Il Mes non si tocca, ma i sovranisti hanno vinto lo stesso la loro battaglia mediatica

Il presidente dell’eurogruppo Mario Centeno ha chiarito che la riforma non sarà cambiata. Il Parlamento potrà solo approvarla o bocciarla. Lega e Fratelli d’Italia hanno ottenuto il loro risultato: confondere gli italiani e dare un’idea generica di complotto

TIZIANA FABI / AFP

«Non c’è alcuna necessità di riaprire il testo del Mes». Bastano dieci parole per spegnere il film dei sovranisti italiani. A pronunciarle in inglese con accento portoghese è il presidente dell’Eurogruppo Mario Centeno che ha negato qualsiasi possibilità di modificare la riforma del Meccanismo europeo di stabilità. Dovrà essere firmato a febbraio 2020 e al Parlamento italiano rimangono solo due opzioni: prendere o lasciare. E se l’Italia metterà il veto, dimostrerà di essere un Paese inaffidabile che cambia idea all’ultimo minuto dopo aver discusso per un anno e mezzo la riforma. Eppure per una settimana abbiamo dato per scontato che gli altri 18 Stati europei che hanno l’Euro dessero retta all’Italia, persa in un discorso surreale fatto di accuse di alto tradimento, bufale e strafalcioni economici. Lega e Fratelli d’Italia erano convinti che si potesse fermare il vento con le mani solo perché il Mes sembra il miglior capro espiatorio per far cadere il governo giallorosso.

Una battaglia però i sovranisti l’hanno vinta: quella mediatica. Perché una parte di italiani pensa ancora che il Mes sia una società di tecnocrati che ruba i soldi dei risparmiatori italiani senza rispondere a nessuno, come la Spectre nei film di James Bond. Anche se in realtà nel Board of Governors, il massimo organo direttivo di questo ente ci sono i 19 ministri delle Finanze dei Paesi con l’Euro. In molti crederanno che nel giro di due ore all’Italia sarà chiesto di versare altri 100 miliardi nel fondo. Ma in sette anni ne abbiamo versati solo 14 e non un centesimo di più perché non ce n’è bisogno: il Mes si autofinanzia sul mercato. Oppure si avrà ancora il dubbio che questo Meccanismo europeo di stabilità salverà le banche tedesche e francesi, dimenticandosi di dire che Germania e Francia sonoi primi due contribuenti del fondo e quindi pagheranno di più loro. E con la nuova riforma il Mes potrà salvare anche le banche italiane, portoghesi e olandesi.

Dopo una lunga giornata di trattative nell’eurogruppo il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha definito una vittoria dell’Italia l’ottenimento di tre sfumature importanti che l’opinione pubblica non potrà apprezzare perché troppo tecniche. Grazie alla mediazione del governo non si modificherà il trattamento prudenziale dei titoli sovrani. Tradotto: non sarà un problema per le banche possedere titoli di Stato come quelli italiani, considerati più rischiosi di altri perché abbiamo un rating più basso, visto che continueranno a pesare zero in termini di rischio di credito. Così come sarà difficile far capire che Gualtieri ha ottenuto zero condizionalità alla possibilità che il Mes faccia da fondo per le risoluzioni bancarie.

«Abbiamo ottenuto una cosa importante: la possibilità di una subaggregazione dei titoli, un meccanismo che rende le single limb cacs più simili alle double limb, un meccanismo intermedio, una cosa molto tecnica, ma che per l’Italia era importante e che sarà esplicitamente menzionata nelle conclusioni di Centeno», esulta Gualtieri. Sarebbe più facile imparare il sanscrito che far capire questa vittoria per addetti ai lavori. Proviamo a tradurre. Tutta la polemica sulla riforma del Mes riguarda l’unico termine che non è stato quasi mai citato nei nostri talk show: le cacs, clausole di azione collettiva. Questa parolaccia economica è il centro del problema. Anche se Salvini non sa spiegare molto bene il significato. Dal 2013 queste clausole sono presenti in tutti i titoli di Stato e definiscono le procedure in caso di ristrutturazione di un debito sovrano. Quando uno Stato ristruttura il proprio debito, i privati (banche, fondi o cittadini) perdono sempre una parte dell’investimento. Possono mettersi d’accordo con lo Stato su quanto poter recuperare e in caso fare delle azioni legali. Con il Mes di ora, non ancora riformato, grazie alla clausola dual limb servono più voti dei creditori che hanno quindi modo di mettere veti per cercare di ottenere di più. E i tempi si allungano.

Con la riforma del Mes invece a partire dal 2022, l’Italia sarebbe obbligata a emettere i bond con Cac single limb che prevedono un solo voto tra i creditori per accettare i termini di una ristrutturazione del debito di uno Stato. Secondo i critici della riforma questo renderebbe impossibile vendere i titoli di Stato italiani in futuro perché gli investitori saprebbero che in caso di default a trattare con lo Stato su quanto riavere indietro sarebbero solo le banche perché possiedono molti più titoli di Stato. E in una votazione singola si decide la linea della maggioranza, stop. Un ragionamento che non sta in piedi perché le banche vorranno comunque salvare il salvabile e minimizzare le perdite. Ecco, ieri Gualtieri ha ottenuto una vittoria apparente perché le Cac single limb rimarrano anche se forse in una versione diversa, e non si sa ancora se dentro il trattato. Una questione tutta giuridica per rendere più facile una eventuale modifica.

Lega e Fratelli d’Italia hanno trasformato il Mes in una parolaccia e gli italiani dopo tutta questa confusione non hanno ancora chiaro cosa significhi

Cac, backstop, subaggregazione. Dettagli importanti ma indigeribili dall’opinione pubblica. Siamo sicuri che resisterà con facilità in alcuni blog che promettono di fare vera informazione la bufala più grande: ovvero l’obbligo per l’Italia di ristrutturare il debito pubblico come precondizione per chiedere l’aiuto del Fondo Salva Stati. Ma non è così. Lo ha chiarito ieri il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco in audizione alla commissione Bilancio della Camera. «La riforma non prevede né annuncia un meccanismo di ristrutturazione dei debiti sovrani». Il capo di Bankitalia ha definito le modifiche al meccanismo europeo di stabilità di «portata complessivamente limitata» che «ribadiscono principi di buon senso che sono già presenti nel Trattato. Per il meccanismo europeo di stabilità, come per qualsiasi prestatore»

Non solo, Visco ha anche chiarito due concetti basilari. Primo, «non bisogna far risalire lo spread con mosse o dichiarazioni avventate». Ovvero fare il contrario di quanto è successo l’ultima settimana. Secondo, «non avrebbe senso erogare credito a chi ha un debito che non è considerato sostenibile, visto che si tratterrebbe di un trasferimento a fondo perduto». Ecco, è proprio questo il vero problema. L’Italia è il terzo azionista del fondo con il 17.8% delle azioni, tanto basta per mettere il veto a qualsiasi procedura d’urgenza per concedere assistenza finanziaria (serve l’85%) ma dà l’idea di comportarsi come se fosse il primo debitore, la nuova Grecia. Come se il rischio di fallimento di un paese dipendesse dalla procedura di ristrutturazione del debito e non dalle scelte economiche di un governo.

Il problema vero è che non è chiara la linea politica dei partiti sovranisti. Qual è il problema del nuovo Mes? Che finanzierà le banche tedesche e francesi? Che l’Italia deve finanziare il Mes come fa già da sette anni? Oppure si vuole vedere scritto nero su bianco che se fallisse l’Italia potrebbe chiedere un prestito infinito di denaro senza ristrutturare il debito pubblico? Siamo sicuri che se fallisse la Grecia di nuovo saremmo disposti a dare denaro senza garanzie? Non serve una risposta a queste domande, perché Lega e Fratelli d’Italia hanno ottenuto il loro scopo: dare l’idea che il governo ha agito alle spalle degli italiani e che l’Europa è ancora una volta sporca, brutta e cattiva. Hanno trasformato il Mes in una parolaccia e gli italiani dopo tutta questa confusione non hanno ancora chiaro il significato.

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