L’anno che se ne sta andandoSfogliare il 2019 con il libro dell’anno Treccani: è andata meglio di quanto pensassimo

Nonostante i problemi siano sempre vivi, l’abbattimento delle liberaldemocrazie non è arrivato, anzi. I giovani si sono risvegliati, anche grazie a Greta Thunberg. E forse il peggio è passato

MOHAMMED ABED / AFP

Un anno per tanti versi sorprendente, questo 2019. Un anno che ha smentito gli oroscopi più nefasti – non solo degli astrologi, ma anche dei politologi e dei demagoghi. Tutti si aspettavano lo sfaldamento dell’Unione europea, e le elezioni di maggio hanno segnato una battuta d’arresto per i partiti sovranisti, che restano in minoranza nel parlamento di Strasburgo (anche se abbastanza forti da rendere la vita difficile alla nuova commissione), la fiducia nell’euro è ai massimi storici, mentre la Brexit, invece della Ue, sta mandando in frantumi il Regno Unito.

Tutti pronosticavano il tramonto delle democrazie parlamentari, e invece gli autocrati o aspiranti tali hanno cominciato a subire i primi colpi: Budapest e Istanbul espugnate dagli oppositori di Orbán e di Erdoğan, Hong Kong in rivolta contro il regime cinese, Maduro sempre più isolato in un Venezuela diviso e alla fame, Trump a un passo dall’impeachment per l’Ucrainagate, Boris Johnson più volte stoppato da Camera dei Comuni e Corte Suprema. E qui da noi, infine, il tonfo agostano di Matteo Salvini che non ce l’ha fatta – per il momento – a ottenere i pieni poteri.

Ancora: tutti lamentavano lo scarso coinvolgimento politico dei giovani, impegnati solo a farsi selfie su Instagram, ed ecco che loro, la Generazione Z, i post-Millennials rispondono all’appello della sedicenne Greta Thunberg e occupano le città per chiedere ai governi di fermare il cambiamento climatico. E pazienza se qualche gufo li chiama, spregiativamente, “gretini”.

Naturalmente non sono mancate le brutte sorprese, le delusioni e le conferme di tendenze già in atto, e anche di queste dà conto il Libro dell’anno. Più una conferma che una sorpresa è la questione (irrisolta) dei migranti e dei rifugiati. Da un lato quasi 26 milioni di persone nel mondo costrette a lasciare le loro case a causa di conflitti, persecuzioni o emergenze ambientali. Dall’altro gli abitanti dei paesi sviluppati e del nostro in particolare, atterriti dallo spauracchio della presunta “invasione” e sedotti dagli slogan sui porti chiusi e i “vicescafisti”.

Nonostante i problemi siano sempre vivi, l’abbattimento delle liberaldemocrazie non è arrivato, anzi. I giovani si sono risvegliati, anche grazie a Greta Thunberg. E forse il peggio è passato

Non sono una novità neppure gli hater, gli odiatori della rete, il razzismo e l’antisemitismo dilaganti che hanno spinto la senatrice a vita Liliana Segre, ormai bersaglio quotidiano di infami aggressioni, a promuovere una commissione parlamentare (su cui si sono peraltro astenuti i partiti di centrodestra).

Una sorpresa amara per molti, semmai, è stata l’esplosione del terrorismo “bianco”, suprematista e neonazista. L’attentato alla moschea in Nuova Zelanda e quello alla sinagoga di Halle non si possono liquidare come gesti folli di lupi solitari. Tanto che il governo tedesco ha varato un pacchetto di misure eccezionali e il comune di Dresda ha addirittura proclamato l’emergenza nazismo.

Le liberaldemocrazie hanno il fiato corto, devono recuperare consensi e misurarsi con i costi sociali della globalizzazione. Ma anche la piazza, tornata protagonista della scena politica, da Roma a Caracas, da Santiago a Londra, da Barcellona ad Algeri, non sempre è portatrice di legittime rivendicazioni popolari e si fa a volte inquinare da pulsioni eversive, come nel caso dei gilet gialli in Francia. Grande, poi, è la delusione di chi, in Italia, aveva creduto nell’abolizione della povertà e nell’avvento della dignità per decreto: siamo passati dai “felpastellati” ai “demogrillini” (altre due parole del ’19) ma l’economia ristagna, le multinazionali chiudono fabbriche, i contratti a termine si impennano e il reddito di cittadinanza rischia di creare un nuovo ceto di “professionisti del sussidio”.

Su questi temi il libro dell’anno offre approfondimenti e spunti di riflessione. Ma nel volume c’è molto di più: gli incendi in Amazzonia, il successo planetario di Game of Thrones, il fallimento di Roma capitale e la risurrezione culturale di Matera, le incognite della pace in Corno d’Africa, la sfida sul 5G tra Cina e Stati Uniti, la lotta alla povertà in Europa, la guerra alle Ong del mare, l’anniversario dello sbarco sulla Luna e il centenario di Primo Levi, le Olimpiadi Milano-Cortina del 2026 e la prima “fotografia” di un buco nero. La sezione dati, ulteriormente arricchita, aiuta a discernere tra propaganda e fatti reali, impresa sempre più ardua nell’era della disinformazione organizzata.

Tra i dieci protagonisti dell’anno (secondo noi), Greta non è il solo volto giovane. Accanto a lei segnaliamo Manuel Bortuzzo, il nuotatore colpito alle gambe da due delinquenti, il vincitore del festival di Sanremo Mahmood, Joshua Wong, il leader della protesta di Hong Kong, il pilota ragazzino della Ferrari Charles Leclerc. Ma anche una splendida novantenne come Lina Wertmüller, premiata con un meritatissimo Oscar alla carriera.

E infine le immagini: una delle più emozionanti ritrae una bambina curda su un camion, in fuga dai bombardamenti turchi. Simbolo di un’operazione militare che Erdoğan ha voluto chiamare, con forse involontario sarcasmo, “Fonte di pace”.