciuti del 6%, con incrementi significativi soprattutto nelle città universitarie principali. Attrarre talenti nelle università italiane e favorire la mobilità degli studenti deve essere un obiettivo prioritario per la politica italiana, intervenendo anche sul caro affitti per gli studenti fuorisede. A nostro parere bisogna lavorare su tre grandi obiettivi: a) irrobustire le borse di studio universitarie per gli studenti meritevoli provenienti dalle famiglie meno abbienti; b) irrobustire le detrazioni fiscali per le spese di alloggio per studenti e neo-assunti; c) promuovere la costruzione di studentati e alloggi, sia da parte delle università che dei privati.

SECONDO EMENDAMENTO:

DA QUOTA 100 AL FONDO “ANNI VENTI”

Abolendo invece Quota 100, ripristinando l’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita e fermando la crescita insensata dei consumi intermedi della PA (stabilendo che nessun ente può spendere per il proprio funzionamento interno, dalla carta all’energia, più di quanto ha speso nel 2018), si possono ricavare le risorse (circa 5,5 miliardi nel 2020 e 7,5 miliardi nel 2021) per istituire un fondo che abbiamo chiamato “Fondo Anni Venti per l’innovazione, la formazione continua e la transizione energetica” destinato al finanziamento di provvedimenti normativi per l’innovazione e la digitalizzazione delle imprese, la formazione dei lavoratori, l’alternanza scuola-lavoro, la promozione delle automobili a trazione elettrica attraverso la diffusione dell’infrastruttura di ricarica per i veicoli e l’incentivo al biometano. Perché “Fondo Anni Venti”? Perché crediamo che i grandi obiettivi di questo emendamento siano l’approccio più opportuno con cui l’Italia dovrebbe entrare da protagonista nel prossimo decennio, un periodo che si preannuncia cruciale per la società occidentale e in cui la sfida globale sarà sempre più giocata sulla valorizzazione del capitale umano e sulla tecnologia, oltre che sulla transizione verso l’energia pulita.

TERZO EMENDAMENTO:

DALLA LEGALIZZAZIONE DELLA CANNABIS LE RISORSE PER RIDURRE L’IRPEF

Leghiamo le due misure solo contabilmente, ovviamente, ma lo facciamo per dare prova di serietà nelle nostre proposte, che sono sempre coperte finanziariamente. Secondo gli studi più accreditati, la legalizzazione dell’uso della cannabis a fini ricreativi consentirebbe un gettito fiscale stimato tra i 6 e gli 8 miliardi annui. Scegliamo la stima più prudente, che insieme ai 3 miliardi di euro già stanziati nell’attuale manovra per le misure di riduzione del cuneo fiscale permetterebbero di avere i fondi sufficienti a ridurre la prima aliquota Irpef a tutti i contribuenti, dal 23 al 20%. Un taglio di tasse generalizzato, senza distinzione tra lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi, il cui beneficio sarebbe percepito soprattutto dai redditi medio-bassi.

QUARTO EMENDAMENTO:

DALLA REGOLARIZZAZIONE DEI CITTADINI EXTRA-COMUNITARI IRREGOLARMENTE SOGGIORNANTI IN ITALIA LE RISORSE PER RIDURRE IL DEFICIT (E DUNQUE IL DEBITO SULLE GENERAZIONI FUTURE)

Nel 2018 vi erano in Italia circa 2,5 milioni di lavoratori stranieri. In base al gettito fiscale e contributivo da questi oggi assicurato, se vi fosse l’emersione di due terzi dei circa 500/600 mila irregolari oggi stabilmente presenti in Italia, vi sarebbe un maggiore gettito fiscale di circa 1 miliardo e un maggiore gettito contributivo di circa tre miliardi. La loro regolarizzazione è parte della proposta di legge di iniziativa popolare “Ero straniero”, promossa da Radicali italiani e da numerose realtà dell’associazionismo laico e religioso e sostenuta da +Europa. Questa proposta è stata ricompresa nell’emendamento alla contro-manovra di +Europa come maggiore entrata, da destinare in parte anche alla copertura di una riduzione dell’indebitamento netto della PA, oltre che, in minima parte, al finanziamento dei maggiori costi sanitari e per prestazioni sociali connessI alla regolarizzazione (circa 120 milioni nel 2020).

PERCHE’ “OK BOOMER”?

È un titolo provocatorio – un’espressione diffusa in rete che i Millennial usano scherzosamente nei confronti dei Baby-boomer che ci aiuta a catturare l’attenzione dei più giovani sull’obiettivo della nostra proposta: orientare la politica economica del Paese verso le esigenze di crescita e innovazione, rompendo quel circolo vizioso che fa sì che annualmente i pensionati italiani debbano contribuire alle spese delle loro famiglie, cioè di figli e nipoti, con non meno di 10 miliardi. Che società è quella basata sulla “paghetta dei nonni”?

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