La storia non si ripete (forse)Tre impercettibili segnali che fanno sperare che gli anni Venti non saranno terribili come quelli del 900

Il nuovo decennio è sempre più spesso accostato agli anni della nascita dei fascismi e dei totalitarismi. Ma, almeno per il momento, twittare non è manganellare e gli orrendi hater si possono bloccare con un clic. E poi ci sono i casi Paragone, Zalone e Bergoglio

PATRIK STOLLARZ / AFP

L’accostamento è spettacolare: che gli anni Venti appena iniziati saranno la replica degli anni Venti del secolo scorso, con il sovranismo pronto a incendiare i popoli contemporanei allo stesso modo in cui il nazionalismo accese le masse del Novecento. «Si torna agli anni venti dei fascismi», annunciava ieri il titolo dell’intervista a Michael Walzer su Repubblica, che siamo corsi a leggere, perché lui è un raffinato filosofo della politica, statunitense e liberal, e perché l’ipotesi spaventa e seduce fortissimamente, come sempre quando si lambisce il terreno dell’Apocalisse.

Abbiamo scoperto, leggendolo, che però nemmeno Walzer pensa in maniera così perentoria ciò che il titolo dell’articolo gli attribuisce. Piuttosto – come ha scritto anche il direttore di questo giornale – ritiene che ciò che farà la differenza nei prossimi anni sarà l’esito delle elezioni presidenziali statunitensi, che “hanno davvero il potere di caratterizzare il nuovo decennio“. Cioè: se Trump vince di nuovo, saranno guai. Se perde, cambia tutto. E allora, perché non essere almeno un po’ ottimisti?

D’altronde, per rimanere nel campo della realtà dei fatti passati, grazie al romanzo di Antonio Scurati su Mussolini, abbiamo (ri)scoperto che gli anni Venti del secolo scorso, almeno in Italia, erano anni in cui si menavano le mani alla grande. Non è che si twittava e basta. Gli hater di allora, picchiavano gli avversari, a volte li uccidevano, tendevano agguati in branco, sparavano, incendiavano le sedi dei partiti nemici. Erano per lo più reduci dalla Prima Guerra Mondiale, scampati alla morte per un soffio, e avevano con la violenza un rapporto così prossimo da considerarla un’amica di famiglia. E non bastava certo un clic sul tasto blocca-utente per fermarla.

E poi: l’anno si è aperto con tre fatti che, per un attimo almeno, dovrebbero far considerare con maggiore freddezza l’ipotesi del ri-ventennio, per quanto attraente sia. Primo: Gianluigi Paragone è stato espulso dal Movimento 5 stelle, mandato a quel paese dal partito del vaffa. Lui, che è stato il conduttore de La Gabbia, il programma televisivo che ha incubato e unito i due populismi italiani, quello anti casta e quello anti stranieri, e dal quale è stata selezionata una parte della classe dirigente sovranista (come il duo delle meraviglie Borghi e Bagnai). E se non vi basta come presagio anti populista, perché comunque i 5 stelle rimangono una gabbia di matti, allora ascoltate il secondo.

Checco Zalone, con il suo film Tolo Tolo, è riuscito a portare al cinema una quantità enorme di italiani, andando contro il ritornello del dagli-all’immigrato, al punto che stavolta il ruolo solitamente riservato agli intellettuali di sinistra – quello di chi non capisce il talento di uno che capiscono tutti – è stato interpretato da alcuni attori piccoli e grandi della destra italiana, tra cui Ignazio La Russa, il quale ha commentato il film così: «Scarso e noioso. Servirebbe il “soddisfatti o rimborsati”». E se consideriamo che Zalone qualcosa dello spirito del tempo lo ha sempre capito, allora anche all’idea che andrà-tutto-a-rotoli può essere messo un punto interrogativo.

E veniamo al terzo fatto: Papa Francesco, che pure, in passato, è stato considerato da alcuni come l’incarnazione del verbo populista al vertice della Chiesa Cattolica, ha compiuto il gesto più anti populista che ci sia. Ha preso una fedele che l’ha strattonato per obbligarlo a stringerle la mano e l’ha rimessa a posto con due schiaffi ben assestati sulle mani. Poi si è scusato, è vero: ma verba volant, mentre i ceffoni restano. E, religiosamente, ristabiliscono il confine tra una semplice fedele e la massima autorità cattolica. Mentre, laicamente, ribadiscono la distanza necessaria che ci deve essere tra il popolo e l’élite, tra i rappresentanti e i rappresentati. Al punto che Matteo Salvini ha fatto un video in cui si metteva nei panni del Papa e, al posto delle manate, dispensava carezze. Come un buonista qualsiasi.

Va bene: non basta per dire, il peggio è passato, e che gli anni Venti saranno i migliori della nostra vita. Però, almeno, calma: sono appena iniziati. Ha senso darsi già per spacciati? L’Aventino preventivo anche no, grazie.

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