La testimonianzaIl futuro è a Milano: intervista a Maria Grazia Magro, uno dei “cervelli di ritorno” grazie a Human Technopole

Il nuovo complesso si pone all’avanguardia nella ricerca medica e biologica: gli studiosi italiani che hanno dovuto emigrare, ora hanno un centro di ricerca di alto livello, dove mettere a frutto la loro esperienza internazionale

Human Technopole

«Sono tornata in Italia perché c’era un progetto grande, ambizioso e davvero internazionale che poteva cambiare la ricerca in Italia. Sinceramente fino ad allora non pensavo di rientrare. Ero expat (espatriata, ndr), mi sentivo expat e pensavo lo sarei rimasta per tutta la vita».

Maria Grazia Magro, 38 anni, originaria di Napoli, laureata in Scienze biologiche all’Università Federico II, è arrivata a Milano dopo diversi anni di studio in giro per l’Europa e una base di lavoro in Germania. Ha scelto di investire nel progetto di ricerca sulle scienze della vita dello Human Technopole.

L’istituto ha sede all’interno dell’iconico Palazzo Italia, simbolo, insieme all’Albero della vita, dell’Esposizione Universale di Milano. Il progetto è stato concepito nel 2015 come eredità scientifica proprio di Expo, con la prima dotazione finanziaria decennale inserita dal governo nella legge di bilancio. Nel giro di soli tre anni, caso rarissimo per il nostro Paese, si è passati dal progetto su carta ai primi passi operativi. E oggi dal quarto piano dell’edificio di vetro e acciaio, dove c’è l’ufficio di Maria Grazia, si vedono i lavori in corso di quello che sarà il nuovo distretto tecnologico MIND, che ospiterà, entro il 2024, oltre ad HT anche le facoltà scientifiche dell’Università di Milano, la nuova sede dell’ospedale Galeazzi e una serie di aziende private del settore life science e biotech.

Se dovesse spiegare a chi non ne sa niente a cosa serve HT? «Questo istituto – dice Maria Grazia – contribuirà a migliore la salute delle persone facendo ricerca sui meccanismi biologici che sono alla base delle malattie umane». Lei ci è arrivata dopo un dottorato in biologia molecolare a Dresda, in un istituto della rete Max Planck, e un post-dottorato durante il quale ha capito che la sua vita, anziché all’interno di un laboratorio era nello science management, cioè la gestione e il coordinamento della ricerca, una figura professionale che fa da tramite tra la parte scientifica e quella amministrativa. Ha continuato quindi questo percorso ad Heidelberg e dopo la nomina a direttore dello Human Technopole di Iain Mattaj, scienziato scozzese e professore onorario proprio nella città tedesca, ha deciso di fare domanda per il posto di “head of strategy and scientific affair” di HT.

Com’è lavorare a Palazzo Italia? «È eccitante perché succedono tante cose e ce ne sono altrettante da gestire in un progetto internazionale così all’avanguardia». A oggi sono già state impostate cinque linee di ricerca: genomica, neurogenomica, biologia computazionale, biologia strutturale e un centro di analisi dei dati socioeconomici legati alla salute e alla sanità pubblica.

La missione di HT, quindi, è quella di contribuire alle sviluppo di approcci personalizzati in ambito medico e nutrizionale per contrastare il cancro e le malattie neurodegenerative attraverso la genomica e l’analisi dei big data. Obiettivo fondamentale con il quale il presidente Marco Simoni e il direttore Iain Mattaj stanno cercando di posizionare l’istituto al centro della ricerca internazionale, nonostante l’avvio di questo percorso non sia stato facile, anche a causa dell’ostilità e dello scetticismo di una parte del mondo accademico. Ma la macchina è partita e l’ambizione ora è quella di costruire sinergie con centri e università in tutto il Paese. Human Technopole sta infatti avviando diverse collaborazioni e accordi con atenei e ospedali su tutto il territorio nazionale per portare avanti iniziative congiunte, per esempio dedicate allo screening genomico.

Ora cosa porterà Maria Grazia in Italia della sua esperienza all’estero? «Proverò a trasferire quello spirito di forte collaborazione tra scienziati che si respira nei grandi centri internazionali». E cosa le mancherà? «Le fantastiche cene con gli amici quando arrivavo dall’Italia con la mozzarella di bufala!».

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